Anche il mondo degli ETF (Exchange Traded Funds) è ormai permeato dalla sostenibilità. E’ infatti in crescita il numero di strumenti passivi che incorporano fattori ESG nella definizione del proprio portafoglio. Una tendenza sempre più evidente su entrambe le sponde dell’oceano. A fine 2021 gli ETF ESG rappresentavano, secondo le stime di Morningstar, il 9,7% dell’insieme degli oltre 4 mila miliardi di asset dei fondi socialmente responsabili secondo la SFDR, ma con numeri in aumento.
E se negli Stati Uniti a trainare la crescita di questi tipo di prodotti sono i millennials, che hanno una spiccata attenzione per la sostenibilità dei propri investimenti e che gestiscono direttamente i propri conti, in Europa gli ETF ESG trovano spazio nei portafogli degli investitori istituzionali che li utilizzano per aumentare la diversificazione, strategia meno seguita dai fondi di previdenza Usa, anche per le passate raccomandazioni dei supervisori riguardo gli obiettivi di sostenibilità.
Tradizionalmente la popolarità degli ETF ESG è cresciuta soprattutto grazie alla diminuzione delle loro commissioni che negli ultimi anni si sono quasi allineate a quelle dei prodotti tradizionali. Tuttavia la tendenza da parte delle case di asset management è quella di cercare di staccarsi dal coro e proporre strategie sempre più originali. Non è un caso che tra gli ETF ESG la quota di asset allineata all’articolo 9 della SFDR sia superiore a quella relativa all’universo generale dei fondi, perché, come sottolineano gli analisti di Morningstar, i benchmark scelti come riferimento hanno precisi obiettivi climatici (per esempio Paris-aligned benchmark).
Ma, in termini di innovazione della strategia, c’è chi si spinge più in là. E’ il caso per esempio di Engine No. 1 che punta sull’engagement. La società, che ha lanciato il suo ETF inaugurale lo scorso giugno che ha raggiunto i 288 milioni di dollari di asset, è salita alla ribalta per essersi aggiudicata tre posti nel consiglio di amministrazione del gruppo petrolifero ExxonMobil nel 2021, dopo una battaglia contro le strategie del management in termini di obiettivi di decarbonizzazione.
Il secondo ETF di Engine No. 1, attivo dall’inizio di quest’anno, investe in aziende impegnate per raggiungere lo zero netto. La peculiarità di Engine No. 1 è un approccio attivo adoperato per guidare la performance delle aziende, ad esempio votando alle loro assemblee annuali. “Noi crediamo nei fattori ESG e ci impegniamo per mettere sulla giusta rotta le aziende nelle quali investiamo tenendole in portafoglio e guadagnando dalla crescita di valore data da questa trasformazione” spiega Jennifer Grancio, ceo di Engine No. 1 intervistata dalla CNBC.
Sebbene l’Europa sia all’avanguardia nello sviluppo di prodotti ESG, gli americani hanno investito più denaro specificamente negli ETF ESG: l’ESG Aware MSCI USA ETF di BlackRock, infatti, ha 24 miliardi di dollari di asset in gestione, più del doppio del più grande fondo ESG equivalente domiciliato in Europa, stando ai dati di Morningstar. BlackRock attraverso la sua gamma iShares gestisce sette dei 10 maggiori ETF etici negli Stati Uniti e i tre maggiori fondi di questo tipo in Europa, affermandosi come leader nel settore.
Il gruppo di ricerca indipendente statunitense CFRA, citato dal FT, stima che quasi il 60% di tutte le attività in ETF ESG siano detenute tramite BlackRock e che ben il 64% dei nuovi flussi netti in tali fondi nell’ultimo anno siano andati al colosso statunitense. Le economie di scala in questo settore sono importanti. Non a caso alla fine dello scorso anno il gruppo francese Amundi ha acquistato il rivale Lyxor per conquistare grazie agli asset congiunti la seconda posizione nel mercato degli ETF in Europa, con una quota di mercato nel comparto ESG del 20% e l’obiettivo di raddoppiare la quota di ETF sostenibili al 2025.
Data la crescente importanza dell’universo degli investimenti sostenibili, ESGnews ha posto alcune domande specifiche relative agli ETF ESG a diverse società di asset management, per meglio comprendere le dinamiche di questo comparto, soffermandosi su in che modo la società di asset management si posiziona sugli ETF ESG, su come stia cambiando la percezione degli investitori riguardo la sostenibilità degli ETF e come questo si rifletta nell’innovazione di prodotto negli ETF ESG, allontanandosi da una generazione di semplici replicanti di indici verso prodotti più sofisticati. In questo senso, l’ESG può essere un motore di innovazione anche per il crescente spazio che gli ETF ESG stanno acquisendo nei portafogli degli investitori.
