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Studio Capital Group

Gli investitori continuano a credere nell’ESG nonostante la volatilità

L’adozione dei criteri ESG rimane ai massimi storici e nove investitori su dieci continuano a valutare gli aspetti ambientali, sociali e di governance nelle proprie scelte. Negli ultimi 12 mesi, nonostante volatilità, ridotte performance e venti geopolitici contrari solo il 7% ha ridotto le allocazioni ESG. Leader dell’approccio sostenibile è l’area EMEA, dove il 94% degli investitori intervistati ha dichiarato di adottare l’ESG, in aumento di un punto percentuale rispetto all’anno scorso, mentre nel 2024 l’interesse resta invariato in Asia-Pacifico (93%) e in Nord America (75%) rispetto al 2023. È quanto emerge dal quarto studio annuale ESG Global Study di Capital Group, uno dei maggiori gestori di investimenti attivi al mondo con un patrimonio in gestione di oltre 2.700 miliardi di dollari al 30 giugno 2024, che mostra una forte convinzione sull’ESG: “da aspetto di nicchia è ormai diventato un tema mainstream per gli investimenti” si legge nel report.

Gli analisti di Capital Group hanno intervistato investitori istituzionali e intermediari finanziari globali di 24 Paesi. Ne è emerso che la regolamentazione continua a essere il principale motore che spinge all’adozione dell’ESG. Quasi sette su dieci (68%) affermano infatti che la conformità normativa è centrale nel definire il loro approccio all’ESG. “In base alle normative dell’UE, ora dobbiamo chiedere ai clienti le loro preferenze ESG a ogni incontro.” afferma un gestore di portafoglio di una banca privata tedesca, per esempio.
Seguono poi la gestione dei rischi ESG finanziariamente rilevanti e la ricerca di opportunità di investimento che sono elencate anch’esse elencate come motivazioni importanti. Quasi la metà (46%) dei rispondenti considera poi il supporto alla transizione verso il net zero come fondamentale per il proprio approccio ESG, rispetto al 40% dell’anno scorso. Ed è aumentata anche, dal 34% dell’anno scorso al 41%, la quota di rispondenti che vede il progresso degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs dell’ONU) come un fattore chiave nel proprio approccio ESG.

Perspectives from global investors, ESG Global Study, Fourth edition, Capital Group, 2024

Gli investitori credono anche che l’integrazione dell’ESG migliori le loro decisioni di investimento. Più della metà (56%) afferma che il proprio approccio all’ESG è guidato dalla convinzione che aggiungere criteri ambientali, sociali e di governance all’analisi degli investimenti migliori il processo decisionale e aiuti a investire in aziende e settori che beneficeranno di una posizione migliore in futuro. Questa percentuale sale a sei su dieci (60%) tra i rispondenti dell’area EMEA.

Allo stesso tempo, la performance dei fondi ESG rimane un argomento molto dibattuto e un importante ostacolo all’adozione dell’ESG. Più del 40% dei rispondenti si aspetta che i fondi ESG abbiano rendimenti simili rispetto ai benchmark o ai fondi tradizionali, mentre meno rispondenti (28%) sono convinti di una sovraperformance a lungo termine.

Proprio l’aspetto della performance è tra le principali motivazioni della riduzione delle allocazioni ESG (49%). Anche se, complessivamente, solo il 7% dei rispondenti ha ridotto le allocazioni ESG negli ultimi 12 mesi, e la stessa percentuale prevede di ridurle nei prossimi 12 mesi. Al contrario, l’insoddisfazione per i risultati in termini ambientali sociali e di governance non è una motivazione per ridurre l’allocazione, elemento che evidenzia l’importanza della materialità finanziaria quando si considera l’implementazione dell’ESG. Per esempio, solo il 23% degli investitori intervistati cita le performance non finanziarie (quindi l’insoddisfazione per i risultati ESG) come principale motivo per ridurre le allocazioni.

Perspectives from global investors, ESG Global Study, Fourth edition, Capital Group, 2024

Al contempo, si riducono le preoccupazioni sul greenwashing, percepito come meno diffuso rispetto all’anno scorso, fattore che potrebbe aver contribuito all’alto livello di adozione dell’ESG, secondo lo studio. Infatti la percentuale di investitori a livello globale che ritengono che il greenwashing sia diffuso nell’industria della gestione patrimoniale ha raggiunto il livello più basso dal 2021 (anno della prima edizione dello studio di Capital Group) ed è nel 2024 al 42%. Secondo i rispondenti, le normative e le azioni di applicazione della legge hanno aiutato.

Perspectives from global investors, ESG Global Study, Fourth edition, Capital Group, 2024

Nel lungo periodo, quasi sei su dieci (58%) ritengono che gli investitori manterranno un impegno a lungo termine nei confronti dell’ESG nonostante gli attuali venti contrari geopolitici e macroeconomici. Secondo la maggioranza degli intervistati, il ritmo di attuazione delle politiche sostenibili (57%) e la velocità dei cambiamenti normativi in materia di ESG (56%) favoriranno un progresso più rapido in materia di ESG. Importanti engagement e un approccio attivo per far fronte a chi si mostra avverso o contrario.

