Secondo PwC, il 92% degli utenti giornalieri di GenAI registra un aumento della produttività, contro il 58% degli utenti occasionali. I benefici dell’uso quotidiano dell’intelligenza artificiale si estendono anche a sicurezza occupazionale e salari. Non è l’AI in sé a creare valore, ma l’intensità del suo utilizzo.
Non è l’intelligenza artificiale in sé a generare valore, ma quanto e come viene utilizzata. Secondo la Global Workforce Hopes and Fears Survey di PwC, realizzata su quasi 50.000 intervistati in 28 settori in 48 principali economie, il 92% dei lavoratori che usa strumenti di GenAI ogni giorno registra un aumento della produttività, contro appena il 58% di chi li utilizza solo occasionalmente. Non solo: il 58% di chi usa l’AI ogni giorno percepisce una maggiore sicurezza del posto di lavoro, rispetto al 36% degli utenti sporadici, mentre il 52% segnala benefici sullo stipendio, contro appena il 32%.
Stando ai dati del report, l’AI sembra premiare chi la integra davvero nei processi quotidiani, ampliando al tempo stesso le disuguaglianze tra chi la padroneggia e chi resta indietro. Non è dunque la semplice adozione dell’intelligenza artificiale alla qualità e intensità del suo utilizzo, con implicazioni profonde non solo sul piano operativo ma anche su quello sociale, occupazionale e di governance.
Indice
- 1 Dall’adozione diffusa all’uso avanzato: il vero collo di bottiglia della GenAI
- 2 Sicurezza del posto di lavoro: l’AI riduce l’ansia solo per chi la padroneggia
- 3 Pressione economica e impatto dell’AI sul reddito
- 4 Il divario nelle competenze: l’upskilling resta sbilanciato tra vertici e resto della forza lavoro
Dall’adozione diffusa all’uso avanzato: il vero collo di bottiglia della GenAI
L’analisi di PwC rileva che il 54% dei lavoratori globali ha utilizzato strumenti di GenAI sul lavoro negli ultimi 12 mesi, segno che la tecnologia ha già superato la fase sperimentale. Tuttavia, solo il 14% dichiara un utilizzo quotidiano, dato che introduce una prima frattura: l’AI è presente, ma non è ancora parte integrante dei processi quotidiani.

La distanza tra questi due numeri spiega perché i benefici siano distribuiti in modo diseguale. L’uso occasionale consente vantaggi limitati, mentre l’uso quotidiano permette di sviluppare competenze, automatizzare attività ripetitive, ridurre i tempi morti e migliorare la qualità delle decisioni. Non sorprende quindi che il divario di produttività tra utenti giornalieri e sporadici sia di 34 punti percentuali (92% contro 58%).

Sicurezza del posto di lavoro: l’AI riduce l’ansia solo per chi la padroneggia
Un altro elemento chiave della ricerca riguarda la sicurezza occupazionale, intesa come stabilità lavorativa e benessere finanziario, che si conferma un driver fondamentale della motivazione. I lavoratori molto fiduciosi della sicurezza del proprio posto di lavoro risultano il 51% più motivati rispetto a chi non condivide la stessa fiducia, mentre chi è ottimista sul futuro del proprio ruolo all’interno dell’organizzazione è circa il doppio più motivato rispetto a chi guarda al futuro con incertezza.
È in questo contesto che va letto il dato sulla GenAI: il 58% degli utenti giornalieri si sente più sicuro del proprio lavoro, contro il 36% degli utenti occasionali. La differenza suggerisce che l’AI non riduce automaticamente l’ansia occupazionale, ma tende a farlo solo quando è accompagnata da competenze, continuità d’uso e una percezione di controllo sul cambiamento. Dove questi elementi mancano, la tecnologia viene vissuta come una minaccia anziché come una leva di rafforzamento professionale.
Pressione economica e impatto dell’AI sul reddito
Anche la pressione economica pesa in maniera non indifferente dato che il 14% dei lavoratori fatica o non riesce a pagare le bollette mensili, mentre un ulteriore 42% riesce a coprirle con poco o nessun margine per il risparmio. Complessivamente, il 55% della forza lavoro globale vive una condizione di difficoltà finanziaria, in aumento rispetto al 52% del 2024.
In questo quadro l’AI può rappresentare un fattore di opportunità: il 52% degli utenti giornalieri di GenAI ha infatti dichiarato benefici salariali nell’ultimo anno, contro il 32% degli utenti sporadici. Una differenza di 20 punti percentuali che indica come l’AI stia già influenzando la distribuzione del valore economico. Questo non implica che l’AI aumenti automaticamente gli stipendi, ma che chi la utilizza in modo avanzato migliora la propria posizione negoziale e il proprio valore nel mercato del lavoro.
Il divario nelle competenze: l’upskilling resta sbilanciato tra vertici e resto della forza lavoro
Per spingere l’adozione dell’AI, di fondamentale importanza è l’aggiornamento delle competenze ma, nonostante gli investimenti delle aziende annunciati, l’indagine PwC evidenzia una distribuzione ancora disomogenea delle opportunità di apprendimento. Solo il 51% dei lavoratori non manageriali ritiene di avere accesso alle risorse necessarie per la formazione e lo sviluppo, una quota che sale al 66% tra i manager e al 72% tra i dirigenti senior.
Alla luce delle tendenze attuali, il rischio è che chi già utilizza l’intelligenza artificiale continui ad ampliare il proprio vantaggio rispetto al resto della forza lavoro. Tra gli utenti giornalieri di AI, il 75% dichiara di disporre di adeguate risorse per l’apprendimento, mentre questa percentuale scende al 59% tra chi utilizza l’AI solo occasionalmente.
