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Intervista

My-Linh Ngo (BlueBay): Sette trend che guidano l’agenda degli investimenti 2022

La pandemia potrebbe aver rallentato la crescita globale, ma lo slancio intorno agli investimenti ESG continua a prendere piede, e il 2022 sarà senza dubbio un altro anno impegnativo. My-Linh Ngo, Head of ESG Investment e Portfolio Manager di BlueBay ha identificato insieme al suo team sette macro-trend che definiranno gli investimenti ESG quest’anno. In questa intervista a ESGnews spiega quali saranno.

Quali crede che saranno le principali azioni dei leader globali per la lotta al cambiamento climatico?

Oltre al maggiore controllo su aziende, investitori e governi affinché dimostrino i progressi nella riduzione delle emissioni, il 2022 vedrà anche una crescente attenzione nei confronti della “corsa alla resilienza”, che riconosce la necessità di adattarsi al cambiamento climatico. Tutti gli occhi saranno puntati sui leader mondiali, che si incontreranno di nuovo alla Conferenza sul clima delle Nazioni Unite COP27, a novembre in Egitto. Se non si riescono a fare progressi su aspetti specifici come l’affrontare le emissioni “Scope 3”, le emissioni di metano e il finanziamento per i Paesi in via di sviluppo, sarà difficile rispettare l’impegno della COP26 di “mantenere il limite di 1,5 gradi”.

Ultimamente si stanno diffondendo sempre più iniziative e fondi dedicati al capitale naturale e alla biodiversità. Crede che questo trend si confermerà nel corso del 2022?

L’importanza del capitale naturale e della biodiversità acquisterà maggiore significato. Aspettiamoci di vedere una maggiore attenzione sugli ambienti marini (la cosiddetta “economia blu”) e sugli ecosistemi terrestri, in particolare le foreste. Temi come il cambiamento dello sfruttamento del suolo legato all’alimentazione e all’agricoltura, alle attività estrattive e alle infrastrutture saranno fondamentali, tanto quanto una maggiore enfasi su un approccio circolare alla produzione e al consumo. La seconda parte della COP15 sulla biodiversità avrà luogo ad aprile, con l’obiettivo di assicurare l’impegno dei governi per il “30×30” – l’impegno a proteggere il 30% delle loro terre e degli oceani entro il 2030.

Anche se la parte ambientale resta il focus principale di molte aziende, anche quella sociale sta assumendo sempre più importanza. Quali saranno secondo lei i temi sociali più rilevanti nel 2022? 
My-Linh Ngo, Head of ESG Investment e Portfolio Manager di BlueBay 

Se si considera la “S” di ESG, il “sociale”, i temi della forza lavoro includono il benessere e la resilienza, insieme alla diversità e all’inclusione. Riguardo quest’ultima, ci aspettiamo di vedere un ampliamento del focus iniziale su genere e razza. La tendenza verso un modello economico più inclusivo e flessibile sarà mantenuta nel 2022, con la pandemia che ha permesso di sviluppare un pensiero creativo su come le aziende ingaggiano talenti e trattengono i loro dipendenti. 
Più in generale, il lavoro e i diritti umani rimarranno rilevanti e riceveranno ulteriore attenzione. Se si iniziasse a vedere un approccio alla natura più basato sui diritti umani, si potrebbe aprire la strada al possibile riconoscimento globale del diritto a un ambiente sano, e ciò potrebbe rappresentare un vero game changer in termini di partecipazione alla governance della terra e delle risorse e alla protezione dei popoli indigeni.

Anche sulla governance ci dobbiamo aspettare una maggiore sensibilità?

