Per il 60% degli investitori individuali, le società non sono responsabili solo verso gli azionisti. E’ questo il risultato di un sondaggio condotto da Natixis Investment Managers che evidenzia come la maggioranza degli investitori a livello globale non crede che le società abbiano doveri anche nei confronti dell’ambiente e della società e il loro scopo non sia esclusivamente la creazione di valore per i propri soci.
Una rivoluzione che porta un maggiore interesse per gli investimenti ESG accompagnata da minori preoccupazioni sui trade-off sui ritorni finanziari. Un’attenzione che vede un allargamento delle fasce di risparmiatori che abbracciano queste convinzioni, non limitate più ai millennials, alle donne o alla fascia sofisticata degli investitori europei. Ma che è diventata di tendenza anche per la massa degli investitori anche negli Stati Uniti.
“Sempre più investitori individuali credono che il processo decisionale di un investimento ESG dovrebbe coinvolgere tutte le componenti dell’industria, compresi i consulenti finanziari, i gestori dei fondi e gli investitori stessi”, ha commentato Antonio Bottillo, Country Head ed Executive Managing Director per l’Italia di Natixis Investment Managers. “Questo è un altro esempio di quanto l’ESG sia diventato mainstream negli investimenti e del suo potenziale di diventare uno dei punti di decisione più critici per gli investimenti”.
Il sondaggio, che ha coinvolto più di 8.550 investitori individuali in 24 Paesi, mostra una crescente consapevolezza da parte degli investitori delle loro responsabilità in tema di sostenibilità: non a caso, il 77% degli intervistati crede che sia un loro dovere nelle vesti di investitori spingere le società a essere responsabili del proprio impatto sulla collettività, incluse tematiche legate al cambiamento climatico e alla disuguaglianza. Per l’82% degli investitori le società dovrebbero avere la responsabilità di affrontare le questioni sociali, una percentuale quindi anche maggiore rispetto a coloro che ritengono sia una responsabilità politica (78%).
Il 67% degli intervistati sarebbe più propenso a investire in fondi che dimostrano una migliore impronta ecologica, un fattore chiave nella riduzione del cambiamento climatico.
Con un patrimonio totale a livello mondiale investite in strategie ambientali, sociali e di governance (ESG) pari a 1.600 miliardi di dollari nel 2020, la survey di Natixis IM testimonia come lo slancio ESG continui a crescere. L’indagine ha rilevato che il 21% degli investitori individuali impiega attualmente strategie di investimento ESG. Di questi, il 24% ha investito in ESG per la prima volta solo nel corso dell’ultimo anno, mentre il 33% di coloro che avevano già investito in precedenza ha incrementato la propria esposizione. Quasi la metà (49%) di coloro che non hanno ancora investito in ESG dichiara di essere interessata a saperne di più.
“Man mano che i criteri ESG diventano più ampiamente adottati e gli investitori sono più consapevoli delle diverse strategie, l’interesse verso questo tipo di investimenti è destinato a crescere rapidamente, rafforzato anche dai ritorni positivi che gli ESG sono in grado di generare”, ha dichiarato Nathalie Wallace, Global Head of Sustainable Investing, Natixis Investment Managers. “Con i governi, le organizzazioni non governative e le società private che mostrano un maggiore impegno verso il raggiungimento di obiettivi ESG, queste strategie possono consentire agli investitori di perseguire risultati ambientali e sociali più ambiziosi, anche in termini di performance attese”.
Come anticipato sopra, la ricerca apporta un contributo rilevante anche confutando delle credenze diffuse relative all’adozione dei criteri ESG, una su tutte che l’interesse per l’ESG sia limitato ai millennial. Questa affermazione è corretta ma in modo parziale infatti sebbene i giovani sia stati i primi e più socialmente consapevoli del fatto che i propri asset possano contribuire al cambiamento ambientale, sociale ed etico, l’ampia adozione e l’interesse mostrato verso questo tipo di investimenti suggeriscono come attualmente gli ESG attraggono la maggior parte degli investitori. Un millennial su quattro (27%) dice di aver investito secondo criteri ESG, ma anche il 20% di quelli della generazione X e il 18% dei baby boomers. L’interesse per gli investimenti ESG è inoltre alto in tutti i segmenti di età, compreso il 52% dei millennial, il 52% della Generazione X e il 44% dei baby boomer.
