Digitalizzazione e sostenibilità. Due tendenze che stanno trasformando il nostro modo di vivere e che non sempre vanno a braccetto. La trasformazione tecnologica può avere un impatto positivo nel modo in cui le aziende producono e lasciano la propria impronta sul Pianeta. L’importante è comprendere quali sono le dinamiche e le potenzialità dell’innovazione per indirizzarne gli effetti in modo positivo.
Questi temi sono al centro della nuova ricerca “La Sfida Della Sostenibilità Digitale” a cura di Maker Faire Rome – The European Edition e UniCredit, realizzata da Ipsos, che prova a fotografare il modo nel quale la digitalizzazione sta cambiando il nostro mondo e come questa trasformazione possa essere governata per adempiere al meglio gli obiettivi di Agenda 2030.
Una riflessione più che mai necessaria poiché a volte il ruolo della tecnologia non è pienamente messo in rilievo. La stessa Agenda 2030 dell’Onu che fissa i 17 più importanti SDGs per vincere la sfida della sostenibilità e anche gli accordo di Parigi sul clima non comprendono un riferimento diretto al ruolo delle tecnologie digitali nel potere accelerare e facilitare la trasformazione verde.
“Il 90% degli italiani pensa che siamo andando verso un disastro ambientale se non cambiamo le abitudini” osserva Luciano Mocci, Presidente di Innova Camera, introducendo la presentazione della ricerca basata su un campione nazionale, circa 1000 italiani le cui risposte sono state confrontate con i dati di altri 24/30 paesi che vanno oltre l’EU.
“A fronte di una forte sensibilità degli italiani all’emergenza ambientale si registra una crescita dell’attenzione dei cittadini inglesi verso la crisi climatica. Tuttavia negli Stati Uniti solo il 59% la vede come un rischio a lungo termine, contro l’oltre 80% del dato cinese” mette in luce Enzo Risso, direttore scientifico Ipsos.

Per quanto riguarda l’identificazione delle responsabilità in merito al cambiamento climatico, il 54% degli italiani pensa che la responsabilità principale ricada sulle imprese. Al secondo posto il settore pubblico con il 47%, mentre il 35% vede la propria persona come responsabile principale.
Rifiuti e consumo di energie sono i principali impatti delle tecnologie digitali, ma coscienza generica sugli impatti energetici è ancora bassa. “Alla domanda su quanto impatta lo streaming: il 58% in termini di consumo energetico la maggior parte degli intervistati non ha una percezione esatta (sarebbe quanto 2 frigoriferi)” osserva Risso, che sottolinea come comunque vi sia una crescente sensibilità sugli impatti della tecnologia sull’ambiente anche per quando riguarda le scelte dei singoli.
“Parlando sulle prospettive i driver principali, secondo gli intervistati, sono i pannelli solari e l’isolamento degli edifici. In seconda posizione, in termini di priorità, troviamo l’e-mobility. Sulle tecnologie utili ma a minor impatto figurano tutte quelle soluzioni smart che servono per gestire la propria abitazione da remoto (es. frigorifero smart). In sintesi da questa prima parte del report si evince che la crescita di sensibilità verso l’ambiente è diventato oramai un fattore importante della vita dei cittadini” rileva Risso.
Giuseppe Zammarchi, Head of Group Sustainability UniCredit, ha commentato: “Siamo lieti di aver sostenuto la ricerca “Le Sfide della Sostenibilità Digitale” poiché rappresenta appieno l’impegno e gli obiettivi strategici della nostra Banca. In UniCredit, i fattori ESG sono sempre più integrati in tutte le nostre aree e funzioni, a testimonianza di come la sostenibilità sia parte del DNA del nostro Gruppo. La digitalizzazione e l’adozione di nuove tecnologie sono per noi elementi fondamentali e coerenti con questo approccio: compiere le giuste scelte in un tempo utile, creare nuovi processi e semplificare sono azioni decisive per il successo del nostro business e giocano un ruolo chiave per il conseguimento di un vantaggio competitivo duraturo nell’offerta di servizi che forniamo ai nostri clienti”.
Negli ultimi vent’anni, la digitalizzazione ha funzionato come acceleratore di processi economici che sono ancora prevalentemente basati sull’energia fossile e sull’estrazione di risorse. Tuttavia, se le correzioni di rotta avranno successo, l’impatto dirompente della digitalizzazione sulla sostenibilità potrà essere sfruttato per accelerare e migliorare una trasformazione della sostenibilità.
La ricerca evidenzia il bisogno di politiche di regolamentazione, incentivi e cambiamenti di prospettiva, ma anche la necessità di governare al meglio questo processo, per gestire gli effetti dirompenti della digitalizzazione, che stanno sfidando le capacità di assorbimento delle nostre società e moltiplicando le occasioni di revisione dei modelli – culturali, politici, di business – a noi familiari.
Su questi effetti, Marco Frey, direttore del gruppo di ricerca sulla sostenibilità (SuM) della Scuola Sant’Anna, ha commentato: “I piani delle imprese si stanno sempre più agganciando agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Questa visione di lungo periodo, che si collega al contributo delle nuove tecnologie, passa attraverso investimenti in innovazione che devono essere molto importanti. Si tratta di un processo molto pervasivo. Questi investimenti ci portano verso l’industria 4.0. Le trasformazioni che meglio si sposano con la nuova realtà sono quelle che meno vengono percepiti dai consumatori come per esempio l’interattività dell’imballaggio che garantiscono una vita più lunga ai prodotti”.
Inoltre si richiama l’attenzione sulla sulla necessità per gli imprenditori, le aziende e gli attori della società civile di intensificare i loro sforzi per comprendere e spiegare i molteplici effetti dei sistemi digitali e anticipare cambiamenti strutturali di vasta portata, abilitando così le condizioni per una trasformazione in ottica sostenibile capace di realizzarsi appieno. La sfida è costruire società della conoscenza responsabili, resilienti, adattive e inclusive, secondo modelli capaci di superare il dualismo top-down/bottom-up, per riscrivere la governance culturale ed economica della sostenibilità.
“La trasformazione digitale sta modificando radicalmente tutte le dimensioni delle società e delle economie globali e probabilmente cambierà l’interpretazione del paradigma della sostenibilità stesso. La digitalizzazione non è solo un processo che può essere adottato per affrontare le sfide della sostenibilità ma, anche, fondamentale come motore di un cambiamento dirompente su più livelli”, afferma Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma.
