Per poter promettere un impatto positivo o un contributo alla transizione climatica servono spiegazioni e dati. Due nuove note di ESMA mostrano come comunicare i benefici degli investimenti senza ingannare chi investe, con esempi di buone e cattive pratiche.
Il 12 ottobre 2026 ESMA, l’autorità europea di vigilanza sui mercati finanziari, ha pubblicato due note sulla comunicazione dell’impatto ambientale e sociale degli investimenti e del loro contributo alla transizione climatica. Proseguendo una serie già avviata con le analoghe note sulle credenziali ESG e sulle strategie ESG, i documenti aiutano gli operatori a rendere le proprie dichiarazioni chiare, corrette e non fuorvianti, attraverso esempi di buone e cattive pratiche osservate sul mercato. L’attenzione è rivolta alle comunicazioni volontarie, compresi i materiali promozionali e i report, scritti o verbali.
Le note non introducono nuovi obblighi normativi e non esprimono una posizione sulla riforma del regolamento SFDR, né prescrivono un particolare approccio o livello di ambizione. Hanno uno scopo diverso, cioè fornire agli operatori gli strumenti per rispettare le responsabilità già esistenti nella comunicazione agli investitori.
Alla base di tutte le note ci sono quattro principi comuni. Le dichiarazioni devono essere accurate, cioè le caratteristiche del prodotto o dell’operatore senza esagerazioni né omissioni degli aspetti negativi, accessibili, con informazioni facili da trovare e comprendere, sostenute da evidenze, attraverso dati e metodologie credibili di cui siano esplicitati anche i limiti, e aggiornate, cioè comunicare tempestivamente i cambiamenti rilevanti. Questi criteri valgono anche per le immagini, i suoni e la terminologia, che devono risultare coerenti con le caratteristiche di sostenibilità dichiarate.
La comunicazione corretta dell’impatto positivo degli investimenti secondo ESMA
La nota sull’impatto spiega come gestire la comunicazione dei benefici ambientali o sociali che fondi e obbligazioni dichiarano di produrre. Secondo ESMA, è indispensabile chiarire a quale problema si intende dare risposta, come gli investimenti contribuiranno a farlo e come verranno misurati i risultati. Tutto questo distinguendo tra l’impatto delle aziende finanziate e quello prodotto dalle azioni dell’investitore. Una differenza che può sembrare sottile, ma cambia ciò che si può attribuire all’investimento. Tra le buone pratiche, ESMA cita un fondo che seleziona aziende biotecnologiche impegnate a sviluppare terapie per bisogni medici ancora insoddisfatti, dichiarando chiaramente che investire nel fondo non genera un beneficio sociale aggiuntivo rispetto a quello prodotto dalle imprese in portafoglio..
Quando un fondo rivendica invece un proprio contributo, deve spiegare in cosa consiste. ESMA cita un fondo che investe in istituti finanziari dell’Africa subsahariana, fornendo loro capitale per concedere più prestiti alle PMI che hanno difficoltà ad accedere al credito. Il fondo chiarisce anche come il suo intervento permetta di offrire condizioni di finanziamento particolarmente vantaggiose. È un modo per rendere comprensibile l’“addizionalità”, cioè il beneficio che, senza quel contributo, non si sarebbe verificato o sarebbe stato più limitato. Un principio che non è facile da dimostrare: per questo è essenziale illustrare il collegamento tra le azioni dell’investitore e il cambiamento atteso, senza attribuirsi risultati che dipendono anche da altri soggetti.
Escludere le aziende più inquinanti o selezionare quelle con buone pratiche ESG non basta, di per sé, a sostenere una promessa di impatto positivo. Tra le cattive pratiche, la nota cita un fondo climatico che promette benefici per ogni euro investito pur applicando soltanto esclusioni e criteri ESG, e una banca che rivendica un impatto ambientale positivo perché ha aumentato i finanziamenti verdi, senza spiegare quali benefici abbiano prodotto. Anche gli indicatori devono essere pertinenti: nell’esempio di un fondo che investe in infrastrutture sanitarie, il numero di nuovi ambulatori descrive ciò che è stato realizzato, mentre la riduzione dei tempi di attesa permette di valutare il beneficio per le persone. Per le obbligazioni, inoltre, deve essere riconoscibile il legame tra il denaro raccolto, i progetti finanziati e i risultati comunicati.
Transizione climatica: obiettivi, azioni e risultati devono essere verificabili
La nota sulla transizione riguarda fondi, obbligazioni e indici che dichiarano di sostenere il passaggio verso un’economia climaticamente neutra. Considerato che queste promesse guardano al futuro e possono dipendere dall’evoluzione delle tecnologie, dalle politiche pubbliche o dalla disponibilità di infrastrutture, l’operatore finanziario deve rendere noto anche questo margine di incertezza, alla pari degli obiettivi e delle azioni previste, per permettere di valutare nel merito i progressi.
Gli operatori devono chiarire se intendono ridurre le emissioni associate al portafoglio, investire in aziende con piani di transizione credibili oppure contribuire alla decarbonizzazione dell’economia reale. Tra le buone pratiche, ESMA descrive un fondo che punta ad abbattere del 30% l’intensità carbonica del portafoglio entro il 2029 rispetto al 2024: precisa la metrica, gli ambiti di emissione considerati e i traguardi intermedi, chiarendo che questo obiettivo riguarda le emissioni del portafoglio, non quelle delle imprese in cui investe.
Dire che l’80% degli investimenti andrà ad aziende “leader della transizione” non basta: bisogna spiegare perché sono considerate tali e con quali criteri sono state selezionate. Se la scelta si basa su rating ESG o analisi interne, occorre chiarire cosa valutano e come incidono sulle decisioni di investimento. Se il fondo investe anche nei combustibili fossili, deve spiegare come questi investimenti siano coerenti con gli obiettivi climatici dichiarati.
Per le obbligazioni, bisogna spiegare come verrà usato il denaro raccolto e come contribuirà agli obiettivi climatici dell’azienda. ESMA cita come buona pratica una utility che indica quali progetti finanzierà, come li ha scelti e quali risultati sta ottenendo. È invece insufficiente dichiarare che un’obbligazione finanzia la transizione climatica senza spiegare quali attività aiuteranno l’azienda a ridurre le emissioni e quali fanno semplicemente parte del suo lavoro quotidiano.
Alle promesse devono seguire aggiornamenti misurabili. Gli operatori dovrebbero misurare i progressi con gli stessi indicatori usati per definire gli obiettivi, spiegare eventuali cambiamenti nel metodo di calcolo e comunicare tempestivamente ritardi o traguardi diventati irraggiungibili, indicando le ragioni e le eventuali azioni correttive.
