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Fact check

Trump all’ONU: “il cambiamento climatico è una truffa”, ma i dati e la realtà lo smentiscono

Donald Trump ha nuovamente negato l’esistenza del cambiamento climatico, definendolo “la più grande truffa mai perpetrata” e un “complotto” ordito da “persone stupide”. Questa volta lo show del presidente degli Stati Uniti è avvenuto sul palco della 80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In un discorso di quasi un’ora, ben oltre i tempi concessi agli altri capi di Stato, Trump ha attaccato le politiche green, accusandole di mettere in ginocchio le economie occidentali, in particolare quelle europee.

Secondo il tycoon, le energie rinnovabili come l’eolico e il solare “non funzionano, sono costose e inaffidabili”. Ha inoltre liquidato il concetto di carbon footprint come “un’invenzione maligna”, ribadendo che solo i combustibili fossili, petrolio, gas e persino carbone, sarebbero in grado di garantire prosperità e sicurezza energetica.

Queste dichiarazioni, accolte da mormorii e reazioni di disagio tra i delegati, si inseriscono in una lunga tradizione di negazionismo climatico da parte di Trump.

Perchè fatti e dati smentiscono le affermazioni di Trump

Le affermazioni del presidente statunitense sono però in netta contraddizione con decenni di ricerche scientifiche che documentano come l’attività umana, in particolare l’uso dei combustibili fossili, stia accelerando il riscaldamento globale e quindi che non solo il cambiamento climatico esiste ma che la causa è di origine antropica, ovvero determinata dalle attività umane.

E d’altro canto le dichiarazioni di Trump sono in netta contrapposizione con la realtà dei fatti. Un’analisi in stile fact-check, pubblicata dalla redazione scientifica di ABC News, aiuta a metterlo a fuoco:

  • “Il cambiamento climatico è un’invenzione” → Smentito. L’ultimo rapporto dell’IPCC ribadisce che “le attività umane hanno inequivocabilmente causato il riscaldamento globale” e che senza un taglio netto delle emissioni i rischi diventeranno “gravi e irreversibili”. Punto di riferimento per gli aggiornamenti sulla questione climatica, l’IPCC, gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, è un organismo ONU formato da esperti che analizzano e riassumono migliaia di pubblicazioni peer-reviewed da tutto il mondo per formare la base scientifica per le decisioni politiche. Del medesimo parere è il National Climate Assessment degli Stati Uniti, che include i contributi di migliaia di scienziati di tutto il mondo e viene sottoposto a un rigoroso processo di revisione aperta e indipendente che dura diversi anni.
  • “Le rinnovabili non funzionano e costano troppo” → Falso. Nel 2024 l’80% della crescita della produzione elettrica mondiale è arrivata da fonti rinnovabili e nucleari, che per la prima volta hanno coperto il 40% dell’elettricità globale complessiva, stando ai dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA). Negli Stati Uniti, eolico e solare hanno raggiunto il 16% della produzione nazionale, superando per la prima volta il carbone. Secondo l’International Renewable Energy Agency, nello stesso anno oltre il 90% dei nuovi progetti da fonti rinnovabili è risultato più economico dei combustibili fossili. Il solare fotovoltaico costa in media il 41% in meno rispetto al carbone.
  • “L’Europa è in crisi per colpa delle politiche verdi” → Fuorviante. La Germania, per esempio, ricava già oltre il 60% della sua energia da fonti rinnovabili e ha confermato l’obiettivo dell’80% entro il 2030. A settembre Katherina Reiche, Ministro tedesco per l’Economia e l’Energia, ha affermato che l’espansione delle rinovabili sono senza dubbio un grande successo e che la transizione energetica è a un importante punto di svolta in termini di sicurezza dell’approvvigionamento da fonti pulite e accessibilità economica.
  • “Il calcolo della carbon footprint è una bufala” → Inesatto. L’impronta di carbonio è uno strumento scientificamente valido per misurare l’impatto ambientale delle attività umane.
  • “Ridurre le emissioni di carbonio fa perdere posti di lavoro” → Inesatto. La transizione energetica sta cambiando la composizione del mercato del lavoro negli Stati Uniti, senza provocare una perdita netta di occupazione. Stando ai dati riportati da abc News nel 2024 i posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili sono cresciuti più di tre volte più velocemente rispetto al resto dell’economia americana. “Negli ultimi cinque anni sono stati creati oltre 500.000 nuovi impieghi legati al green, superando di gran lunga la crescita dei settori legati ai combustibili fossili e ai veicoli a benzina e diesel. Solo nel 2024, l’82% dei nuovi posti di lavoro nel settore energetico è arrivato dalle rinnovabili”.

