L’analisi FinanceMap sulle rendicontazioni dei grandi asset manager evidenzia uno spostamento dall’azione per il clima alla mera trasparenza informativa, con Nord America in calo ed Europa in frenata. A fare da contraltare, l’ascesa del Giappone e l’approccio orientato ai risultati di gestori come BNP Paribas AM
La stewardship climatica è uno strumento chiave per guidare la transizione sostenibile delle aziende e mitigare i rischi sistemici del cambiamento climatico. Il 2025 però è stato caratterizzato da un cambio di passo da parte degli asset manager: meno pressione per obiettivi ambiziosi e concreti e più attenzione alla sola trasparenza informativa. Il quadro che si delinea in vista della stagione di rendicontazione 2026 mostra segnali di rallentamento, con differenze marcate tra aree geografiche e un rischio crescente che l’engagement si trasformi da leva di cambiamento reale a semplice esercizio di monitoraggio. È quanto rileva l’analisi condotta da FinanceMap, Climate Stewardship Trends: What to Look Out for This Reporting Season, sui report di stewardship 2025 di 39 tra i maggiori asset manager globali.
Il think thank internazionale, attribuisce alla maggior parte dei gestori una valutazione mediocre (rating “C”) che indica un coinvolgimento occasionale con le aziende sui temi climatici e un’assenza di ambizione costante e allineata all’obiettivo di 1,5 °C. L’insight evidenzia in particolare un progressivo mutamento nelle finalità stesse dell’attività di engagement: da strumento di pressione per il raggiungimento di risultati allineati all’Accordo di Parigi, a meccanismo di monitoraggio e richiesta di conformità.

Fonte: Climate Stewardship Trends: What to Look Out for This Reporting Season, InfluenceMap Insight, marzo 2026
Indice
- 1 Dal target 1,5 °C al “fact-finding”: cosa aspettarsi nel 2026
- 2 Dinamiche regionali: l’arretramento USA, la frenata europea e l’ascesa del Giappone
- 3 Oltre l’informativa: spiccano le best practice di BNP Paribas AM, AXA IM, Aviva Investors e Federated Hermes
- 4 Le sfide del prossimo anno per supportare la transizione
Dal target 1,5 °C al “fact-finding”: cosa aspettarsi nel 2026
Le evidenze del 2025 indicano che i gestori hanno concentrato le proprie attività di engagement principalmente sulla richiesta di informative climatiche (disclosure) e sulla gestione del rischio a livello aziendale.
Se questa tendenza dovesse consolidarsi nel 2026, il rischio è assistere a una proliferazione di engagement puramente conoscitivi (fact-finding). In un contesto macroeconomico e normativo sempre più complesso, molti asset manager sembrano preferire la richiesta di maggiore trasparenza, un obiettivo relativamente lineare e misurabile, piuttosto che spingere i consigli di amministrazione verso azioni più incisive e strutturali, come l’abbandono dei combustibili fossili o la revisione dei modelli di business. Un approccio che garantisce la disponibilità dei dati per la misurazione del rischio finanziario, ma che rischia di non incidere sull’economia reale.

Fonte: Climate Stewardship Trends: What to Look Out for This Reporting Season, InfluenceMap Insight, marzo 2026
Dinamiche regionali: l’arretramento USA, la frenata europea e l’ascesa del Giappone
Il report di FinanceMap evidenzia inoltre una marcata frammentazione geografica, specchio delle diverse pressioni politiche e normative a cui i gestori sono oggi sottoposti.
I gestori statunitensi e canadesi registrano i cali più evidenti. Il fenomeno è in gran parte riconducibile al cosiddetto anti-ESG backlash, la forte pressione politica e legale (per lo più da parte del governo trumpiano) che ha spinto molti colossi finanziari a ridimensionare le proprie ambizioni climatiche per tutelarsi da accuse di violazione del dovere fiduciario o di boicottaggio verso settori tradizionali.
Pur mantenendo il primato globale nella qualità della stewardship, nel 2025 anche i punteggi di valutazione sulla stewardhship climatica dei gestori europei mostrano una flessione. Questo dato suggerisce che l’intenso sforzo di adeguamento ai framework normativi europei e il timore di incorrere in accuse di greenwashing stiano assorbendo risorse, spostando il focus dalla reale decarbonizzazione alla stretta compliance normativa.
In controtendenza rispetto ai mercati occidentali, i gestori giapponesi mostrano una traiettoria costantemente ascendente dal 2021. Partiti da posizioni più arretrate, stanno oggi consolidando un framework di stewardship sempre più rigoroso e, per il 2026, si candidano a presentare case study caratterizzati da un solido orientamento ai risultati.

Fonte: Climate Stewardship Trends: What to Look Out for This Reporting Season, InfluenceMap Insight, marzo 2026
Oltre l’informativa: spiccano le best practice di BNP Paribas AM, AXA IM, Aviva Investors e Federated Hermes
Nonostante le criticità sistemiche, l’analisi evidenzia come una stewardship orientata all’azione concreta sia non solo possibile, ma in grado di generare valore reale. Un gruppo di asset manager sta infatti dimostrando come l’impegno attivo possa andare oltre il mero fact-finding, ovvero la semplice raccolta di informazioni senza un’engagement reale verso il cambiamento.
Spicca, in questo senso, l’operato di BNP Paribas Asset Management. Attraverso un engagement collaborativo pluriennale all’interno del network Climate Action 100+, il gestore ha guidato Repsol verso una revisione metodologica profonda. L’azione ha spinto il colosso energetico ad aggiornare il proprio target net-zero al 2050, includendovi le emissioni assolute Scope 1, 2 e 3 calcolate sulle vendite dei prodotti (inclusi i carburanti, vera criticità per il settore). Parallelamente, BNP Paribas AM ha portato Unilever a pubblicare una revisione completa delle proprie attività di policy engagement, garantendo l’allineamento del lobbying aziendale agli standard climatici globali.
L’efficacia dell’approccio proattivo è confermata anche da altri attori di primo piano:
- AXA Investment Managers, dopo due anni di confronto serrato, ha portato Texas Instruments ad annunciare un obiettivo net-zero al 2030 per lo Scope 2 e a impegnarsi per la validazione scientifica dei target (SBTi).
- Aviva Investors, focalizzandosi sulle complessità della filiera, ha ottenuto che Air Liquide integrasse le emissioni Scope 3 nel proprio target di neutralità carbonica e pubblicasse un Piano di Transizione strutturato.
- Federated Hermes, a coronamento di un dialogo decennale con l’utility Dominion Energy, ha contribuito all’implementazione di piani di phase-down dal carbone concretizzatisi nella chiusura di due centrali e nell’ampliamento delle informative sulla transizione equa (just transition).
Le sfide del prossimo anno per supportare la transizione
La prossima stagione di rendicontazione rappresenterà uno snodo cruciale. Per gli investitori, la sfida sarà alzare le aspettative nei confronti dei gestori, chiedendo un passaggio deciso da un approccio basato sulla trasparenza a uno orientato all’azione. Per gli asset manager, invece, la credibilità passerà sempre più dalla capacità di dimostrare risultati concreti.
Sarà quindi necessario valutare la capacità della stewardship di tradursi in interventi concreti, l’unico strumento realmente efficace per mitigare il rischio climatico sistemico all’interno dei portafogli.
