Il report dell’ERM Sustainability Institute evidenzia un cambio di paradigma concreto per la sostenibilità che proseguirà nei prossimi mesi tra pressioni geopolitiche, sfide energetiche e trasformazione digitale
Dalla sostenibilità come leva di valore alla crescente complessità energetica, fino all’integrazione dell’intelligenza artificiale e alla centralità dei dati ambientali, sociali e di governance: sono queste le direttrici che guideranno le strategie delle imprese nel 2026. Un’evoluzione che segna il passaggio definitivo dei temi ESG a cardine operativo nei modelli industriali. E non per ottemperare ad obblighi normativi, sempre più lassi, né per migliorare la propria reputazione: bensì perché conviene. Conviene, soprattutto in un momento di crisi, cercare vie alternative nuove e più efficienti. Conviene, con la consapevolezza che gli impatti di clima e guerra sono inevitabili, ridurre i rischi e migliorare la conoscenza interna e delle filiere. In particolare per questo, l’integrazione di soluzioni innovative guidate da dati e una riorganizzazione di modalità e funzioni orienteranno le strategie del 2026. È quanto emerge dal 2026 Annual Trends Report dell’ERM Sustainability Institute, secondo cui i prossimi dodici mesi consolideranno il cambio di rotta della sostenibilità: da ammaliante dichiarazione di intenti a concreta fonte di creazione di valore per l’impresa. D’altro canto, già nel 2025, ricorda l’advisor citando uno studio Deloitte, l’83% delle aziende ha aumentato la spesa in sostenibilità, con l’obiettivo di generare ricavi e rafforzare la resilienza in un contesto segnato da volatilità politica, tensioni commerciali e incertezza economica.
Il report descrive il 2026 come un anno di “pressioni competitive e nuovi approcci”, in cui le imprese non rallentano sugli obiettivi ESG, ma li integrano sempre più profondamente nelle logiche fondamentali del business.
Indice
Una sostenibilità che genera valore
La trasformazione più evidente riguarda il ruolo della sostenibilità all’interno delle strategie aziendali. Non più costo o vincolo reputazionale, ma vero driver commerciale. Stando ai dati di una survey globale di HSBC, il 95% delle aziende considera oggi la sostenibilità un’opportunità di business, mentre il 99% si aspetta un vantaggio competitivo nei prossimi tre anni.
Questo cambio di paradigma è guidato da fattori concreti. Le tensioni commerciali hanno generato oltre 1.200 miliardi di dollari di costi aggiuntivi globali nel 2025, spingendo le imprese a cercare efficienze e nuove fonti di valore. Nell’outlook 2026 ERM fa una sintesi di diversi studi internazionali dell’ultimo anno, per evidenziare come questo cambio di paradigma nei confronti della sostenibilità sia già in atto, nonostante i venti apparentemente contrari nei confronti delle tematiche ambientali, sociali e di governance. Per esempio, nel 2025, il 77% degli investitori istituzionali ha concentrato l’attenzione su temi ESG con impatto finanziario diretto, mentre l’82% delle aziende ha dichiarato benefici economici dalla decarbonizzazione, con ritorni anche superiori al 10% dei ricavi in alcuni casi. Una ricerca di sostenibilità, quindi, non legata a compliance normativa o a trend di moda, bensì alla necessità di innovare e cercare strade alternative in un momento di crisi globale.
Parallelamente, la sostenibilità diventa un fattore critico anche nei grandi progetti industriali e infrastrutturali. Ritardi legati a permessi, opposizione delle comunità o impatti ambientali possono comportare perdite milionarie, spingendo le aziende a integrare fin dalle fasi iniziali considerazioni sociali e ambientali per garantire tempi e ritorni sugli investimenti. In questo caso, quindi, integrare le considerazioni ESG significa farsi trovare pronti e trasformare i rischi in leve di valore.
Stando a quanto riporta ERM “non si tratta però solo di mitigare i rischi” (si consideri che solo nel 2024 gli impatti fisici del cambiamento climatico sono costati almeno 1.400 miliardi di dollari all’economia globali, 10 volte di più del 2000, oltre al fatto che mantenendo tale traiettoria di emissioni di CO2, il cambiamento climatico potrebbe ridurre di 2300 miliardi dollari il PIL globale entro il 2050), ma di sfruttare la convenienza, appunto, economica: il cambiamento climatico stesso sta generando nuovi mercati, con oltre 1.200 miliardi di dollari di ricavi già legati a soluzioni di adattamento e prospettive di crescita fino a 4.000 miliardi entro il 2050.
