L'opinione di Masja Zandbergen, Head of Sustainability Integration di Robeco

Impact Investing e sostenibilità non sempre vanno a braccetto

Con l’introduzione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) è iniziata l’ascesa dell’impact investing in titoli azionari e obbligazionari quotati. Siamo convinti che questo sia uno sviluppo favorevole. Tuttavia, ci sono alcuni aspetti dell’impact investing nell’universo dei titoli quotati che sono meno chiari. Per impact investing si intende l’investimento in aziende, organizzazioni e fondi con l’obiettivo di generare un impatto socio-ambientale, assieme a un rendimento finanziario. Si tratta di un mezzo sempre più diffuso per perseguire direttamente obiettivi come gli SDG, che mirano a fare la differenza in aree come la lotta alla povertà (SDG 1 e 2) e la riduzione delle disuguaglianze sociali (SDG 5 e 10) attraverso gli investimenti anziché la beneficenza.

Masja Zandbergen, Head of Sustainability Integration

Ciò differisce dall’investimento sostenibile, dove l’uso di fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) è inteso a ridurre al minimo gli aspetti negativi associati a tutte le attività d’impresa. A tale scopo, si può decidere di evitare le aziende con scarsi accorgimenti ambientali o coinvolte in problemi di corruzione. Tuttavia, questi investimenti non producono necessariamente un impatto sul campo; trovare le aziende con il più alto punteggio ESG rispetto ai concorrenti non contribuisce direttamente all’istruzione o alla salute in Africa. In particolare, un produttore di tabacco (che escludiamo dai nostri portafogli) può avere un punteggio ESG molto alto, ma dare chiaramente un contributo negativo all’SDG 3 (salute e benessere).

Il Global Impact Investing Network (GIIN), che è stato storicamente il regno dei fautori dell’impact investing, vede oggi aumentare lentamente le adesioni degli asset manager più tradizionali. Il GIIN è una risorsa importante, tra l’altro, per definire le caratteristiche fondamentali dell’impact investing e accedere a un database di misure d’impatto. Attualmente il network sta lavorando alla redazione di una guida all’impact investing in titoli azionari quotati, spiegando come questo differisce dall’investimento sostenibile.

Investire in titoli quotati significa spesso investire in grandi imprese diversificate. L’impatto aggiuntivo delle aziende che hanno un solo prodotto o forniscono un solo servizio è più facile da determinare, ma richiede comunque un’attività di ricerca, poiché le loro operazioni possono comunque fare danni. Pensiamo a un’azienda di pannelli solari che non si prende cura dell’ambiente, non ha rispetto per le norme di lavoro nella filiera produttiva, o non smaltisce correttamente i suoi rifiuti. Nel complesso, un’impresa di questo tipo avrebbe un impatto netto negativo sulla società e sull’ambiente.

Nel nostro quadro SDG proprietario teniamo conto di tutti questi aspetti. Privilegiamo le imprese che generano più di un terzo dei loro ricavi dal contributo a uno o più obiettivi e che non producono effetti negativi in altre aree del loro business. Le aziende attive in mercati malserviti in base all’Indice di sviluppo umano (Human Development Index) ottengono crediti extra. Attribuiamo importanza anche alla proposta di valore: cerchiamo aziende che forniscono prodotti e servizi altamente efficaci in termini di costo, ampiamente disponibili, e quelle che incorporano importanti progressi tecnologici a un costo ragionevole.

Non da ultimo, è importante avere un mezzo per misurare l’impatto, al fine di dimostrare che un investimento fa davvero la differenza. Robeco ha lavorato molto su questo fronte e ci serviamo di molte metriche diverse per calcolare l’impatto che i prodotti e i servizi delle nostre partecipate esercitano sul campo. Tuttavia, nel descrivere le misure d’impatto, bisogna fare attenzione alle parole usate. Una società finanziaria europea è stata recentemente citata in giudizio con l’accusa di aver fatto affermazioni fuorvianti in merito all’impatto quale mezzo per conquistare nuovi clienti. Negli Stati Uniti, la SEC ora segnala le “affermazioni potenzialmente ingannevoli” dei gestori di fondi sull’uso dichiarato di investimenti sostenibili, mentre le nuove norme dell’UE adottate nell’ambito del Regolamento relativo all’informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (SFDR) prevedono una vigilanza più attenta in quest’area.