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Shein punta a Hong Kong per la quotazione: nel prospetto spariscono i riferimenti ai rischi della supply chain

Dopo i tentativi falliti di quotazione a New York e Londra, Shein ha pubblicato il prospetto per la sua offerta pubblica iniziale (IPO) alla Borsa di Hong Kong. A emergere, però, non è soltanto il cambio di piazza finanziaria, ma anche una diversa impostazione delle informazioni sui rischi legati alla catena di fornitura.

Nel documento reso pubblico, infatti, non compare alcun riferimento esplicito alle accuse relative all’utilizzo di cotone proveniente dalla regione cinese dello Xinjiang, dove gli Stati Uniti e numerose organizzazioni per i diritti umani denunciano da anni programmi di lavoro forzato ai danni della minoranza uigura. Pechino respinge queste accuse, mentre Shein ha sempre sostenuto che nella propria filiera non viene impiegato lavoro forzato.

La supply chain è uno dei principali ostacoli alla quotazione

Secondo fonti citate da Reuters, proprio la formulazione dei rischi legati alla supply chain avrebbe rappresentato uno dei principali ostacoli nei precedenti tentativi di quotazione.

Nelle bozze predisposte per i mercati statunitense e britannico erano presenti riferimenti al rispetto dello Uyghur Forced Labor Prevention Act, la normativa americana che limita l’importazione di beni realizzati con lavoro forzato nello Xinjiang. Tuttavia, il regolatore cinese non avrebbe approvato un prospetto contenente un’esplicita menzione di questo rischio, bloccando di fatto il percorso verso la quotazione a Londra, nonostante il via libera dell’autorità britannica per i mercati finanziari.

Nel prospetto depositato a Hong Kong, invece, il riferimento è stato sostituito da una formulazione molto più generica. Tra i fattori di rischio, la società si limita ad affermare che eventuali notizie negative riguardanti il marchio, i partner commerciali o l’intero settore potrebbero incidere sull’attrattività del brand e dei suoi prodotti.

Una filiera sempre più al centro dell’attenzione

Il documento per l’IPO dedica invece ampio spazio alla struttura operativa della catena di fornitura. Shein evidenzia la collaborazione con circa 7.500 produttori conto terzi e sottolinea il ruolo del proprio sistema proprietario Large-scale Automated Test and Reorder (LATR), utilizzato per monitorare la domanda in tempo reale, limitare la produzione in eccesso e mantenere basse le scorte di magazzino.

L’efficienza della supply chain rappresenta, stando a quanto riporta l’azienda, uno dei principali punti di forza del modello di business del gruppo, ma continua anche a essere uno degli aspetti più osservati da regolatori, investitori e organizzazioni della società civile.

Perchè Shein ci riprova a Hong Kong

La scelta di Hong Kong riflette anche la necessità di conciliare esigenze regolatorie differenti. Pur vendendo i propri prodotti prevalentemente nei mercati internazionali, Shein si affida a una rete produttiva fortemente radicata in Cina, rendendo particolarmente delicato il rapporto con le autorità dei diversi Paesi.

Secondo gli esperti, Hong Kong rappresenta un compromesso tra l’accesso ai capitali internazionali e un contesto normativo maggiormente allineato alle autorità cinesi. Le società cinesi che scelgono di quotarsi a New York o Londra sono infatti spesso sottoposte a un livello più elevato di scrutinio politico e regolatorio, soprattutto su temi quali trasparenza della filiera, diritti umani e governance.

ESG e trasparenza restano un tema per gli investitori

Il caso Shein evidenzia come le questioni ESG possano incidere direttamente sui percorsi di quotazione. Per gli investitori, la trasparenza sulla catena di fornitura, la gestione dei diritti umani e la qualità delle informazioni fornite nei prospetti rappresentano elementi sempre più rilevanti nella valutazione del rischio.

La scelta di limitare il riferimento alle controversie sullo Xinjiang a un generico rischio reputazionale mostra come la disclosure ESG possa diventare terreno di equilibrio tra aspettative dei mercati internazionali e sensibilità regolatorie dei diversi ordinamenti.

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