Invesco
“Invesco offre un ampio ventaglio di ETF sostenibili, soprattutto quelli legati alla transizione energetica”, spiega Fabrizio Arusa, Senior Relationship Manager ETF di Invesco. Tra questi, i principali sono l’Invesco Global Clean Energy UCITS ETF e l’Invesco Solar Energy UCITS ETF, pensati per investire in società globali le cui tecnologie innovative si concentrano sulla generazione e l’utilizzo di energia più pulita, il risparmio energetico, l’efficienza e il progresso delle energie rinnovabili.
Secondo il manager di Invesco ormai gli investitori italiani allineano sempre di più ai loro portafogli principi ESG, consci della necessità di ripensare alle proprie esigenze di lungo termine e alle risorse sostenibili a disposizione del proprio Paese. Inoltre, Gli ETFs ESG e relativi ad indici azionari plain vanilla (MSCI World ESG, MSCI USA ESG, MSCI Europe ESG e S&P 500 ESG) verranno sempre più utilizzati come componente core di portafoglio da parte degli investitori istituzionali. D’altra parte, sottolinea Arusa, si riscontra sempre più interesse da parte di investitori finali su soluzioni tematiche (energia pulita e solare) da utilizzare come componente satellite di portafoglio, ovvero su quei segmenti di mercato difficilmente coperti da strumenti finanziari tradizionali.
Arusa ritiene fondamentale mettere a disposizione dei clienti soluzioni di investimento sempre più innovative, senza per questo tralasciare la qualità della replica e l’efficienza degli ETF. Per raggiungere questo scopo, è importante selezionare emittenti con lungo track record e comprovata esperienza nell’ambito di criteri ESG, da cui ormai nessuna società può prescindere. Arusa ricorda, inoltre, che Invesco mette a disposizione sul proprio sito i Rating ESG e i Quality Score di controparti terze a dimostrazione della trasparenza e dell’indipendenza per la valutazione dei criteri di sostenibilità.
Moneyfarm
Il 2021 è stato l’anno della COP26 che, a prescindere dai risultati, ha destato un forte interesse che ha influiti sul modo in cui gli investitori allocano il capitale: il 2021 è stato infatti un anno record per i flussi di investimenti sostenibili, spiega Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm, che snocciola alcuni dati. Gli ETF ESG gestiscono oggi 430 miliardi di dollari di cui un terzo è stato raccolto nel 2021 (156 miliardi di dollari, più di quanto raccolto complessivamente nel 2018, 2019 e 2020). “Ciò è dovuto sia al lancio di nuovi prodotti, sia all’imminente regolamentazione che ha spinto gli asset manager ad applicare le regole ESG ai fondi esistenti per poterli classificare come “sostenibili” sotto SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation)”, spiega Morra.

“Ad oggi, tuttavia, c’è ancora molta strada da fare. Come riporta uno studio di Center for American Progress e the Sierra Club, se il settore finanziario fosse uno Stato, sarebbe il quinto produttore mondiale di gas serra”, ammonisce l’esperto di Moneyfarm. Il 2022 sarà quindi un anno cruciale per la crescita e per la credibilità degli investimenti sostenibili.
In questo contesto, Moneyfarm non mira a costruire soltanto soluzioni composte da ETF ESG di diversa natura, ma piuttosto portafogli con chiari obiettivi di responsabilità, concentrandosi su due aspetti centrali: selezione dei migliori prodotti e gestione del rischio finanziario attraverso la costruzione di portafogli diversificati e robusti.
Il processo di selezione di Moneyfarm, che nel dicembre 2021 è diventata firmataria dei principi UN PRI, si basa su diverse fonti di informazione: le metodologie dell’indice, i dati di sostenibilità degli ETF disponibili su data providers come Reuters, Bloomberg e MSCI e le informazioni derivanti dal dialogo attivo coi rappresentanti delle case di ETF.
Tutti gli investitori vedono ormai l’ESG come un approccio di investimento attraente: Morra, infatti, non esclude la possibilità che ESG diventi la “nuova normalità”, nella quale gli ETF tradizionali inizieranno ad inserire almeno criteri ESG minimi nella selezione delle aziende e degli Stati in portafoglio. “Infatti, a seguito della crisi Ucraina, gli investitori di tutto il mondo si sono trovati di fronte a cosa voglia dire non considerare adeguatamente la componente di governance degli Stati sovrani su cui si investe, vedendo i propri investimenti in Russia bloccati”, sottolinea il portfolio manager.