Aspettiamoci di vedere una maggiore richiesta di integrazione dei criteri ESG nelle pratiche retributive per generare maggiore responsabilità e progresso. Prevediamo un maggior numero di investitori azionari esprimere la loro opinione attraverso attività di voto per delega e richiedere una reportistica più dettagliata, mentre gli obbligazionisti utilizzeranno le emissioni con etichetta ESG come trampolino di lancio per inquadrare le discussioni del management su questioni ESG strategiche. La pandemia di Covid-19 ha portato ad un aumento dei controlli sulla qualità del management; questo continuerà perché gli investitori riconoscono che il cambiamento è il new normal e le aziende dovranno dimostrare agilità e resilienza.

Che andamento prevede nell’ambito delle normative europee sulla finanza sostenibile?

I regolamenti europei relativi alla finanza sostenibile impatteranno maggiormente sui partecipanti al mercato finanziario e sugli emittenti. Accanto al rollout in corso del regolamento SFDR, sia la tassonomia verde sia le preferenze di sostenibilità MiFID si aggiungeranno al mix. 
Al di là della sostenibilità ambientale, ci aspettiamo che il lavoro sulla tassonomia sociale e il focus sui diritti umani progrediscano nel 2022. L’Europa non sarà sola nei suoi sforzi, dato che il Regno Unito e altre giurisdizioni cercano di definire le loro prese di posizione sull’ “evitare i danni” e sul “fare del bene” in termini di attività economiche e condotta a livello di entità. Con i dati ESG e i rating sempre più enfatizzati come base per le aziende che evidenziano le loro credenziali, la qualità, l’affidabilità e la comparabilità di questi provider sarà anch’essa sottoposta a maggior scrutinio quest’anno.

Quali pensa che saranno gli effetti dell’impegno regolatorio in tema di reporting di sostenibilità?

La spinta per una maggiore trasparenza continuerà, dato che il reporting fornisce la lente attraverso la quale le organizzazioni possono essere ritenute responsabili dei loro sforzi per aiutare il mondo a raggiungere i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Sarà necessaria una più ampia serie di dati per coprire una vasta gamma di questioni di rischio, politiche, processi e indicatori relativi alle prestazioni.
Mentre il cambiamento climatico resterà la massima priorità, ci aspettiamo di vedere più dati relativi ai rischi connessi a natura e diritti umani. La rilevanza dei fattori ESG e il loro impatto saranno ulteriormente discussi, con concetti come la “doppia materialità” che probabilmente garantiranno un dibattito più ampio. Mentre il volume dei dati crescerà, sarà prudente ricordare che la quantità non garantisce la qualità: c’è ancora lavoro da fare per concordare standard contabili e di reporting ESG globali per promuovere la fiducia in ciò che viene divulgato. Terremo d’occhio gli sviluppi di organismi come l’International Sustainability Standards Board (ISSB).

Può fornirci il suo punto di vista su stewardship, collaborazioni e partnership come strumenti di governance fondamentali per affrontare le questioni ESG?

Mentre l’elusione e il disinvestimento come strategia possono avere un posto come parte di un approccio considerato e mirato, non è desiderabile o pratico disinvestire dall’intera economia. Ecco perché la stewardship attiva rimarrà in primo piano per la maggior parte degli investitori. La collaborazione creativa e le partnership per allineare gli stakeholder con obiettivi condivisi saranno fondamentali quando si tratterà di affrontare i rischi ESG sistematici.

La comunità degli investitori deve affrontare delle sfide man mano che le questioni ESG diventano più complesse, con approcci diversi che emergono da diverse giurisdizioni. Gli scontri tra bias culturali, così come le diverse agende politiche ed economiche, non sono una buona ricetta per l’armonizzazione e la standardizzazione. 
In definitiva, mentre c’è molto che possiamo – e dovremmo – fare per accelerare la transizione verso la sostenibilità, ci sono anche dei limiti. Il nostro successo dipende dalle azioni di altri attori chiave come governi, policymaker e settore privato. 
Ma ci sono opportunità per quegli investitori che adottano un approccio robusto e ponderato, che integrano le considerazioni ESG nelle loro pratiche di investimento e collaborano con altri per sviluppare soluzioni.

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