ESG e modelli operativi

AIPB – Oliver Wyman, ecco la roadmap che il wealth management chiede per la filiera ESG

Per il 97% dei wealth manager la sostenibilità rappresenta un fattore distintivo nella gestione degli investimenti. E il 76% dichiara un alto livello di ingaggio del consiglio di amministrazione e del top management sulla sostenibilità degli investimenti. È quanto emerge dall’indagine sul livello di maturità rispetto all’integrazione delle migliori prassi ESG nella filiera del Wealth & Asset management, condotta dall’Associazione Italiana Private Banking (AIPB) con il supporto di Oliver Wyman, società di consulenza del gruppo Marsh & McLennan Companies. Il 90% del panel dichiara di aver definito una policy per la gestione degli investimenti in chiave sostenibile e il 95% dichiara di discutere regolarmente le tematiche di sostenibilità con i clienti.

La filiera italiana del Private Banking è dunque pronta nel suo complesso ad agganciare l’evoluzione e adottare le best
practice internazionali con convinzione e impegno. A spingere AIPB a promuovere l’analisi per tracciare la road map verso una piena integrazione dei criteri ESG nei modelli operativi, sono stati due fattori endogeni al mercato del wealth & asset management: la rilevanza strategica della sostenibilità nella gestione degli investimenti e l’attenzione da parte della clientela e degli operatori. Tra i fattori trainanti, invece, di tipo esogeno, spiccano la crescente attenzione dell’opinione pubblica; la crescente percezione da parte degli investitori delle implicazioni e una maggiore sofisticazione delle strategie d’investimento; la presenza in Europa di una normativa ESG stringente in tutti i settori dell’economia, che non esiste in altri Paesi del mondo; lo stanziamento di ingenti risorse finanziarie tramite programmi di investimento pubblico, come ad esempio il PNRR.

Condotta nel corso del terzo trimestre 2021, la ricerca, che verrà presentata integralmente nel corso del XVII Forum del Private Banking AIPB il 24 novembre, ha indagato un panel rappresentativo costituito da circa 40 asset e wealth manager, 23 banche private, che insieme rappresentano l’87% degli asset in gestione totali del private banking, e le 19 società di gestione del risparmio leader nazionali e internazionali associate AIPB. 

L’indagine si articola su 50 domande per otto ambiti di ricerca e restituisce la fotografia della filiera e di come essa si stia attrezzando per assumere il ruolo di cinghia di trasmissione fondamentale nel processo di transizione verso un’economia sostenibile nel nostro Paese e in Europa. L’obiettivo dell’analisi è, infatti, tracciare il percorso trasformativo dell’industria affinché l’impegno e l’ambizione di oggi sia realizzato entro il 2025. Questo percorso, come emerge dalla ricerca, dovrà essere accompagnato oltre che da convinzione e impegno, da ingenti investimenti sul fronte del reperimento e formazione delle competenze necessarie e dall’aggiornamento delle piattaforme tecnologiche.

Paolo Langé, Presidente AIPB

“L’imponente mobilitazione internazionale in risposta all’urgenza climatica e di transizione verso un’economia sostenibile ha messo in evidenza il ruolo cruciale della finanza privata”, ha commentato Paolo Langé, Presidente AIPB. “Oggi il mondo guarda alla finanza e alla ricchezza privata perché accompagni e moltiplichi gli sforzi delle nazioni nel dare risposte durature alle sfide globali”. 

Saverio Perissinotto, Vice-Presidente AIPB

“L’attuazione di una reale trasformazione della finanza in chiave Esg  impone cambiamenti radicali nel modo di rappresentarsi delle imprese, nei processi di selezione degli investimenti , nei sistemi operativi di gestione e nella comunicazione con la clientela”, ha aggiunto Saverio Perissinotto, Vice-Presidente di AIPB, “Un processo articolato sul quale l’industria del Wealth Management ha voluto confrontarsi attraverso la analisi condotta da Aipb con la consulenza di Oliver Wyman per capire a quale grado di ambizione puntare e in che tempistica. I risultati hanno messo in evidenza un’elevata convinzione ed impegno dell’industria che si sta traducendo in una integrazione graduale delle pratiche più avanzate in termini di Esg”.

Le principali evidenze emerse

L’Europa, all’avanguardia sulle tematiche di sostenibilità, cattura più dell’80% dei volumi di investimenti sostenibili a
livello mondiale, pari a 1500 miliardi di euro nel 2020
. Con un tasso di crescita del 29% nei prossimi anni e volumi che si stima toccheranno i 4500 miliardi nel 2025. In questo contesto, l’Italia rappresenta uno dei mercati più sofisticati con un 20% delle masse in gestione relative a prodotti classificati come articolo 8 o 9 SFDR.

La road map evolutiva

L’industria dovrà risolvere le criticità in sede di formulazione dei giudizi di sostenibilità sui singoli strumenti finanziari costruendo scoring ESG proprietari partendo da dati grezzi di più fornitori e completandoli con informazioni interne derivanti dalla propria attività di engagement e voting e utilizzando fonti alternative, analizzate
con tecniche avanzate come il machine learning. La complessità è dovuta alla disponibilità dei dati per formulare
giudizi coerenti: i dati esistenti non provvedono a coprire l’universo investibile e mappare tutte le asset class,
quando ci sono, i dati provengono da fonti diverse e discordanti tra loro.

Fonte: AIPB

Oggi l’industria dovrà affrontare il nodo delle competenze all’interno dell’organizzazione, introducendo programmi di formazione integrati e personalizzati, prevedendo la collaborazione con università e centri di ricerca per sviluppare le competenze necessarie a riflettere la sostenibilità nella gestione degli investimenti e nei processi di consulenza, inserendo programmi di incentivazione e recruiting declinati su obiettivi ESG.

Come evolverà dunque l’industria da qui al 2025, quando i volumi investiti secondo criteri ESG saranno triplicati?

L’impegno dell’industria per la transizione dovrà tradursi nella trasformazione dei processi di consulenza intesi sia come profilazione del cliente con una valutazione degli obiettivi e delle preferenze di sostenibilità, sia come combinazione di variabili per la corretta costruzione di un portafoglio ESG. Per la profilazione dei clienti l’industria svilupperà proposizioni di valore innovative a partire dalla capacità di comprendere a fondo le esigenze di sostenibilità dei propri clienti e individuare strategie di investimento coerenti in grado di raggiungere i target definiti.

Le logiche di inclusione delle variabili ESG nella costruzione del portafoglio e l’asset allocation strategica risentono della complessità nella valutazione degli impatti che le differenti variabili e profili di sostenibilità hanno sul rischio e il rendimento degli strumenti finanziari, che si traduce in una generalizzata difficoltà a comprendere e includerle nel processo di consulenza. Una soluzione evidenziata dalla ricerca sarebbe quella di superare questa dicotomia scoprendo le opportunità offerte da un diverso approccio all’investimento che adotti prassi di engagement: per esempio, aziende che offrono profili ESG deboli possono offrire opportunità di rendimento interessanti ed essere coerenti con gli obiettivi ESG.