Microsoft ha annunciato di aver siglato un accordo con CO280, azienda specializzata nello sviluppo di progetti per la rimozione del carbonio, per l’acquisto di quasi 3,7 milioni di tonnellate di CO₂ nel corso di 12 anni. Il progetto prevede la cattura e lo stoccaggio permanente delle emissioni biogeniche di carbonio prodotte da uno stabilimento di pasta e carta situato sulla costa del Golfo degli Stati Uniti.
CO280, con sede a Vancouver, si occupa dello sviluppo, finanziamento, gestione e proprietà di grandi progetti di cattura e stoccaggio del carbonio (CDR) nel settore della pasta e carta, lavorando in stretta collaborazione con le aziende del comparto. Attualmente sta portando avanti più di 10 progetti, di cui 5 considerati prioritari e previsti in attività entro il 2030.
L’accordo si inserisce nel piano di collaborazione già avviato nel 2024 tra Microsoft, CO280 e Aker Carbon Capture, azienda norvegese specializzata in tecnologie per la cattura di CO₂. L’obiettivo è quello di sviluppare nuovi progetti in Stati Uniti e Canada, e definire un processo standardizzato per valutare la fattibilità tecnica ed economica della cattura del carbonio negli impianti industriali, oltre alla creazione di sistemi condivisi per la misurazione, la verifica e la rendicontazione (MRV) delle emissioni rimosse.
Nel frattempo, Aker Carbon Capture è stata acquisita da SLB, azienda attiva nei servizi energetici, con la quale ha costituito la joint venture SLB Capturi, che fornirà la tecnologia di cattura del carbonio per l’impianto BECCS (Bioenergy with Carbon Capture and Storage) sulla costa del Golfo.
Questo nuovo accordo rappresenta un ulteriore passo avanti per Microsoft nella sua strategia climatica, che punta a diventare carbon negative entro il 2030. Finora, l’azienda aveva puntato principalmente su soluzioni basate sulla natura e l’intesa con CO280 segna un’espansione significativa nel campo delle tecnologie ingegnerizzate per la rimozione del carbonio.
Microsoft ha sottolineato diversi vantaggi dell’approccio di CO280, tra cui l’alta scalabilità del modello, grazie all’ampia presenza di impianti ad alte emissioni; la standardizzazione del progetto e del modello finanziario; l’uso diffuso di legno certificato secondo lo standard SFI (Sustainable Forestry Initiative) negli impianti statunitensi; la possibilità di alimentare gli impianti di cattura con calore e biomassa di scarto; e la vicinanza di molti stabilimenti a siti adatti allo stoccaggio geologico del carbonio.
