È ormai un concetto condiviso che il rischio climatico rappresenti un rischio di investimento e, in quanto tale, non possa essere ignorato dagli investitori. Per anni il pensiero comune è stato che intraprendere azioni per combattere il cambiamento climatico comportasse un costo netto per l’economia e implicasse un sacrificio di performance. Ora, fortunatamente, questa percezione è cambiata: la transizione a un’economia a zero emissioni nette offrirà prospettive di crescita a livello economico e il passaggio a un’economia green sarà un’opportunità storica di investimento.
“In questo processo di transizione l’Europa si configura come leader globale, in virtù del fatto che circa l’80% dei 2.200 miliardi investiti in strategie sostenibili proviene proprio da investitori europei”, ha dichiarato Giovanni Sandri, Chief Investment Strategist BlackRock Italia, in occasione della conferenza “Net Zero Economy: un’opportunità di Investimento senza precedenti” organizzata da BlackRock durante il Salone del Risparmio 2021. “Ciò che sorprende però è il tasso di crescita esponenziale che caratterizza gli investimenti di questo tipo non solo in Europa ma anche in USA e Asia dove, i risultati delle survey, testimoniano che ci sia altrettanto fervore attorno a questo tema così attuale e impellente”.

La rincorsa globale all’investimento sostenibile non deve sorprendere se sempre più spesso ci si trova a convivere con eventi climatici estremi sempre più frequenti e pericolosi. La tendenza continua a peggiorare con il 2020 che è stato l’anno con il più alto impatto economico che gli eventi estremi hanno generato superando i 200 miliardi di dollari. In Blackrock, ha continuato Sandri, abbiamo verificato che il 25% del PIL globale sarebbe impattato se non si agisse sul clima e l’11% delle emissioni obbligazionarie globali corporate e governative sono a rischio downgrade per effetti collegati ai cambiamenti climatici.

Il tema è stato più volte ripreso da esperti e figure di spicco del risparmio gestito come lo stesso CEO di BlackRock, Larry Fink, che per il secondo anno consecutivo nella sua tradizionale lettera di inizio anno ha lanciato un monito agli investitori riguardo i rischi e relative opportunità legati al cambiamento climatico.
BlackRock, a questo proposito, punta molto sulle attività di engagement, nel cui ambito ha organizzato oltre 1000 momenti di confronto con 800 società, in cui gli analisti del più grande asset manager mondiale hanno dialogato con il management delle aziende partecipate sullo stato di implementazione di pratiche e politiche sostenibili. “Aladdin Climate è stato un altro passo importante per BlackRock”, ha commentato Sandri, “in quanto abbiamo messo a disposizione degli investitori una piattaforma e strumenti efficaci ed efficienti che possano agevolarli nel raggiungimento dei propri obiettivi climatici di portafoglio”.
Ma qual è il risultato di queste azioni atte a preservare l’ambiente in cui viviamo? Una profonda trasformazione dell’economia mondiale: l’impatto sarà globale e coinvolgerà aziende, governi e famiglie, ha dichiarato Philipp Hildebrand, Vice Chairman di BlackRock. “È uno dei più grandi processi di cambiamento a cui abbiamo mai assistito, paragonabile all’introduzione nel XIX secolo dei combustibili fossili, all’espansione cinese o alla rivoluzione tecnologica che cosi tanto ci ha aiutato durante la pandemia”.
“In questo processo però – ha proseguito Hildebrand – ritengo che un ruolo primario debbano averlo i governi, senza i quali non sarà possibile raggiungere l’obiettivo Net Zero. Ciò che finora è stato fatto rappresenta un punto di partenza, i governi devono stabilire delle guideline precise, chiare e incontestabili. Compiuto questo passo, i mercati dei capitali riallocheranno il denaro da attività inquinanti verso quelle sostenibili”.
Il manager ricorda che bisogna fare attenzione ai risvolti politici e sociali di questo processo, la transizione deve essere inclusiva, giusta e progressiva. A questo riguardo, una soluzione possibile potrebbe configurarsi convogliando parte del gettito fiscale raccolto da società ad alte emissioni verso le aree più colpite dai cambiamenti come possono essere i paesi emergenti, responsabili peraltro del 52% delle emissioni di CO2 totali.
