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Emittenti sovrani

DPAM, Italia esclusa dalle classifiche di sostenibilità dei paesi OCSE

Il prossimo decennio sarà decisivo per accelerare la transizione a livello globale e determinerà l’impatto per i decenni successivi. Secondo DPAM, società di gestione del risparmio indipendente con 47,1 miliardi di euro in gestione impegnata nell’offerta di soluzioni di investimento attive e sostenibili, ci troviamo infatti davanti a due scenari: “business as usual” o l’accelerazione della transizione. L’evidenza scientifica è chiara riguardo alla prima opzione: più lentamente agiremo e peggiore sarà l’impatto, più alti i costi e più difficile sarà portare a termine la transizione, con gravi conseguenze anche in termini di povertà e disuguaglianze. Sfilando delle classifiche di sostenibilità dei paesi OCSE ed emergenti, DPAM definisce l’universo di investimento per i portafogli di titoli governativi e bilanciati che investono in paesi considerati sostenibili. E l’Italia ne è esclusa.

“Oggi l’economia non è al servizio dei cittadini e del pianeta e mostra i suoi limiti in termini di crescita. Invece di guardare alla crescita attraverso la lente del PIL, dobbiamo valutare se l’economia finanzi aspetti chiave come l’istruzione o la salute di buona qualità per tutti. Questo è esattamente ciò che fa il nostro modello proprietario dal 2007”, ha commentato Ophélie Mortier, Chief Sustainable Investment Officer di DPAM.

Le classifiche sono il risultato di un modello proprietario sviluppato da DPAM fin dal 2007 e riesaminato periodicamente per valutare il profilo di sostenibilità di una Nazione, secondo criteri che i governi possono utilizzare per influenzare le proprie politiche. Il modello è quantitativo e traccia la performance attuale di un paese beneficiando di oltre 15 anni di esperienza dei team di DPAM su temi chiave come le questioni demografiche o la biodiversità.

L’approccio si basa su un triplice impegno: difendere i diritti fondamentali, non finanziare attività controverse che potrebbero impattare la reputazione di lungo periodo degli investimenti e infine promuovere le migliori pratiche e i migliori sforzi per quanto riguarda la sostenibilità. L’universo investibile, quindi, esclude i paesi che abbiano formalmente violato i trattati internazionali, secondo diversi organismi di governance internazionali, così come quelli con un punteggio di sostenibilità insufficiente a seguito dell’analisi di quattro macrocategorie o pilastri: trasparenza e valori democratici, ambiente, istruzione e innovazione, popolazione, sanità e distribuzione della ricchezza.

I paesi OCSE

L’ultima graduatoria di sostenibilità conferma nelle prime tre posizioni della classifica Norvegia, Danimarca e Svezia seguite dalla Groenlandia, che guadagna cinque posizioni e scalza al quarto posto la Svizzera. Arretra anche il Lussemburgo che lascia il sesto posto all’Irlanda, in decisa salita dal tredicesimo grazie al miglioramento della performance in termini di sostenibilità, con un punteggio salito a 71,4 da 66,3. Questo si deve ad un significativo miglioramento sul fronte del cambiamento climatico, con una simultanea riduzione degli incentivi per i combustibili fossili e un incremento della quota di rinnovabili nel mix dei consumi energetici, ad una leggera flessione delle disuguaglianze di reddito e ad un maggiore accesso e utilizzo di internet.

Continuano a rimanere escluse dall’universo investibile Italia e Grecia, insieme ad importanti attori globali come Giappone, USA Corea del Sud. L’Italia, come i paesi Scandinavi, registra un punteggio molto elevato sulla parità di genere, posizionandosi sesto per questo sottotema. Ci sono invece margini di miglioramento per quanto riguarda i livelli di tolleranza e inclusione degli immigrati e sul fronte del cambiamento climatico: il nostro paese è ancora significativamente dipendente da petrolio e gas e la porzione di rinnovabili è relativamente bassa rispetto agli altri Paesi OCSE.

Il confronto continua a evidenziare inoltre tassi di disoccupazione, specialmente di lungo periodo, elevati per l’Italia mentre, sul fronte salute e benessere, il paese performa meglio degli altri grazie a punteggi elevati in ambito di sicurezza alimentare e bassi tassi di mortalità infantile. Il rapporto evidenzia infine che c’è ancora da lavorare sul fronte dell’accesso a Internet e dell’innovazione. In Italia solo l’85,06% della popolazione utilizzava internet nel 2022, rispetto al 94,49% della Spagna (World Bank DataBank). Sotto questo aspetto, dal momento che tutti gli stati membri dell’OCSE hanno punteggi simili a quelli della Spagna, l’Italia è penultima, appena prima della Colombia. Restando nelle prime venti posizioni, nel Vecchio Continente avanza il Regno Unito e peggiorano Germania e Francia, mentre Portogallo e Spagna passano rispettivamente al diciottesimo e al diciannovesimo posto dal ventunesimo e venticinquesimo. Spicca, infine, l’Estonia al quindicesimo posto.

Paesi Emergenti

L’esperienza maturata da DPAM nell’analisi della sostenibilità degli Stati OCSE ha portato a definire un modello di sostenibilità anche per i Paesi emergenti, che tiene conto dello loro caratteristiche specifiche, a cominciare dalla sfida demografica. Le rivolte in Medio Oriente e i grandi movimenti migratori, inoltre, continuano a sottolineare l’importanza del processo democratico, della garanzia dei diritti civili e delle libertà. Le disuguaglianze all’interno di una popolazione con un alto tasso di disoccupazione, tra i giovani creano un clima di insicurezza e di instabilità. Proprio per queste ragioni l’analisi della solvibilità di un’economia emergente dovrebbe includere la sostenibilità del Paese in termini di trasparenza e valori democratici, oltre che di economia, ambiente, demografia, assistenza sanitaria, distribuzione della ricchezza e istruzione.

Venendo alle classifiche, nel primo quartile per sostenibilità fra i Paesi emergenti troviamo Paesi OCSE esclusi dall’universo investibile di DPAM come Corea del Sud e Israele, accanto a numerosi Paesi dell’est Europa come Polonia, Ungheria, Romania, Montenegro, Albania, Bulgaria, Macedonia. L’Ungheria, nonostante la debolezza in tema di libertà civili e di stampa, registra diversi miglioramenti sul fronte delle tematiche sociali, in particolare, per quanto riguarda la qualità dell’assistenza sanitaria e la distribuzione della ricchezza. Anche le questioni ambientali mostrano un trend di miglioramento. Se si guarda, infine, ai Paesi del gruppo denominato “BRICS”, che di recente hanno accolto l’Arabia Saudita, solo Brasile e Sudafrica figurano nel secondo quartile mentre l’India ricade nell’ultimoRussia, Cina e Arabia Saudita sono esclusi dalla classifica perché rientrano nella lista dei Paesi classificati