CHANEL, Zegna, Kering, Moncler e Prada insieme per ridurre le emissioni e promuovere la sostenibilità delle catene di fornitura, partendo dall’Italia con un progetto di raccolta armonizzata dei dati ambientali
Le principali maison del lusso europeo uniscono le forze per accelerare la transizione sostenibile della moda. The Fashion Pact, coalizione globale di aziende del settore moda e tessile impegnate nella tutela del clima, della biodiversità e degli oceani, lanciata nel 2019 su iniziativa del presidente francese Emmanuel Macron, presenta l’European Accelerator, un’iniziativa congiunta che coinvolge CHANEL, Ermenegildo Zegna Group, Kering, Moncler Group e Prada Group. L’obiettivo è decarbonizzare le catene di fornitura del settore e semplificare la rendicontazione ambientale dei fornitori. Il progetto, che prende avvio in Italia, punta a creare strumenti condivisi, promuovere l’efficienza energetica e facilitare l’accesso ai finanziamenti necessari per una moda a basse emissioni e più resiliente.
Come funziona l’iniziativa per ridurre gli impatti della moda: le 3 fasi
L’iniziativa si articola in tre aree di lavoro interconnesse che mirano ad accelerare la decarbonizzazione delle catene di fornitura.
In primo luogo, l’Accelerator sta lavorando per coinvolgere l’industria della moda di lusso nella definizione di un questionario facoltativo e non esaustivo per i fornitori sui dati ambientali rilevanti, con l’obiettivo di migliorare la qualità e la coerenza delle metriche ambientali e al contempo ridurre l’onere amministrativo della rendicontazione per i fornitori.
Successivamente, l’Accelerator intende rafforzare le iniziative di formazione e sviluppo delle competenze tra i fornitori, oltre a individuare opportunità di miglioramento dell’efficienza energetica e di adozione delle energie rinnovabili.
Riconoscendo che il finanziamento rimane uno dei principali ostacoli al progresso, l’Accelerator lavorerà anche per favorire l’accesso dei fornitori agli investimenti necessari per adottare tecnologie più pulite e promuovere una trasformazione duratura.
Fase 1: armonizzare la raccolta dei dati ambientali dai fornitori
Attualmente l’Accelerator è nella sua prima fase che affronta, come anticipato, il tema di come ridurre l’onere amministrativo della rendicontazione di sostenibilità per i fornitori, proponendo un questionario facoltativo e non esaustivo sui dati ambientali rilevanti.
L’Accelerator ha avviato lo sviluppo, con il supporto tecnico di Quantis, società di consulenza ambientale del gruppo BCG, di un questionario per i fornitori focalizzato su energia, acqua e rifiuti. Il questionario è stato testato per sei settimane con un gruppo eterogeneo di 74 fornitori in Italia (tra cui produttori di prodotti finiti, concerie, produttori tessili, di filati e accessori) e con il contributo della Camera Nazionale della Moda Italiana, che rappresenta oltre 200 brand associati.
Attraverso la creazione di un modello di domande per la raccolta armonizzata dei dati ambientali, l’Accelerator si impegna a promuovere chiarezza, ridurre l’onere amministrativo della rendicontazione e favorire progressi ambientali concreti lungo le filiere della moda.
I fornitori, a loro volta, grazie a questo nuovo strumento, potranno beneficiare di un processo di rendicontazione semplificato che elimina ridondanze, migliora l’affidabilità dei dati e riduce i tempi di compilazione.
Il questionario è disponibile per tutti i brand di moda che volessero testarlo. Rendendolo disponibile a tutti, l’Accelerator mira a incoraggiare ad adottare metriche di rendicontazione armonizzate.
Il questionario, attualmente già testato e utilizzato dai fornitori del pilot, verrà progressivamente esteso lungo la catena di fornitura. Sarà inoltre aggiornato regolarmente da un comitato tecnico, per garantirne l’allineamento alle normative e alle migliori pratiche più recenti.
Decarbonizzare le filiere italiane
Stando ai dati dello studio JUST FASHION TRANSITION 2025 di The European House Ambrosetti, saranno necessari 4,4 miliardi di euro entro il 2030 affinché il settore della moda europeo possa raggiungere i propri obiettivi di decarbonizzazione. Tuttavia, in Italia, dove molte maison di lusso concentrano la produzione, pressioni economiche, come alti livelli di indebitamento, rendono l’investimento necessario inaccessibile per circa il 58% dei fornitori. Inoltre, la mancanza di una rendicontazione standardizzata sulla sostenibilità rende difficile ottenere dati accurati sulle pratiche ambientali dei fornitori.
