Bulgaria, Repubblica Ceca, Grecia, Polonia, Romania e Slovacchia si oppongono alla riduzione delle quote di emissione gratuite per i settori energivori.
La transizione verde europea incontra una nuova resistenza politica. Sei Paesi dell’Unione Europea hanno chiesto a Bruxelles di rallentare il taglio delle quote gratuite di CO₂ destinate alle industrie energivore, sostenendo che l’aumento dei costi energetici legato alla guerra tra Iran e Israele rischia di compromettere la competitività manifatturiera del continente. Come riportato da Reuters, Bulgaria, Repubblica Ceca, Grecia, Polonia, Romania e Slovacchia chiedono dunque di congelare ai livelli dello scorso anno il numero di permessi gratuiti assegnati alle imprese, opponendosi alla proposta avanzata dalla Commissione Europea.
Il tema sarà discusso dai ministri dell’Industria dell’UE in occasione del vertice previsto a Bruxelles, in un momento particolarmente delicato per l’economia europea.
Nelle scorse settimane la Commissione aveva presentato una revisione delle regole del sistema ETS, il mercato europeo delle emissioni, con l’obiettivo di ridurre più lentamente del previsto le quote gratuite assegnate ai settori più esposti. Secondo Bruxelles, il nuovo schema consentirebbe alle imprese di risparmiare complessivamente circa 4 miliardi di euro entro il 2030, attenuando il peso dei costi legati alle emissioni.
I sei governi contrari ritengono tuttavia che la misura non sia sufficiente per proteggere l’industria europea dall’attuale shock energetico. Nel documento congiunto inviato alla Commissione, i Paesi firmatari avvertono infatti che i prezzi elevati di energia e materie prime potrebbero provocare perdita di competitività sui mercati globali, chiusure di impianti produttivi o delocalizzazioni fuori dall’Unione Europea. Le preoccupazioni riguardano soprattutto i comparti ad alta intensità energetica, come acciaio, cemento, chimica e manifattura pesante.
Il sistema ETS rappresenta il principale strumento climatico dell’UE: obbliga le aziende a comprare permessi per compensare le emissioni di CO₂ generate dalle proprie attività. Negli ultimi anni Bruxelles ha progressivamente ridotto le quote gratuite per incentivare investimenti nella decarbonizzazione e accelerare la transizione energetica.
Non tutti gli Stati membri condividono però la linea dei sei governi dell’Est e del Sud Europa. Paesi come Spagna e Svezia, più avanzati nella transizione verso energie rinnovabili e modelli industriali a basse emissioni, chiedono alla Commissione di non indebolire il mercato del carbonio e di mantenere saldi gli obiettivi climatici europei. Sullo sfondo resta la revisione più ampia del sistema ETS che Bruxelles presenterà a luglio per allineare il mercato delle emissioni ai target climatici del 2040.
La partita sulle quote gratuite di CO₂ rischia così di diventare uno dei principali fronti economici e politici dell’Europa nei prossimi mesi.
