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Green & Blue Talk

Green governance e finance, come finanziare la transizione energetica

Governance e finanza sostenibile, un’abbinata che potrà fare da propulsore fondamentale per una rivoluzione tecnologica green, che mira agli obiettivi di Net Zero ed è indispensabile per la competitività delle aziende sui mercati globali. Su questi temi si sono svolti gli interventi in occasione della quinta edizione dei Green & Blue Talk di RCS Academy, dedicata alla Green Governance & Finance.

Banche e clima, Bei punta a un trilione di investimenti per il 2030

Sul ruolo delle banche, il presidente di ABI, Antonio Patuelli, ha affermato che in Italia, dopo 10 anni di tassi vicini allo zero, si è tornati al valore e alla remunerazione del risparmio. Le banche sono in competizione per offrire dei rendimenti a tempo sugli impieghi della liquidità mentre, per quanto riguarda i programmi di incentivazione della transizione energetica, ogni istituto di credito cerca di offrire soluzioni che garantiscano contemporaneamente redditività e sicurezza e, all’interno di quest’ultima, anche la tutela dell’ambiente.

Sul ruolo di indirizzo delle banche per guidare la transizione green si è espressa anche Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della BEI, Banca europea degli investimenti che ha illustrato lo stato dell’arte sugli obiettivi dell’istituzione di finanziare progetti sostenibili, soprattutto dal punto di vista ambientale, almeno al 50% del totale deifinanziamenti entro il 2025 e l’obiettivo di mobilizzare investimenti per il clima pari ad un trilione di euro entro il 2030. La neutralità climatica è un obiettivo a livello europeo per il quale, oltre all’azione pubblica, devono essere coinvolti anche i finanziamenti privati e, per quanto riguarda la nostra roadmap, ha concluso Vigliotti, siamo a metà strada e l’obiettivo del 2025 è alla portata.

Italia in ritardo sugli obiettivi dell’Agenda 2030

Per Ilaria Caprioglio, Membro della Consulta Asvis, il raggiungimento dei 17 obiettivi sostenibili dell’Agenda 2030 fissati dall’Onu è ancora lontano nel nostro paese anche perché questi non entrano sistematicamente a far parte del DUP (documento unico programmatico) delle città. Molti amministratori locali guardano solo alla dimensione ambientale degli interventi legati alla sostenibilità trascurando quella economica e sociale. È necessario utilizzare indicatori omogenei e misurabili per consentire il confronto tra realtà diverse e favorire la co-progettazione e partnership tra pubblico e privato con il coinvolgimento di tutti gli stakeholders. Rilevante anche il monitoraggio e la comunicazione dei risultati raggiunti.

Comunicazione dei contenuti ESG, ancora molto da fare

In questo ambito c’è ancora molto da fare, ha affermato Roberto Binaghi (Mindshare Italia), evidenziando una ricerca secondo cui i temi ESG sono ancora poco presenti nell’adv delle aziende e solo il 22% delle pubblicità italiane parla di sostenibilità mentre i contenuti ESG nei post sui social pesano per l’11%. I settori più attivi nella pubblicazione di contenuti sono quelli della finanza seguiti dal farmaceutico, automotive ed energia. Inoltre, sebbene gli investimenti fatti dalle aziende per essere più sostenibili dal 2018 al 2022 siano cresciuti del 15%, solo il 19% di chi acquista prodotti di largo consumo sa nominare un brand impegnato concretamente nel miglioramento delle performance di sostenibilità.

PNRR: spendere bene e presto per competere a livello globale

Le opportunità del PNRR sono evidenti. Quello che conta in questa fase, quindi, è effettuare programmi di investimenti mirati e in tempi brevi per migliorare la competitività globale delle aziende. SACE, a fianco delle imprese anche con finanziamenti per progetti di investimento green e per favorire lo sviluppo ecosostenibile del Paese, nel 2024 sarà concentrata sul monitoraggio del raggiungimento dei 17 obiettivi, per valutare l’impatto dell’attività svolta e gli obiettivi di miglioramento,  ha affermato Michele De Capitani, CFO and Sustainability Officer SACE, e la sostenibilità guida la strategia tracciata per il 2030-2040, in particolare con il sostegno ai settori più sostenibili all’origine come bioplastiche e rinnovabili. Inoltre, secondo una ricerca condotta su circa 4000 pmi, le imprese che investono in sostenibilità e digitalizzazione hanno una propensione al 70% a sviluppare l’export dei loro prodotti.

Il ruolo degli investitori ESG per accelerare la transizione

Maria Cristina Bifulco, Chief Sustainability Officer di Prysmian Group, ha illustrato l’attività della public company italiana che opera nel settore dei cavi, al centro della transizione energetica, dell’elettrificazione e dell’inclusività digitale. Il ruolo di leadership in questo ambito comporta anche la responsabilità di operare in maniera sostenibile ad ampio spettro: dalla progettazione dei cavi ai premi per il management al raggiungimento degli obiettivi. Ad accelerare questo processo anche il fatto che il 50% degli investitori di Prysmian sono fondi ESG e che già 3-4 anni fa hanno spinto la società ad adottare obiettivi science based per la decarbonizzazione. “Siamo stati i primi nel nostro settore ad adottare degli obiettivi per la decarbonizzazione dei nostri prodotti e il mercato ci ha aiutato perché si aspetta da noi un allineamento alle best practices internazionali”, ha affermato Bifulco.

Economia circolare, riciclo e riuso

Sul fronte dell’economia circolare Camilla Colucci, CEO Circularity, ha raccontato l’esperienza di questa start up partita nel 2018 con una piattaforma in cui le imprese rendono trasparente la propria filiera di produzione in modo che, ad esempio, gli scarti di produzione di un’azienda possano diventare materia di produzione per altre realtà. Rimane aperto il dibattito sui limiti e gli investimenti collegati agli obiettivi e alle potenzialità delle attività riciclo e di riuso che sono molto differenziate nei vari settori produttivi.

Politiche fiscali green, mondo del lavoro e fasce deboli Le imposte indirette, e in particolare le accise (che fanno emergere le esternalità non considerate dai prezzi di produzione),per Maria Cecilia Guerra, membro della Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera, possono avere un ruolo per incentivare consumi e produzioni con minore impatto ambientale, in linea con le indicazioni europee. Il nodo principale è, però, identificare gli investimenti cruciali per la transizione energetica, per i quali occorre una tassonomia efficace. La transizione, inoltre, comporterà costi elevati nell’ambito del lavoro a seguito della ristrutturazione dei settori produttivi e necessiterà sia di ammortizzatori sociali ad hoc che di formazione e riqualificazione del personale. Inoltre saranno necessarie anche compensazioni per bilanciare le ricadute economiche e sociali sia sui settori produttivi (ad esempio bonus per imprese energivore) che sulle famiglie più deboli (ad esempio bonus trasporti).

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