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Italia a due velocità sulla mobilità green: boom di ibride, ma il 42% del parco auto è ancora Euro 4 o inferiore

L’Italia accelera sulla mobilità a basse emissioni, ma il rinnovo del parco auto procede ancora troppo lentamente. Tra il 2020 e il 2025 le auto ibride sono aumentate del 573,2%, mentre le vetture Euro 6 hanno raggiunto il 41,8% del totale circolante. Nonostante questi progressi, sulle strade italiane circolano ancora circa 17,6 milioni di auto Euro 4 o inferiori, pari al 42% del parco auto, e oltre 18,2 milioni di vetture hanno almeno 15 anni. È quanto emerge da un’analisi del Centro Studi di AutoScout24 su base dati ACI realizzata in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente.

Nel 2025 il parco circolante italiano conta circa 41,7 milioni di autovetture. La crescita più rilevante riguarda le alimentazioni ibride, passate dall’1,4% del totale nel 2020 all’8,7% nel 2025, con un incremento di 7,3 punti percentuali. Molto più contenuta, invece, la diffusione delle auto elettriche, che rappresentano ancora appena lo 0,9% del parco auto nazionale.

Parallelamente aumenta il peso delle vetture a basse emissioni: le Euro 6 sono salite dal 26,2% del 2020 al 41,8% del 2025. Tuttavia, il percorso verso un parco auto realmente sostenibile resta ancora lungo. Secondo l’analisi, sulle strade italiane circolano ancora quasi 17,57 milioni di vetture appartenenti alle classi emissive Euro 4 o inferiori, di cui ben 4,24 milioni sono Euro 0 o Euro 1, pari al 10,1% del totale.

Anche l’età media del parco circolante continua a rappresentare una criticità. Più di quattro auto su dieci in circolazione (43,7%) hanno almeno 15 anni, per un totale di oltre 18,26 milioni di veicoli.

L’analisi ha stimato anche il tempo necessario affinché in Italia circolino esclusivamente vetture Euro 6, ibride o elettriche. Incrociando i dati sulle radiazioni con l’andamento del parco auto degli ultimi anni, emerge che sarebbero necessari più di 15 anni per completare il ricambio.

Nel calcolo sono state escluse le auto Euro 0, in larga parte considerate veicoli storici con oltre 30 anni di età, così come le cosiddette “youngtimer”, ovvero le vetture tra i 20 e i 29 anni inserite nella Lista di Salvaguardia dell’ACI.

Secondo il Centro Studi di AutoScout24, per accelerare il rinnovo del parco circolante occorrerebbe rafforzare gli strumenti di sostegno economico, estendendo gli incentivi anche al mercato dell’usato a basse emissioni.

“Gli incentivi oggi disponibili non sono ancora sufficienti ad accelerare il rinnovo del parco auto circolante. Sarebbe necessario sostenere maggiormente anche le vetture a basse emissioni, Euro 6, ibride ed elettriche, non solo nuove, ma anche usate”, commenta Sergio Lanfranchi, del Centro Studi di AutoScout24. “Il fattore economico resta infatti decisivo nella scelta di cambiare auto; è proprio su questo fronte che si gioca la partita. Un aspetto su cui riflettere è certamente la distinzione tra le auto di reale interesse storico e collezionistico e le vetture semplicemente vecchie, spesso meno sicure e più inquinanti, che vengono utilizzate quotidianamente. Se le prime rappresentano un patrimonio da preservare, sulle seconde è necessario intervenire favorendone la sostituzione con veicoli più moderni, efficienti e sostenibili. In questo senso, anche le piattaforme digitali, grazie a un’ampia offerta di vetture di fascia di ogni prezzo, possono rappresentare uno strumento utile per contribuire significativamente al processo di rinnovamento del parco auto circolante”.

La fotografia regionale: elettriche ancora marginali

A livello territoriale, le auto elettriche restano una presenza minoritaria in tutto il Paese. Solo Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta superano la soglia del 2% del parco circolante, rispettivamente con il 3,3% e il 2,1%.

Più significativa la diffusione delle vetture ibride, che raggiungono una media nazionale dell’8,7%. In testa si colloca la Valle d’Aosta con il 23,8% delle auto circolanti, seguita dal Trentino-Alto Adige con il 22% e dalla Toscana con il 13,6%. In fondo alla classifica si trovano invece Molise (3,8%), Sicilia (3,7%) e Campania (3,3%).

Guardando alle classi emissive, la quota più elevata di vetture Euro 0, 1, 2, 3 e 4 si registra nel Mezzogiorno. Calabria (59,3%), Sicilia (58,5%) e Campania (57,6%) sono le regioni con la maggiore incidenza di auto a più alto impatto ambientale. Sul fronte opposto, considerando le vetture Euro 6, la Valle d’Aosta guida la classifica con il 71,5% del parco circolante, seguita dal Trentino-Alto Adige con il 66,7%, dalla Toscana con il 54,1% e dalla Lombardia con il 49,7%.

I dati delineano quindi una transizione in corso ma ancora disomogenea. Se da un lato cresce rapidamente la presenza di veicoli ibridi e a basse emissioni, dall’altro il peso delle auto più anziane e inquinanti continua a rallentare il percorso verso una mobilità più sostenibile.

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