“Le prestazioni ambientali e sociali sono sempre più riconosciute come uno dei principali fattori trainanti del successo dei progetti di capitale, per farlo le aziende devono sfruttare appieno i dati di sostenibilità” rende noto ERM.
Energia: cresce la complessità con l’aumento della domanda
Il secondo grande trend riguarda l’energia, oggi al centro di una complessità senza precedenti, alimentata da dinamiche geopolitiche, crescita della domanda e volatilità dei mercati. La domanda energetica globale è in forte crescita, +2,2% nel 2024, mentre gli investimenti energetici hanno raggiunto il record di 3.300 miliardi di dollari nel 2025.
In questo scenario, aziende e governi stanno adottando approcci pragmatici e diversificati, abbandonando visioni unidirezionali. Le strategie “all-of-the-above”, che combinano rinnovabili, gas, nucleare e tecnologie emergenti, riflettono la necessità di garantire continuità operativa e competitività economica, senza rinunciare agli obiettivi di decarbonizzazione.
Allo stesso tempo, cresce l’attenzione sulla resilienza delle infrastrutture energetiche. Con la domanda elettrica destinata a crescere fino al 30% entro il 2035, le aziende stanno investendo sempre più in soluzioni decentralizzate come microgrid e sistemi di accumulo per evitare e affrontare interruzioni e tensioni eventuali della filiera.
Digitale: sfide e opportunità nell’era dei dati
La trasformazione digitale introduce nuove opportunità, ma anche nuove sfide per la sostenibilità.
L’espansione dell’intelligenza artificiale e dei servizi cloud sta alimentando una crescita senza precedenti dei data center, infrastrutture essenziali ma altamente energivore. La disponibilità di energia e acqua è già oggi un fattore limitante per lo sviluppo di nuovi impianti, mentre cresce l’attenzione delle comunità locali sugli impatti ambientali.

In questo scenario, la sostenibilità diventa un fattore sempre più determinante per lo sviluppo del digitale. Gli operatori stanno investendo in sistemi di raffreddamento più efficienti, in fonti energetiche dedicate, in alcuni casi anche il nucleare, e in soluzioni innovative per ridurre l’impatto ambientale.
Allo stesso tempo, la tecnologia è anche parte della soluzione. L’intelligenza artificiale viene sempre più utilizzata per migliorare l’efficienza operativa, rafforzare la qualità dei dati ESG e rendere più trasparente la rendicontazione lungo la supply chain. In questo senso, la sostenibilità nell’era digitale si configura come un pendolo tra impatto e opportunità.
Trasformazione EHS: da compliance a leva di performance
L’ultimo trend evidenzia una trasformazione profonda delle funzioni EHS (Environment, Health & Safety), che passano da ruolo di compliance a leva strategica per la creazione di valore.
In un contesto caratterizzato da crescenti rischi climatici, normativi e geopolitici, le aziende stanno rivedendo i propri modelli organizzativi per rendere queste funzioni più integrate e orientate alla performance. L’adozione di modelli centralizzati, l’utilizzo di strumenti digitali e l’integrazione dei dati consentono di migliorare l’efficacia e ridurre i costi, rispondendo al tempo stesso a requisiti normativi sempre più stringenti.
Cresce inoltre l’attenzione alla gestione dei rischi ambientali, come la contaminazione di PFAS o il decommissioning di impianti obsoleti. In questi ambiti emerge un approccio sempre più olistico e strategico, che combina mitigazione dei costi e degli impatti reputazionali, resilienza climatica e attenzione alle implicazioni sociali.
Dati ESG: verso standard “investor-grade”
Infine, il report evidenzia una crescente pressione sulla qualità dei dati di sostenibilità. Con l’espansione di normative come la CSRD in Europa e nuovi standard globali, le aziende devono produrre informazioni sempre più affidabili, comparabili e verificabili.
Non a caso oltre il 90% della capitalizzazione globale pubblica dati ESG e il 73% delle grandi aziende utilizza sistemi di assurance. Dati e reporting di sostenbilità possono generare un ritorno fino a 21 volte l’investimento.
Allo stesso tempo, cresce il rischio di greenwashing: oltre 2.700 casi legali globali legati a dichiarazioni ambientali dimostrano che la credibilità è ormai un fattore critico.
Nel complesso, il report dell’ERM Sustainability Institute restituisce l’immagine di una sostenibilità sempre meno separata dal business e sempre più integrata nelle sue logiche fondamentali. In un mondo segnato da incertezza e trasformazioni rapide, le aziende non stanno arretrando, ma evolvendo: la sostenibilità diventa uno strumento per competere, innovare e creare valore nel lungo periodo.
