Il Comitato Leonardo e Herita Marzotto Wine Estates insieme per il XIV Incontro con il Territorio a Ca’ del Bosco
Il ruolo e il valore del vino italiano nel contesto nazionale e internazionale, le tendenze di mercato e le prospettive future sono stati al centro del XIV Incontro con il Territorio del Comitato Leonardo, organizzato in collaborazione con Herita Marzotto Wine Estates e intitolato “Il vino italiano tra eccellenza e sfide globali”.
L’evento, ospitato a Ca’ del Bosco, nel cuore della Franciacorta, ha confermato l’impegno del Comitato Leonardo – nato nel 1993 per promuovere l’immagine di eccellenza del Made in Italy nel mondo – nel valorizzare uno dei simboli più riconosciuti dell’Italia all’estero. Il Comitato riunisce oggi 118 aziende, per un fatturato complessivo di 410 miliardi di euro e oltre un milione di addetti.
Ad aprire i lavori è stato Sergio Dompé, presidente del Comitato Leonardo: “Il settore enologico rappresenta una delle punte di diamante del Made in Italy, con oltre 30.000 imprese di trasformazione, 74.000 occupati e un fatturato di oltre 16 miliardi di euro, di cui più di 8 miliardi derivano dall’export”, ha ricordato Dompé, “Ca’ del Bosco è un esempio di eccellenza raggiunta grazie a passione, ricerca e visione. Come evidenzia Nomisma Wine Monitor, in un contesto segnato da cambiamenti climatici, globalizzazione e innovazione tecnologica, è fondamentale continuare a investire in ricerca e intelligenza artificiale applicata all’agricoltura per consolidare la leadership del nostro Paese, oggi primo esportatore mondiale per volumi e secondo per valore”.
Indice
Interventi e prospettive del settore
Sono poi intervenuti Gaetano Marzotto, presidente di Herita Marzotto Wine Estates, Matteo Zoppas, presidente di ICE Agenzia, ed Ettore Prandini, presidente di Coldiretti.
“Siamo onorati di ospitare questo incontro a Ca’ del Bosco – ha dichiarato Marzotto – in un anno speciale, il novantesimo anniversario della nostra fondazione. Un traguardo reso possibile dalla capacità di innovare, diversificare, internazionalizzare e anticipare le evoluzioni del gusto e dei consumi”.
Matteo Zoppas ha sottolineato “la particolare attenzione che il Governo e le istituzioni stanno riservando al mondo del vino”, citando il Tavolo di lavoro promosso dalla premier Giorgia Meloni e l’impegno dei ministri Lollobrigida, Tajani e Urso. “Nel 2024″, ha ricordato, “l’export del vino italiano ha raggiunto 8,1 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto al 2023, su un totale di 70 miliardi dell’agroalimentare e 620 miliardi dell’export complessivo. Tuttavia, i dati dei primi sette mesi del 2025 indicano una lieve flessione (-0,9%) e sarà importante capire quanto dipenda dai nuovi dazi e dai cambiamenti nei consumi”.
Competitività e mercati globali
Nella relazione La competitività del vino italiano nello scenario di mercato: evoluzione e prospettive, Denis Pantini Responsabile Agroalimentare e Wine Monitor Nomisma, ha delineato un quadro aggiornato del comparto, che conta 30.000 imprese di trasformazione e 240.000 aziende agricole nella filiera, per un fatturato di 16 miliardi di euro e un peso del 9% sul food & beverage nazionale. Nel 2024 l’export ha toccato 8,1 miliardi di euro, pari al 14% dell’export agroalimentare complessivo. “Il vino”, ha spiegato Pantini, “è un asset strategico non solo economico, ma anche territoriale e sociale: oltre il 60% dei vigneti italiani si trova in aree collinari e montane, contribuendo alla tenuta delle aree interne e alla valorizzazione della biodiversità”.
L’Italia resta prima al mondo per volumi esportati e seconda per valore, dietro la Francia. “All’inizio del millennio eravamo leader in 9 mercati, oggi in 46, con una quota a valore passata dal 17% al 22%, mentre la Francia è scesa dal 38% al 33%”, ha aggiunto Pantini. “Il vino italiano cresce in Asia, America Latina ed Est Europa, ma resta caratterizzato da una struttura produttiva frammentata: 409 Dop, 118 Igp e un’eccessiva dipendenza dal Prosecco, che da solo rappresenta un quarto dell’export imbottigliato”.
Pantini ha anche richiamato l’attenzione sui dazi commerciali: “Negli Stati Uniti, Canada e Cina le tensioni commerciali hanno portato i produttori americani a perdere circa il 30% dell’export nei primi sette mesi del 2025. Per l’Italia l’impatto è minore, ma presente, anche a causa della svalutazione del dollaro”.
Tavola rotonda e confronto tra i protagonisti
La tavola rotonda, moderata da Luciano Ferraro del Corriere della Sera, ha riunito Andrea Conzonato, Amministratore Delegato Herita Marzotto Wine Estates, Paolo De Castro, Presidente Nomisma, Lamberto Frescobaldi, Presidente Unione Italiana Vini, Marcello Lunelli, Vicepresidente Ferrari F.lli Lunelli, e Giacomo Ponti, Presidente Federvini.
“Dopo anni di crescita trainata dall’export, il vino italiano mostra segni di rallentamento”, ha osservato Frescobaldi, “I principali mercati, come Italia, USA, Germania e Regno Unito, registrano cali nei volumi. È finito il tempo della crescita quantitativa: serve puntare sulla qualità e sulla cultura del vino per attrarre consumatori più esigenti”.
Ponti ha aggiunto: “Il nostro settore resta solido e competitivo, ma lo scenario globale è complesso. I dazi penalizzano tutti, anche chi li introduce. Cresce però la domanda di autenticità, sostenibilità e consumo responsabile, segno che il futuro del vino italiano passerà da un equilibrio virtuoso tra tradizione e innovazione responsabile”.
Il punto del Ministro Lollobrigida
Il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha ribadito il valore culturale e identitario del vino italiano: “Il vino, e la Franciacorta ne è un esempio, non è solo un prodotto ma un patrimonio che tutela ambiente e lavoro. L’Italia si è battuta per distinguere il consumo consapevole dall’abuso di alcol, e presto lanceremo una campagna per raccontare il vino nelle sue diverse declinazioni. A dicembre sapremo se la Cucina italiana sarà riconosciuta Patrimonio UNESCO, e il vino ne è certamente uno dei gioielli di famiglia”.
Sui dazi, il Ministro ha invitato alla prudenza: “Sarà possibile valutarne gli effetti reali solo nei prossimi mesi, ma il Governo è impegnato a consolidare i mercati esistenti e ad aprirne di nuovi”.
La giornata ha visto la partecipazione di numerosi soci del Comitato Leonardo, imprenditori e operatori del settore, confermando la centralità del vino come motore economico, culturale e identitario del Made in Italy.