Si sente spesso e a buon ragione dire che l’Europa ha aperto la strada all’adozione dei criteri ESG e per ora è leader in questo ambito sia a livello di masse gestite che di framework regolamentare però il resto del mondo sta recuperando terreno, nello specifico, gli investitori nordamericani che investono secondo criteri ESG (28%) sono superiori a quelli europei (22%) e asiatici (22%). In Nord America, gli investitori statunitensi (32%) dominano, rispetto al 16% dei canadesi che possiedono investimenti ESG. La percentuale più bassa di investitori ESG è in America Latina (13%), ma è probabile che questo cambi nel tempo, dato che la regione ha un gran numero di investitori (62%) che afferma di essere interessato a questo tipo di investimenti, pur non avendo proceduto di fatto ad alcun investimento di questo tipo.
Data l’attenzione al riscaldamento globale e alla sostenibilità, non sorprende che il 41% degli investitori in ESG sia convinto che questa tipologia di investimento sia un mezzo per aiutare a sostenere l’ambiente, tuttavia, altrettanti investitori (37%) affermano che gli ESG rappresentano nuove opportunità di investimento tramite cui sia possibile “rendere migliore il mondo”. Circa il 35% pensa invece che i criteri ESG siano semplicemente un modo migliore per effettuare un investimento.
In ultimo, forse il mito più diffuso ovvero che investire in sostenibilità penalizzi il ritorno economico. Da questo punto di vista sono stati fatti molti progressi perchè ad ora solo un investitore su cinque è ancora legato all’idea che investire seguendo criteri ESG significhi sacrificare i ritorni degli investimenti. Il sentiment degli investitori è cambiato drasticamente dal 2017, quando Natixis IM aveva rilevato che il 64% degli investitori intervistati riteneva di dover sacrificare un certo potenziale di ritorno per fare investimenti che corrispondessero ai propri valori personali. Solo il 22% afferma oggi che la mancanza di informazioni sulla performance non finanziaria li trattiene dall’investire in ESG.
I dati recenti confermano il potenziale degli investimenti ESG di generare sovraperformance. Alla fine del terzo trimestre 2021, l’indice S&P 500 ESG ha sovraperformato l’indice S&P 500 del 3,7% a tre anni al 3 ottobre 2021.
I gestori dei fondi e i consulenti finanziari svolgono un ruolo importante nel guidare la sostenibilità e una più ampia adozione degli ESG
L’indagine di Natixis IM ha rilevato che gli investitori sono profondamente impegnati in obiettivi e pratiche aziendali sostenibili. La maggioranza (58%) degli investitori ritiene di avere la responsabilità di contribuire a risolvere i problemi sociali attraverso i propri investimenti e nella maggior parte dei casi (53%) emerge che il modo migliore per inviare un messaggio a una società sia quello di vendere le sue azioni. Il 43% dei millennial, il 38% della generazione X e il 29% dei baby boomer hanno venduto un investimento a causa della scarsa performance ESG di una società. Più della metà (55%) ritiene che i gestori di fondi dovrebbero vendere le loro azioni in società con cattivi punteggi ESG. Il 74% si aspetta che il proprio gestore adotti pratiche di engagement con le società in cui ha investito per spingere sia i criteri ESG sia migliori pratiche aziendali.
L’ESG è anche sempre più parte del dialogo tra gli investitori e i propri consulenti finanziari. La consapevolezza verso gli ESG è alta, con pochi investitori (17%) che dicono di non sapere di cosa si tratti. Un numero elevato (41%) afferma tuttavia di non essere sufficientemente informato sul tema, ed è questa la ragione principale indicata dagli investitori che non utilizzano strategie ESG o non investono di più in esse. I risultati della survey suggeriscono che non solo i consulenti possano svolgere un ruolo importante educando i clienti, ma che possano e debbano ampliare queste conversazioni con un numero maggiore di clienti.
Anche se il 59% degli investitori di tutto il mondo afferma che il proprio consulente abbia parlato con loro degli investimenti ESG e il 56% afferma che il proprio consulente abbia chiesto in modo proattivo se le questioni ESG fossero importanti per loro, il dialogo è maggiore con gli investitori più giovani. Una percentuale notevolmente più alta di millennial (68%) afferma di aver affrontato il tema degli ESG con i propri consulenti, rispetto al 60% dei Gen Xers e al 52% dei baby boomer.
