Compensi dei rider sotto la soglia di povertà e presunte violazioni dell’articolo 36 della Costituzione
Dopo il comparto della moda, l’attenzione della magistratura torna sul mondo del food delivery. Foodinho, società che opera in Italia nella gestione della piattaforma di consegna di cibo a domicilio Glovo, è stata sottoposta a controllo giudiziario con procedura d’urgenza dalla Procura di Milano. Il provvedimento si inserisce nel filone delle indagini su caporalato che ha toccato celebri brand della moda per il mancato controllo delle condizioni di impiego presso gli opifici fornitori e anche nel settore delle consegne a domicilio aveva già visto in passato diversi provvedimenti giudiziari. Sotto inchiesta lo spagnolo Oscar Pierre Miquel, amministratore delegato della piattaforma, che fa capo a investitori statunitensi tramite la società tedesca Delivery Hero e in Italia fattura 255 milioni di euro. Glovo utilizza il lavoro di circa 40.000 persone sul territorio nazionale, di cui 2.000 nell’area milanese, pagate, secondo quanto emerso dalle indagini, 2,5 euro a consegna.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’azienda avrebbe fatto ricorso a forme di utilizzo della manodopera non conformi alla normativa, approfittando della condizione di bisogno di una parte significativa dei rider, in prevalenza di origine straniera. In particolare, la Procura contesta livelli retributivi che risulterebbero fino all’81% inferiori ai trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva di riferimento e fino al 76% al di sotto della soglia di povertà, stimata in circa 1.245 euro mensili per tredici mensilità sulla base di parametri quali reddito di cittadinanza, cassa integrazione guadagni, Naspi e indice di povertà Istat.
Stipendi sotto la soglia di povertà e in contrasto con l’articolo 36 della Costituzione: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.
L’obiettivo delle indagini della procura, coordinate dal procuratore Paolo Storari, è arrivare a sanare queste situazioni. In casi precedenti, questo ha implicato l’assunzione da parte delle aziende indagate di manodopera esterna per un totale di 52.000 posti di lavoro regolarizzati e il pagamento di contributi e versamenti al fisco per circa 1.100 milioni.
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