Tutti ritengono che la sostenibilità sia importante ma pochi la praticano concretamente nelle scelte sui consumi. Secondo quanto emerge dalla ricerca “Italiani e Sostenibilità Digitale: cosa ne sanno, cosa ne pensano”, realizzata dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale, infatti, per il 76% degli italiani la sostenibilità è una priorità, ma sono pochi coloro che utilizzano strumenti che ottimizzano i consumi.
Focus sulla domotica
Tra gli strumenti digitali che contribuiscono alla lotta all’inquinamento ed al cambiamento climatico spiccano lampadine e prese smart (usate regolarmente dal 16,4% degli intervistati), elettrodomestici connessi in rete (13%) ed impianti di climatizzazione gestibili on-line (12%). A seguire applicazioni per la raccolta differenziata, stazioni meteo intelligenti, frigoriferi e dispense smart.
Sono le applicazioni ed i servizi orientati al monitoraggio ed alla riduzione dei consumi a guidare la classifica degli strumenti più utilizzati: quasi un italiano su tre fa uso regolare di elettrodomestici intelligenti (19,6%), lampadine controllabili tramite assistenti vocali (16,4%), impianti di riscaldamento e climatizzazione gestibili da remoto (12%), termostati intelligenti (15,5%). Il 4,9% degli utenti inoltre utilizza applicazioni per il monitoraggio della qualità dell’acqua, ma è necessario evidenziare come tale dato risenta del fatto che tali applicazioni non sono disponibili su tutto il territorio nazionale.
Seguono le applicazioni per la gestione dei rifiuti, usate regolarmente da un italiano su cinque. A guidare la classifica in questo caso sono le applicazioni che forniscono indicazioni ed assistenza per la raccolta differenziata (10,9%) e quelle implementate dai Comuni per la prenotazione del ritiro dei rifiuti ingombranti (10.4%), oltre ai sistemi per la prenotazione dell’accesso alle isole ecologiche (6,6%).
Infine, anche grazie ad alcune app di grande successo, stanno prendendo piede sistemi per abbattere gli sprechi alimentari, utilizzati regolarmente da un italiano su dieci. Si va dalle app che monitorano la scadenza dei prodotti a quelle dedicate allo scambio o alla vendita di prodotti prossimi alla scadenza (in entrambi i casi utilizzate dal 5,3% degli intervistati), passando per frigoriferi e dispense smart (5,1).
“Le applicazioni legate alla domotica sono sempre più utilizzate ma purtroppo hanno ancora un costo non alla portata di tutti”, sostiene Luciano Guglielmi, Direttore del Comitato di Indirizzo della Fondazione. “Quei benefici sia a livello sociale – si pensi al miglioramento della vita per le persone anziane o con difficoltà motorie o diversamente abili – sia a livello ambientale – si pensi al riscaldamento intelligente di uffici e abitazioni o al miglioramento della qualità dell’acqua – sono ancora obiettivi sui quali aziende e, soprattutto, istituzioni – ad esempio con l’istituzione di bonus ad hoc, devono puntare con decisione e consapevolezza”, aggiunge.
“Malgrado il fatto che i tassi di adozione – complice anche l’emergenza sanitaria – siano sensibilmente migliorati nell’ultimo anno, un quadro fatto di più ombre che luci quello tracciato dalla nostra ricerca”, afferma Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale. “Ormai – prosegue – è chiara alla maggior parte dei cittadini l’urgenza di cogliere le sfide del cambiamento climatico (per il 74% degli intervistati è una priorità) e dell’inquinamento (che rappresenta una priorità per il 76% degli intervistati), tuttavia ancora un italiano su sei ritiene che tali problemi siano importanti, ma non prioritari. A ciò si aggiunge che benché il 46% degli intervistati dichiari di identificare nella sostenibilità ambientale una priorità rispetto ad economia e società, sono solo il 37% coloro i quali sono davvero in grado di cogliere le correlazioni tra questi tre fattori e le conseguenze concrete delle posizioni ideologiche sulla sostenibilità. Inoltre – e proprio su questo si sviluppa nei dettagli la ricerca – tale consapevolezza stenta a generare un reale cambiamento nei comportamenti dei cittadini, soprattutto in relazione al ruolo del digitale ed all’adozione di strumenti che potrebbero contribuire a combattere inquinamento e cambiamenti climatici”.
Il digitale per gli italiani è energivoro
La ricerca analizza la percezione dell’impatto ambientale dei servizi digitali confrontando il consumo effettivo di alcuni strumenti digitali con quello che gli utenti pensano che tali strumenti consumino. Anche in questo caso i risultati sono particolarmente significativi: se per il 51% degli intervistati l’impatto in termini energetici del digitale è “abbastanza forte”, sono solo il 22.8% di essi a stimare correttamente quanto forte sia effettivamente tale consumo, con un 77.2% che invece ha la percezione di un impatto energetico del digitale più basso di quanto non sia in realtà. Insomma, chiosa Epifani: “gli italiani hanno la percezione che il digitale possa essere energivoro, ma non immaginano quanto. Da notare come tale difficoltà nel percepire il corretto consumo energetico degli strumenti e dei servizi digitali sia totalmente scorrelata da elementi come la competenza digitale dichiarata o il fatto che la tecnologia sia considerata come una opportunità o come una minaccia. che si sia competenti o meno e che nella propria opinione la tecnologia sia positiva o negativa, abbiamo una scarsissima consapevolezza del suo impatto energetico”.
Scarsa consapevolezza quindi, ma anche poca attenzione verso la sostenibilità ambientale in relazione alla digitalizzazione “e per migliorare questi dati non basta la sensibilità del singolo ma serve una forte spinta da parte delle Istituzioni, con comunicazione al cittadino ed incentivi specifici, che siano però pensati per produrre un cambiamento consapevole delle abitudini”, conclude Epifani.