Rispetto alla portata innovativa degli ETF ESG, il manager di Moneyfarm spiega che, a suo avviso, questa va molto al di là di quella degli ETF tradizionali, che restano ancorati agli indici più famosi. Le tecniche di esclusione sono sempre più variegate, sofisticate e in evoluzione: “ad esempio, quasi tutte le case emittenti offrono ad oggi ETF ESG allineati ai benchmark Europei PAB, che, dovendo analizzare l’allineamento agli accordi di Parigi, necessitano di dati sofisticati come le proiezioni di gas serra di medio periodo. Negli USA, Engine No.1, famosa per il suo attivismo nei confronti di Exxon, ha lanciato Transform 500 ETF, ossia un ETF ESG su azionario USA, che invece di usare un approccio di screening negativo, promette un attivismo sostenuto sulle aziende dell’indice”, spiega Morra. “In Europa, l’ETC SparkChange Physical Carbon EU, permette di acquistare fisicamente European Allowance contribuendo attivamente alla riduzione di CO2 di lungo termine”, aggiunge il Portfolio Manager. Un altro aspetto legato all’innovazione è anche la regolamentazione, che mira a ridurre il fenomeno del greenwashing, classificando meglio le metriche e metodologie di investimento.
DWS
Anche Xtackers DWS mette a disposizione dei propri clienti nell’ambito degli ETF molte soluzioni volte a soddisfare diverse esigenze di investimento. Ad affermarlo è Mauro Giangrande, Head of Passive Sales EMEA South di DWS, che sottolinea come dal 2019 DWS abbia iniziato ad estendere sempre di più l’offerta di prodotti ESG. “Al momento abbiamo 30 ETF sostenibili sia azionari che obbligazionari, e quasi 14 miliardi di euro in gestione, ma per il prosieguo dell’anno abbiamo pianificato numerose altre emissioni”, commenta Giangrande.
“Il posizionamento di Xtrackers – spiega l’esperto di DWS – riflette la domanda di soluzioni ESG, che, con il passare dei mesi, si è fatta via via più sofisticata. I nostri principali clienti sono infatti gli investitori istituzionali, che nel tempo si stanno dotando di procedure ben definite al fine di integrare in maniera coerente ed efficace i principi di investimento sostenibile all’interno di tutti i loro portafogli”.
DWS è presente con diverse soluzioni, sia “dark green” che “light green”, chiarisce Giangrande: le prime sono rappresentate dalla famiglia di indici MSCI Low Carbon SRI Leaders, mentre le seconde dagli indici MSCI Select ESG Screened.
Rispetto alla percezione degli investitori dei prodotti ESG, in particolare degli ETF, l’esperto di DWS ha evidenziato che dei 160 miliardi di euro di flussi netti registrati dagli ETF in Europa, oltre il 40% ha interessato quelli classificati art. 8 o 9 della Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR). “Gli ETF ESG sono già diventati centrali in molti portafogli istituzionali e ci aspettiamo una transizione simile anche in quelli retail, favorita anche dai cambiamenti normativi in atto”, commenta Giangrande.
L’innovazione degli ETF ESG, secondo Giangrande, è il punto centrale del mondo degli ETF. DWS è “orgogliosa”, sottolinea l’esperto, di essere stata tra i primi ad aver portato sul mercato due ETF sui corporate green bond in euro e in dollari statunitensi e di aver ideato degli ETF Net Zero che, oltre a rispettare quanto previsto dalle normative UE per raggiungere la decarbonizzazione, prevedono esplicitamente l’attuazione delle raccomandazioni dell’Institutional Investors Group on Climate Change (IIGCC).
SPDR
Gli ETF, essendo un veicolo per investimenti sistemici, secondo Francesco Lomartire, Head di SPDR ETFs Southern Europe, possono essere strumenti molto efficaci per raggiungere obiettivi che coniughino la creazione di valore nel tempo con la sostenibilità. “Molti investitori consapevoli dell’importanza del proprio contributo nell’allocazione efficiente e sostenibile delle risorse – spiega Lomartire – hanno apprezzato la facilità di accesso che gli ETF offrono a temi molto rilevanti siano essi ambientali, legati al progresso sociale o alla buona governance societaria”.

“Gli indici sviluppati per integrare criteri ESG consentono a tutti gli investitori di percorrere dimensioni difficilmente perseguibili senza un forte investimento in ricerca. Gli investitori istituzionali da tempo hanno avviato un processo di approfondimento delle varie metodologie di integrazione con la conseguenza di un’accurata selezione di strumenti in grado di rappresentare componenti importanti del futuro sviluppo”, aggiunge l’esperto di SPDR.
Lomartire sottolinea poi la possibilità per gli investitori, tramite gli ETF, di accedere a temi di grande attualità. “Si pensi ad esempio al cambiamento climatico – spiega l’analista di SPDR – la cui urgenza ha guidato l’azione del legislatore europeo favorendo lo sviluppo di metodologie di indicizzazione che favoriscono le società e i settori in grado di guidare la transizione da un’economia ad alto impatto di emissioni di anidride carbonica ad una più sostenibile”. Per SPDR, conclude l’esperto, tali metodologie incorporano probabilmente il meglio delle esperienze maturate finora, “basandosi su aspetti sistematici di lungo periodo che guardano alla transizione ecologica ma colgono anche le differenti velocità e pratiche con cui le singole società costituenti gli indici partecipano alla stessa”.
