Nel secondo trimestre del 2025, le emissioni di Green Bond hanno mostrato segnali di ripresa, tornando su livelli comparabili a quelli dell’anno precedente, nonostante un calo complessivo del 13% rispetto al primo semestre del 2024 e un volume totale di emissioni pari a 495 miliardi di dollari. Sul fronte dell’allineamento alla Tassonomia UE, il report rileva una performance migliore da parte degli emittenti Green, Social e Sustainability (GSS) Bond rispetto a quelli emittenti non-GSS.
Dall’Italia emerge, invece, un quadro leggermente sotto la media europea in termini di allineamento, ma non privo di eccellenze settoriali e best performer. È quanto emerge dal GSS Bonds Market Trends Report -Summer Edition 2025, pubblicato da MainStreet Partners, che analizza in l’andamento del mercato globale dei Green, Social e Sustainability Bond e le dinamiche di sostenibilità che lo attraversano.
L’analisi si basa su rating ESG e di sostenibilità proprietari, metriche di conformità alla Tassonomia UE e dati di impatto su oltre 5.000 GSS Bond. La ricerca prende in considerazione anche il contesto normativo in evoluzione nell’Unione Europea, tra cui le implicazioni del Green Bond Standard UE e il Pacchetto Omnibus legato alla CSRD.

“Nonostante un contesto macroeconomico difficile, i Green Bond restano uno strumento resiliente e credibile nella finanza sostenibile,” ha dichiarato Pietro Sette, Research Director di MainStreet Partners. “I nostri ultimi dati indicano che i GSS Bond continuano a buon ritmo ad allocare capitale ad attività economiche allineate alla Tassonomia. Tuttavia, permangono alcune lacune nella trasparenza e nell’allineamento. Con le aspettative degli investitori sempre in evoluzione, sarà essenziale colmare questi divari al fine di rafforzare l’aderenza normativa dei Green Bond e salvaguardarne l’integrità nel lungo termine”.
I Green Bond si confermano ancora una volta la componente trainante del mercato, mentre i Sustainability-Linked Bond (SLB) registrano la performance più debole mai rilevata a metà anno, con appena 421 milioni di dollari di nuove emissioni.
Il report evidenzia anche una maggiore aderenza alla Tassonomia UE da parte degli emittenti GSS rispetto a quelli non-GSS. Gli emittenti di GSS Bond riportano in media una percentuale di ammissibilità del 43% e un allineamento effettivo del 15%, contro il 31% e il 9% rilevati tra gli emittenti tradizionali. A guidare l’allineamento degli investimenti in conto capitale sono soprattutto le utility, con un tasso medio del 73%, seguite dai settori dei trasporti e delle infrastrutture. Al contrario, comparti come l’immobiliare e il farmaceutico mostrano difficoltà nel trasformare l’ammissibilità in reale allineamento.
Il Green Bond Standard dell’Unione Europea (EuGBS) ha superato gli 8,5 miliardi di euro di emissioni entro la metà dell’anno, sostenuto in larga parte da emittenti sovranazionali, enti pubblici e grandi imprese. Infine, sul fronte normativo, il pacchetto Omnibus recentemente approvato dalla Commissione Europea ha ridotto drasticamente il numero di aziende soggette agli obblighi di rendicontazione CSRD, che sono passate dalle iniziali 50.000 a circa 11.000, con un posticipo al 2028 per le PMI quotate. Questa revisione, pur alleggerendo il carico normativo, solleva interrogativi sull’accessibilità futura a dati ESG standardizzati e comparabili su scala europea.
La posizione dell’Italia nella finanza sostenibile europea
Nel dettaglio, il report offre uno spaccato interessante sul posizionamento dell’Italia rispetto agli altri Paesi europei in materia di Tassonomia UE. Emerge, infatti, che le aziende italiane risultano leggermente in ritardo, con un allineamento medio dell’8% sui ricavi e del 12% sul CAPEX, a fronte del 10% e 13% rispettivamente a livello europeo. Tuttavia, il quadro nazionale non è affatto uniforme tanto che vi sono settori specifici che mostrano performance ben superiori alla media continentale.
Le utility italiane, ad esempio, registrano una conformità media del 41%, poco al di sotto della media europea del 44%. Ma all’interno del comparto emergono leader assoluti come ERG ApA, che dichiara il 100% dei propri ricavi allineati, e Terna SpA con un notevole 86%. Anche sul fronte degli investimenti, le utility italiane si distinguono positivamente, con un allineamento CAPEX pari al 73%. Questo dato indica come, pur in presenza di ricavi ancora poco sostenibili, il settore stia investendo in modo deciso nella transizione energetica.
Ottimi risultati anche in ambito industriale. Nel settore delle macchine utensili, le aziende italiane raggiungono in media un 27% di ricavi allineati alla Tassonomia UE, contro il 19% della media europea. Tuttavia, non mancano le eccezioni: Fincantieri, la principale azienda del campione (che include solo quattro società italiane), si ferma a un modesto 10%. Nel segmento dei beni strumentali, dove 16 aziende italiane forniscono dati, l’Italia mostra un CAPEX allineato medio del 21%, superiore alla media UE del 18%, segnalando un chiaro orientamento verso investimenti sostenibili all’interno della manifattura.
Questi dati riflettono dunque una situazione in chiaroscuro per il Paese: da un lato, un ritardo strutturale nell’allineamento delle attività economiche; dall’altro, un impegno crescente, soprattutto nei settori a maggiore intensità industriale e infrastrutturale per colmare il divario con il resto d’Europa attraverso investimenti sostenibili mirati.
Un focus sul Regno Unito
Al di fuori dell’UE, ma ancora parte dell’ecosistema finanziario europeo, anche il Regno Unito continua a giocare un ruolo strategico nella finanza sostenibile. Il Paese ha infatti introdotto una propria regolamentazione in materia, la SDR (Sustainability Disclosure Requirements), con nuove etichette per i fondi sostenibili e obblighi di trasparenza in arrivo a fine anno, segnando una convergenza di fatto con l’approccio europeo.
È da segnalare che nel primo semestre del 2025, le emissioni di GSS Bond nel Paese hanno superato i 14 miliardi di dollari, in crescita del 10% rispetto al 2024.
Inoltre il 64% dei Green Bond emessi nel Regno Unito proviene da istituzioni finanziarie, quasi il doppio della media globale, a testimonianza del ruolo crescente rappresentato da banche e compagnie assicurative con sede nel Regno Unito nell’ambito della finanza sostenibile.