Perspectives from global investors, ESG Global Study, Fourth edition, Capital Group, 2024

Le azioni (86%) restano la classe di attivi dominante per l’implementazione dell’ESG e sono più popolari rispetto al 2023 (81%) e a un livello simile al 2021 (87%). Le obbligazioni (64%), la seconda classe di attivi più utilizzata, hanno aumentato la loro quota rispetto al 2023 (58%) e al 2021 (60%). Lo stesso vale per i mercati emergenti (38%), il settore immobiliare (35%) e le materie prime (19%), tutti più popolari rispetto all’anno scorso e al 2021.
Al contrario i mercati privati stanno seguendo un percorso diverso. Sebbene gli investitori abbiano mostrato un crescente interesse rispetto al 2021, è l’unica classe di attivi in cui l’uso è diminuito rispetto all’anno scorso. “Questo potrebbe essere dovuto al contesto più ampio del mercato, in particolare i tassi d’interesse più elevati. Il premio di illiquidità (ossia, la “compensazione extra” che gli investitori ricevono nei mercati privati poiché gli asset non sono vendibili facilmente come le azioni pubbliche o il credito) è stato relativamente basso come conseguenza” si legge nel report.

Perspectives from global investors, ESG Global Study, Fourth edition, Capital Group, 2024

“L’ESG Global Study di quest’anno ha sottolineato l’impegno a lungo termine degli investitori globali nei confronti dell’ESG in un mondo volatile. L’adozione dell’ESG è rimasta elevata, con nove investitori su 10 che si sono identificati come utenti ESG. E oltre la metà degli intervistati (57%) indica l’intenzione di aumentare le allocazioni ai fondi ESG nei prossimi 12 mesi”, ha dichiarato Jessica Ground, Global Head of ESG di Capital Group. “Dal nostro studio ESG 2024 sono emerse nuove aree di interesse come l’IA. Gli investitori stanno compiendo dei passi timidi per utilizzare l’IA come strumento per affrontare le sfide dei dati ESG. L’IA come opportunità di investimento, tuttavia, ha spinto a una maggiore riflessione sui rischi ESG correlati. Grazie alla capacità di avere una visione più granulare delle opportunità e dei rischi, la maggior parte degli intervistati ritiene che i gestori attivi siano ben attrezzati per affrontare i venti contrari e superare le sfide ESG”.   

Gli investitori puntano su strategie multi-tematiche

Dallo studio è inoltre emerso che gli investitori puntano su strategie multi-tematiche con la metà dei rispondenti prevede di aumentare le allocazioni verso strategie multi-tematiche nei prossimi due o tre anni. L’interesse per queste strategie è maggiore in Asia-Pacifico e nell’area EMEA, dove il 55% intende aumentare le allocazioni, rispetto al Nord America (30%).

Gli intervistati hanno citato la diversificazione (64%), il potenziale di migliori rendimenti aggiustati per il rischio (50%) e un più ampio impatto ESG (49%) come vantaggi principali delle strategie multi-tematiche rispetto a quelle monotematiche.

Perspectives from global investors, ESG Global Study, Fourth edition, Capital Group, 2024

Inoltre, la quota di investitori che preferisce investire sia in aziende che stanno guidando il cambiamento sia in quelle in transizione è aumentata per il secondo anno consecutivo, raggiungendo il 52% e superando la quota di coloro che preferiscono investire solo in leader o solo in imprese in transizione. Questa tendenza potrebbe accelerare nei prossimi due o tre anni, con il 55% degli investitori che prevede di investire in una combinazione di leader e aziende in transizione. “Gli investitori riconoscono sempre più che sia i leader che coloro in transizione svolgono ruoli importanti e che entrambi i tipi possono offrire opportunità” si legge nel report.

Infine, un trend che sta prendendo piede riguarda l’approfondimento dell’esposizione a nuove tematiche emergenti dell’ESG. Un tema che sta guadagnando attenzione è la biodiversità, legato alla crescente preoccupazione per l’erosione del capitale naturale e una maggiore comprensione dei rischi finanziari che ne derivano. Lo studio mostra che solo una piccola parte degli investitori ha già incluso la biodiversità nella propria politica d’investimento, mentre una proporzione maggiore ci sta lavorando. Allo stesso modo, solo il 22% dei rispondenti ha investito in fondi specifici sulla biodiversità, mentre il 38% è in procinto di farlo.

Il passo più comune intrapreso finora sul fronte della biodiversità e della natura è stato coinvolgere gestori patrimoniali esterni su questa tematica. Anche in questo caso, gli investitori stanno facendo affidamento sulle risorse di stewardship e sull’expertise analitica dei gestori patrimoniali. Una quota maggiore di intermediari (38%, rispetto al 33% degli investitori istituzionali) è in procinto di dialogare con gestori patrimoniali esterni per discutere come la biodiversità/natura viene affrontata nei fondi. Iniziative internazionali come la Taskforce on Nature-related Financial Disclosures (TNFD) stanno contribuendo allo sviluppo di metriche di dati legati alla biodiversità e potrebbero, in ultima analisi, portare a divulgazioni standardizzate e diffuse.

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