Il Parlamento europeo ha bocciato il sistema di classificazione dei Paesi previsto dal Regolamento UE contro la deforestazione (EUDR). Approvando la mozione presentata dall’European People’s Party (EPP), gli eurodeputati hanno chiesto alla Commissione europea di rivedere in modo sostanziale il meccanismo di benchmarking nel Regolamento UE contro la deforestazione, uno dei pilastri legislativi sulla sostenibilità UE degli ultimi anni che mira a impedire l’immissione nel mercato europeo di prodotti legati alla deforestazione e al degrado forestale.
Secondo l’EPP il sistema di benchmarking presenta diverse criticità, tra cui l’utilizzo di dati obsoleti che “non riflettono accuratamente la situazione attuale nei Paesi interessati” e la mancata considerazione di “fattori reali fondamentali, in particolare le dinamiche attuali dell’uso del suolo e il degrado forestale”, che potrebbe portare alcuni Stati membri a essere classificati in categorie di rischio più elevate.
La mozione è stata approvata con 373 voti favorevoli, 289 contrari e 26 astensioni, contestando proprio la validità della classificazione proposta, ritenuta non adeguata a riflettere la realtà dei Paesi produttori.
Il Regolamento EUDR e il nodo del benchmarking
Introdotto nel 2021 dalla Commissione, l’EUDR prevede che i prodotti importati o esportati nell’UE (tra cui olio di palma, legno, caffè, cacao, carne bovina, soia e derivati) siano sottoposti a rigorose regole di due diligence. Le aziende dovranno tracciare i prodotti fino al terreno di origine e dimostrare che non derivano da aree soggette a deforestazione dopo il 2020.
Parte del regolamento è il sistema di benchmarking che suddivide i Paesi in tre categorie di rischio (basso, standard, alto), influenzando il livello di adempimenti richiesto agli operatori. L’obiettivo era facilitare controlli proporzionati al rischio associato.
Critiche al sistema e richiesta di revisione
Secondo l’EPP la tripartizione è stata giudicata troppo semplicistica per rappresentare la complessità globale. “La lista proposta dalla Commissione distorce la situazione di molti Paesi e impone oneri sproporzionati a produttori, agricoltori e imprese,” ha dichiarato Alexander Bernhuber (EPP), promotore della mozione. “Serve una categoria ‘a rischio nullo’ per i Paesi con foreste stabili o in crescita.”
In passato l’EPP aveva già proposto l’introduzione della categoria “no risk” durante le fasi negoziali, senza successo.
Preoccupazioni dal mondo ambientalista
La mozione non ha valore vincolante, ma rappresenta un forte segnale politico. Greenpeace ha espresso preoccupazione per i possibili effetti sulla tempistica: “È praticamente impossibile che la Commissione riesca a elaborare una nuova metodologia entro dicembre 2025,” ha dichiarato Sigrid Deters, campaigner foreste.
L’applicazione del regolamento è prevista per dicembre 2025 per le grandi imprese e giugno 2026 per micro e PMI. Eventuali rinvii potrebbero compromettere l’efficacia della normativa nella sua fase iniziale.
Il dibattito sulla classificazione dei Paesi produttori mette in luce le complesse sfide tecniche e politiche legate all’attuazione del regolamento. La Commissione europea dovrà ora decidere se rivedere il sistema di benchmarking o confermare l’impostazione attuale, affrontando le criticità con strumenti integrativi.
Rimane sul tavolo una questione centrale: come conciliare la tutela ambientale, l’equità commerciale e la reale applicabilità della normativa, in uno scenario internazionale tanto sfaccettato quanto urgente.
