Dopo le inchieste della Procura di Milano, Prada Group rafforza i controlli sulla filiera, rescinde i contratti con oltre 200 fornitori e rilancia una strategia di tolleranza zero su lavoro, sicurezza e sostenibilità.
Il settore della moda inizia a muoversi per monitorare la propria catena di fornitura. Alla luce di quanto emerso dalle diverse inchieste della Procura di Milano sui fornitori delle aziende del settore della moda, Prada Group ha deciso di intensificare i controlli sulla propria catena di fornitura arrivando a interrompere i rapporti con 222 fornitori e sub-appaltatori nell’arco di cinque anni. Una scelta che riflette una politica interna di “tolleranza zero” verso le violazioni delle norme sul lavoro, sulla sicurezza e sulla sostenibilità ambientale, in un settore sempre più esposto a rischi reputazionali e normativi. E che dimostra che accorgersi di quello che non va sia possibile, a patto che si voglia svolgere un’analisi attenta e responsabile.
Una politica di controllo rafforzata lungo tutta la supply chain
Dal 2020 il gruppo milanese ha avviato un piano strutturato di audit sulla propria filiera produttiva, che coinvolge circa mille fornitori localizzati prevalentemente nel Nord e nel Centro Italia. Secondo quanto riportato dal Financial Times, in cinque anni sono state effettuate oltre 850 ispezioni, con verifiche sia programmate sia a sorpresa.
L’esito di questo monitoraggio è stato significativo: in più di un quarto dei casi sono emerse irregolarità tali da portare alla risoluzione immediata dei contratti. Le criticità riscontrate hanno riguardato soprattutto violazioni del diritto del lavoro, carenze nelle misure di salute e sicurezza e una gestione non conforme dei rifiuti industriali. In alcuni stabilimenti sono stati individuati dormitori interni e condizioni operative non in linea con gli standard richiesti dal gruppo.
I numeri degli audit e le irregolarità emerse nel 2025
L’ultimo ciclo di controlli, condotto nel 2025, offre una fotografia particolarmente chiara della situazione. Su 188 ispezioni effettuate, 43 imprese sono risultate non conformi agli standard di Prada, pari a circa il 23% del totale. In sei casi sono state riscontrate negligenze considerate gravi, mentre negli altri sono emerse comunque difformità rilevanti rispetto ai requisiti di sicurezza, organizzazione del lavoro e tutela dei dipendenti.
Questi dati confermano come, nonostante l’elevato posizionamento del Made in Italy nel lusso, la frammentazione della filiera continui a rappresentare un’area di rischio. Per Prada, la rescissione dei contratti non è stata accompagnata solo da un rafforzamento dei controlli, ma anche da un progressivo ripensamento del modello produttivo, orientato a partner più strutturati e affidabili.
Il contesto giudiziario e le pressioni sul sistema moda
La decisione del gruppo si colloca in un momento delicato per l’intero comparto. Negli ultimi anni la Procura di Milano ha avviato numerose indagini sullo sfruttamento del lavoro lungo le catene di fornitura della moda e del lusso, contestando a diversi marchi una vigilanza insufficiente sui propri fornitori.
Prada non risulta indagata, ma nel dicembre scorso è rientrata tra le aziende a cui la magistratura ha richiesto informazioni e documentazione per verifiche approfondite. Un passaggio che evidenzia come, secondo gli inquirenti, la complessità della filiera non possa più giustificare mancanze nei controlli e che le grandi maison siano chiamate a un ruolo più attivo e responsabile nel garantire condizioni di lavoro dignitose.
Governance, investimenti e strategia industriale
Per presidiare in modo più efficace la supply chain, Prada ha creato una struttura interna dedicata agli audit composta da undici specialisti, affiancati da consulenti esterni. Parallelamente, il gruppo ha investito in integrazione verticale e qualità industriale, destinando dal 2019 al 2025 circa 260 milioni di euro all’ampliamento e alla messa in sicurezza dei propri stabilimenti in Italia.
L’esclusione di oltre 200 fornitori rappresenta una scelta onerosa dal punto di vista operativo, ma strategica sul piano della reputazione e della sostenibilità di lungo periodo. In un contesto in cui il sistema moda è chiamato a dimostrare maggiore responsabilità sociale, l’approccio di Prada indica una direzione chiara: il controllo della filiera non è più un’opzione, ma una componente strutturale del modello di business. Una linea che potrebbe diventare un riferimento anche per altri protagonisti del lusso italiano ed europeo.
