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Analisi

Columbia Threadneedle: su quali tecnologie puntare per la transizione energetica

Per arrivare all’obiettivo del Net Zero per il 2050 è necessario un drastico cambiamento dell’attuale modello produttivo che riguarda in particolare il settore dell’energia. Ma se l’obiettivo è chiaro, lo è meno la ricetta per arrivarvi. Le soluzioni per raggiungere il traguardo di un’economia low carbon sono molteplici e certamente vanno adottate in modo complementare. E per un asset manager è importante cercare di capire su quali tecnologie e settori puntare.

Il tema della transizione energetica è al centro dell’incontro“Investing in the Global Energy Transition” organizzato da Columbia Threadneedle Investments che ha visto la partecipazione di Meg O’Connor, Equity Analyst, Todd Czachor, Senior Analyst and Head of Global Investment Grade Research e Jess Williams, Sustainable Finance and ESG Analyst, hanno analizzato e si sono confrontati su quali sarebbero le strade più efficaci e vantaggiose per arrivare a questo risultato.

La riduzione delle emissioni“, ha affermato Todd Czachor, “è l’obiettivo principale e soluzioni come elettrificazione, energie rinnovabili e CCUS (cattura, utilizzo e stoccaggio dell’anidride carbonica) sono elementi imprescindibili per proseguire su questa strada.” Per raggiungere il Net Zero però questi elementi dovrebbero essere implementati in maniera ben più consistente di quanto non lo siano attualmente, infatti, come si afferma nel World Energy Outlook 2020 della IEA (International Energy Agency), per arrivare al Net Zero le emissioni dovrebbero essere ridotte almeno del 40% entro il 2030 con le fonti a basse emissioni che dovrebbero fornire quasi il 75% della produzione globale di elettricità (da meno del 40% nel 2019) e con più del 50% delle autovetture vendute in tutto il mondo che siano elettriche (dal 2,5% nel 2019).

Sebbene il compito sia alla portata, le difficoltà di una integrazione cosi veloce e diffusa di fonti low carbon nell’economia spingono a spostare l’attenzione verso l’obiettivo più realistico del Net Zero entro il 2070 definito dalla IEA come SDS ossia Scenario dello Sviluppo Sostenibile in cui le emissioni di CO2 prodotte da combustibili fossili e processi industriali scendono a 3 Gt (dagli attauali 33 Gt) e sono compensate da tecnologie a emissioni negative, con conseguenti zero emissioni nette.

Le iniziative più facilmente realizzabili, per raggiungere tale traguardo, riguardano l’efficienza energetica, in particolare nei processi industriali, nel riscaldamento e raffreddamento degli ambienti e nel risparmio di carburante dei veicoli, ed impianti di energie rinnovabili, in particolare eolica e solare/fotovoltaica (PV). Il loro ruolo nel processo di decarbonizzazione è fondamentale infatti, stando alle previsioni dell’IEA, nei prossimi due decenni efficienza energetica ed energie rinnovabili contribuiranno insieme a circa il 70% del risparmio cumulativo di emissioni di CO2.

A lungo termine, invece, quattro ulteriori opportunità tecnologiche emergono come fondamentali per il percorso verso l’azzeramento delle emissioni nette: elettrificazione, CCUS, idrogeno e bioenergia.

“Il contributo dell’elettrificazione alla riduzione delle emissioni aumenta man mano che il settore energetico diventa completamente decarbonizzato: l’elettrificazione rappresenterà il 20% delle riduzioni di emissioni inquinanti, diventando così il maggior contributore singolo all’abbattimento di CO2. Il ruolo del CCUS, invece, sarà primario in un secondo momento e servirà per immagazzinare le emissioni inquinanti difficili da trattattare in altri modi” ha commentato Williams.

L’utilizzo di idrogeno a basso tenore di carbonio e i combustibili sintetici si prevede che influiranno per il 6% nel processo di riduzione delle emissioni a breve termine, mentre le biomasse saranno fondamentali ad esempio nei trasporti e nelle applicazioni industriali.

Gli sforzi per una riconversione più sostenibile del business Oil&Gas, come si vede nel grafico seguente, sono evidenti ma devono progredire e soprattutto essere intrapresi diffusamente soprattutto in un contesto molto a rischio come in quello attuale dove, in mancanza di azioni climatiche profonde, il traguardo Net Zero difficilmente sarà raggiungibile. Le iniziative orientate verso una transizione energetica del settore petrolifero provengono finora in gran parte dagli investitori che attraverso delle pratiche di azionariato attivo mirano a controllare e direzionare, anche se parzialmente, i piani aziendali affinché le aziende stesse stabiliscano e avviino dei percorsi di abbattimento delle proprie emissioni inquinanti e riconversione del business.

Come visto, il settore ha in atto una profonda trasformazione e molti colossi petroliferi hanno in corso progetti di sviluppo come lo stoccaggio di idrogeno, lo sviluppo di bioplastiche e il riciclo delle plastiche. “In qualità di asset manager resposabile, ha commentato O’Connor, abbiamo seguito molto da vicino la vicenda che ha coinvolto Royal Dutch Shell, esempio virtuoso del settore petrolifero, che ha dimostrato un notevole livello di integrazione della sostenibilità nei business e un processo di sviluppo avviato nelle aree ancora non coperte.”

La posizione di spicco e l’impegno promosso riflettono anche la prima storica sentenza nel suo genere comminatagli nel maggio di quest’anno dalla corte olandese che impose alla società, sulla base di un obbligo di diligenza non scritto nella legge, di ridurre le proprie emissioni globali di CO2 del 45% entro il 2030 in considerazione del fatto che le politiche climatiche della compagnia siano state ritenute insufficienti.

Exxonmobil e Chevron, invece, non tengono il passo dei competitors e dimostrano di aver accumulato un netto ritardo nello sviluppo dell’immagazzinamento di energie in particolare di quella proveniente da fonti energetiche rinnovabili. Come è stato per Shell, anche Exxonmobil era stata sollecitata ad un maggiore impegno in tema di decarbonizzazione del suo business in particolare da Engine No. 1, un piccolo gruppo di investitori attivisti, la cui iniziativa lo scorso maggio era salita alla cronaca per aver costretto l’azienda ad intraprendere azioni più concrete per rallentare il cambiamento climatico.

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