L'Iran concentra il 90% della produzione mondiale e le scorte italiane coprono pochi mesi.

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Zafferano, filiera a rischio: dall’Iran il 90% dell’offerta globale

Circa il 90% dello zafferano mondiale proviene dall’Iran e, secondo operatori del settore, le scorte disponibili in Italia coprono oggi appena 6-7 mesi di domanda. Un dato che evidenzia la forte dipendenza della filiera da un unico Paese e che, alla luce delle tensioni in Medio Oriente, espone il mercato a rischi concreti di carenza e rincari.

A livello globale, la produzione si attesta intorno ai 300mila chilogrammi annui, con l’Iran che domina sia in termini di volumi sia come principale esportatore. Questa concentrazione rende il mercato particolarmente vulnerabile: eventuali interruzioni nella produzione o nelle esportazioni hanno effetti immediati sulla disponibilità del prodotto e sulle dinamiche di prezzo.

L’Italia si colloca tra i principali importatori europei. Secondo i dati più recenti di World Bank, le importazioni superano i 90mila chilogrammi annui per un valore vicino ai 20 milioni di dollari, con una quota significativa proveniente proprio dall’Iran. Una dipendenza che riguarda l’intera filiera, dalla trasformazione industriale alla ristorazione.

Il vero punto di pressione è rappresentato dalla logistica: le tensioni nell’area mediorientale e il blocco dello stretto di Hormuz stanno incidendo sui trasporti, con possibili ripercussioni su tempi di consegna, costi e assicurazioni delle spedizioni. In un mercato ad alto valore unitario, anche piccoli rallentamenti possono tradursi in oscillazioni significative dei prezzi.

Eppure la domanda continua a crescere. Le vendite di zafferano hanno registrato un aumento di circa il 5% nei volumi nell’ultimo anno, raggiungendo quasi 6mila chilogrammi, mentre il valore complessivo si attesta oltre i 40 milioni di euro. Un trend sostenuto nonostante prezzi medi elevati, pari a circa 6.700 euro al chilogrammo, che possono arrivare fino a 50mila euro per produzioni locali di nicchia.

Il prezzo riflette la complessità della produzione: per ottenere un chilogrammo di zafferano essiccato servono circa 150mila fiori e oltre 600 ore di lavoro manuale. Un processo che limita la possibilità di aumentare rapidamente l’offerta e rende difficile compensare eventuali shock produttivi.

Le prospettive dipendono ora dall’evoluzione dello scenario geopolitico. Se le scorte attuali consentono di coprire il breve termine, la campagna di raccolta dell’autunno 2026 rappresenta un passaggio cruciale. In caso di prolungamento della crisi, gli importatori potrebbero incontrare difficoltà nell’accesso alle aste iraniane e nell’organizzazione delle spedizioni, con effetti diretti sulla disponibilità del prodotto a partire dal 2027.

Alternative nel breve periodo appaiono limitate. Paesi come Afghanistan, Marocco e India contribuiscono alla produzione globale, ma con volumi insufficienti a bilanciare eventuali riduzioni dell’offerta iraniana.

In questo contesto, lo zafferano si conferma non solo una delle spezie più pregiate dell’agroalimentare, ma anche un indicatore sensibile delle tensioni internazionali: una filiera altamente concentrata, con margini ridotti di diversificazione e sempre più esposta ai rischi geopolitici.

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