Come queste, anche altre delle affermazioni del tycoon possono essere smentite. Non ultima quella delle morti europee causate dall’assenza di condizionatori. Sebbene quella della loro lenta installazione in palazzi storici e con determinate caratteristiche strutturali come quelli presenti in Europa sia un tema dibattutto, secondo Copernicus, l’agenzia europea per il cambiamento climatico, dal 1980 a oggi l’Europa si è scaldata a un ritmo doppio rispetto alla media globale. Nel 2024, l’anno più caldo mai registrato a livello mondiale, il continente ha vissuto il secondo maggior numero di giornate con livelli di stress termico da forte a estremo. La crescente necessità di climatizzazione, dunque, è un fenomeno recente, legato proprio al riscaldamento globale.

Eventi estremi in Asia: la crisi climatica è già qui

Al contempo, è doveroso segnalare come, mentre Trump definiva il climate change “una bufala”, in Asia si stiano verificando eventi estremi che, data la loro intensità e frequenza, corrispondono ai fenomeni che la comunità scientifica indica come conseguenze dirette del riscaldamento globale. Ne sono quindi esempio le piogge monsoniche che hanno provocato inondazioni diffuse, sommergendo intere città e causando centinaia di vittime in India e Bangladesh, il tifone Maysak che in Cina ha colpito le province costiere con venti devastanti e mareggiate record, costringendo oltre un milione di persone all’evacuazione, la serie di tempeste tropicali che nelle Filippine ha portato frane e allagamenti, con danni enormi alle infrastrutture agricole e l’ondata di calore fuori stagione in Giappone che ha superato i 40 gradi in diverse città, mettendo sotto pressione il sistema sanitario.

Il Summit sul Clima dell’ONU

Il giorno dopo il discorso delirante di Trump, il 24 settembre, si è tenuto sempre a New York il Climate Summit 2025 dell’ONU. In questa occasione circa 100 Paesi parte dell’Accordo di Parigi, che insieme rappresentano i due terzi delle emissioni mondiali di gas serra, hanno presentato, anticipato, o confermato il proprio impegno a finalizzarli in vista della COP30 a novembre a Belém in Brasile, i loro nuovi obiettivi di riduzione (Nationally Determined Contributions, NDC), delineando l’accelerazione delle proprie politiche climatiche.

Per la prima volta, diverse grandi economie, tra cui la Cina, il maggiore emettitore mondiale, e la Nigeria, hanno annunciato obiettivi di riduzione delle emissioni a livello economico complessivo, comprendendo tutti i gas serra e tutti i settori. Altri Stati hanno illustrato target per le energie rinnovabili, piani per limitare le emissioni di metano, strategie di tutela delle foreste e misure per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili.

I leader hanno sottolineato che accelerare la transizione energetica può generare occupazione, crescita economica e maggiore sicurezza energetica. I Paesi in via di sviluppo, dal canto loro, hanno rimarcato l’importanza di includere nei propri NDC azioni legate all’adattamento, alla resilienza e alla compensazione per perdite e danni, sottolineando l’urgente necessità di maggiori finanziamenti per realizzare e superare le proprie ambizioni.

Nonostante gli impegni annunciati, permangono ancora lacune per mantenere realistico l’obiettivo di 1,5°C dell’Accordo di Parigi e per rispettare gli impegni su finanza e adattamento.

I Solutions Dialogues, organizzati dalle Nazioni Unite insieme al Brasile che ospiterà la COP30 a Belém, hanno evidenziato che le tecnologie e gli strumenti necessari per decarbonizzare energia, trasporti e industria, proteggere le foreste e rafforzare la resilienza sono già disponibili. La sfida ora è scalarne l’uso rapidamente.

“La COP30 in Brasile deve concludersi con un piano globale credibile che ci riporti sulla giusta traiettoria”, ha dichiarato il Segretario Generale António Guterres, esortando tutti i Paesi che non hanno ancora finalizzato i propri NDC a farlo senza ulteriori ritardi.

Chiudendo il Vertice sul Clima, la Vice Segretaria Generale Amina Mohammed ha aggiunto: “I leader di tutto il mondo si sono uniti per dimostrare che, anche in un momento di divisione e incertezza, la volontà e la determinazione di combattere la crisi climatica sono vive e forti.

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