BlackRock, il più grande gestore di investimenti al mondo, ha deciso di abbandonare la Net Zero Asset Managers (NZAM), l’alleanza globale di investitori impegnati a raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette di gas serra entro il 2050 o prima. Questa decisione segna un’inversione di tendenza per la società che si era posizionata negli scorsi anni come pioniera nel settore della finanza sostenibile, presentandosi come un promotore attivo della transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.
La mossa di BlackRock è stata dettata dalla crescente pressione politica, infiammata con le nuove elezioni di Donald Trump e dalle indagini legali negli Stati Uniti, dove la società è stata accusata di promuovere un’agenda “woke”, ovvero troppo incentrata su obiettivi climatici a svantaggio dell’industria di carbone, e di utilizzare il proprio potere per influenzare le politiche aziendali.
In ogni caso questa decisione solleva interrogativi sulla sincerità dell’impegno iniziale di BlackRock verso la sostenibilità e sulla sua capacità di resistere alle pressioni politiche a breve termine. “L’appartenenza a NZAM ha generato confusione riguardo alle nostre pratiche e ci ha esposti a indagini legali da parte di funzionari pubblici”, ha spiegato Philipp Hildebrand, vice-presidente di BlackRock, in una lettera visionata dal Financial Times.
L’abbandono di BlackRock segue quello di altre importanti istituzioni finanziarie statunitensi, tra cui le sei maggiori banche del paese, che hanno recentemente lasciato l’alleanza Net Zero Banking Alliance.
Indice
Pressione politica e attacchi legali
Da quando nel 2020 ha dichiarato che “il rischio climatico è un rischio d’investimento”, BlackRock è stata oggetto di attacchi da parte dei politici conservatori statunitensi. Sono state avviate cause legali, indagini e boicottaggi, con l’accusa di utilizzare il proprio peso economico per promuovere l’attivismo climatico e il cosiddetto “woke capitalism” sulle aziende americane. Infatti diversi stati americani a guida repubblicana, tra cui Texas, Florida e Virginia Occidentale, hanno adottato posizioni fortemente critiche nei confronti di quelle che definiscono pratiche aziendali ‘woke’. Queste politiche, spesso motivate da considerazioni ideologiche, mirano a contrastare le iniziative aziendali percepite come allineate a ideologie progressiste, in particolare quelle legate alla sostenibilità ambientale e ai diritti sociali.
Un percorso complesso
BlackRock ha cercato in diverse occasioni di trovare un equilibrio in questa delicata situazione, dato che opera anche in Europa, dove la sensibilità verso le tematiche climatiche è maggiore. L’anno scorso, ad esempio, ha lasciato Climate Action 100+, un altro gruppo di investitori che si occupa di fare pressione alle aziende sulle emissioni di gas serra, ma solo a livello globale, mantenendo l’adesione della sua divisione internazionale.
Il futuro degli investimenti Net Zero a rischio
Nonostante l’abbandono di NZAM, BlackRock ha ribadito che continuerà a valutare i rischi climatici come parte della sua attività di gestione degli investimenti. “La nostra uscita da NZAM non modifica il modo in cui sviluppiamo prodotti e soluzioni per i clienti o come gestiamo i loro portafogli”, si legge nella lettera.
La decisione di BlackRock di abbandonare NZAM rappresenta un segnale importante delle crescenti pressioni politiche e legali che le istituzioni finanziarie statunitensi stanno affrontando sul tema del cambiamento climatico. Questo episodio evidenzia la complessità del percorso verso la decarbonizzazione dell’economia e la necessità di trovare un equilibrio tra le esigenze degli investitori, le pressioni politiche e le responsabilità sociali.
