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Politica climatica

Trump ritira gli USA da decine di organismi internazionali su clima, energia e sostenibilità

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il ritiro degli USA da un ampio numero di organizzazioni internazionali attive nei settori del clima, dell’energia pulita, dello sviluppo sostenibile e della cooperazione globale, definendole “contrarie agli interessi degli Stati Uniti”.

La decisione, comunicata mercoledì dall’amministrazione, dà seguito a un Executive Order firmato nel febbraio 2025, che incaricava il Segretario di Stato Marco Rubio di riesaminare la partecipazione americana a tutte le organizzazioni intergovernative internazionali sostenute dagli Stati Uniti, nonché a convenzioni e trattati multilaterali.

Secondo quanto dichiarato da Rubio, al termine della revisione l’amministrazione ha deciso di ritirarsi da 66 organismi internazionali, descritti come parte di “un’architettura globale di governance estesa, spesso dominata da un’ideologia progressista e scollegata dagli interessi nazionali”. Nel mirino dell’amministrazione sono finiti in particolare i riferimenti a clima, equità di genere e DEI, accusati di sostenere “un progetto globalista”.

Gli Stati Uniti lasciano la UNFCCC: una decisione senza precedenti nella storia della governance climatica internazionale

Tra le decisioni più rilevanti figura il ritiro degli Stati Uniti dalla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), il trattato ONU che costituisce l’architrave della governance climatica globale. Se attuata, la misura renderebbe gli Stati Uniti il primo Paese al mondo a uscire formalmente dalla UNFCCC, ratificata nel 1992 e oggi sostenuta dalla maggior parte degli Stati del mondo.

La UNFCCC è principale convenzione internazionale sul clima e mira a limitare le emissioni di gas serra e stabilizzare le concentrazioni atmosferiche per prevenire il riscaldamento globale. Trattato madre di accordi chiave come il Protocollo di Kyoto del 1997 e l’Accordo di Parigi del 2015, l’UNFCCC impegna i Paesi firmatari a definire obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni in linea con il contenimento dell’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C, oltre a prevedere il sostegno finanziario dei Paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo. Ogni anno i progressi della Convenzione vengono discussi durante la COP (Conference of Parties), riunione annuale di questo trattato, dove i Paesi membri si incontrano per negoziare e prendere decisioni concrete (come appunto il Protocollo di Kyoto o l’Accordo di Parigi) per attuare gli obiettivi della Convenzione.

Trump aveva già ritirato gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi durante il suo primo mandato, per poi ripetere la decisione all’inizio del secondo, dopo il rientro deciso dall’amministrazione Biden nel 2021. In un recente intervento alle Nazioni Unite, il presidente aveva definito il cambiamento climatico “la più grande truffa mai perpetrata sul mondo”.

IPCC, IRENA e organismi ONU, da quali alleanze e istituzioni Trump ha ritirato gli Stati Uniti

Oltre alla UNFCCC, il provvedimento presidenziale prevede l’uscita degli Stati Uniti da alcune delle principali istituzioni scientifiche e operative della governance climatica globale, tra cui:

  • IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), il principale organismo scientifico internazionale che fornisce valutazioni sul cambiamento climatico ai decisori politici;
  • IRENA (International Renewable Energy Agency), che promuove la cooperazione globale sulle energie rinnovabili;
  • International Solar Alliance;
  • International Energy Forum;
  • Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES);
  • International Union for Conservation of Nature (IUCN).

Il ritiro riguarda inoltre numerose agenzie e programmi delle Nazioni Unite, tra cui UN Energy, UN Oceans, UN Water, UN Women, il programma ONU contro la deforestazione (REDD+), oltre a organismi impegnati su sviluppo urbano, formazione e cooperazione multilaterale. Trovi la lista completa qui.

Le reazioni: “Gli USA rinunciano alla leadership globale”

La decisione ha suscitato dure reazioni da parte di organizzazioni ambientaliste e rappresentanti istituzionali internazionali. “Il ritiro dell’amministrazione Trump dagli sforzi per ridurre l’inquinamento e i disastri climatici danneggerà cittadini e imprese americane, consegnando la leadership ad altri Paesi e lasciando gli Stati Uniti senza voce in capitolo.” ha affermato Amanda Leland, direttrice esecutiva dell’Environmental Defense Fund.

Critiche sono arrivate anche dall’Unione europea. Il commissario europeo per il Clima, il Net Zero e la Crescita pulita Wopke Hoekstra ha dichiarato: “La UNFCCC è il pilastro dell’azione climatica globale. La decisione della più grande economia mondiale e del secondo maggiore emettitore di gas serra di ritirarsi da questo quadro è profondamente regrettabile.”

Implicazioni geopolitiche e di mercato

L’uscita degli Stati Uniti da questi organismi segna un’ulteriore frattura nella cooperazione climatica internazionale, in un momento in cui la transizione energetica è sempre più intrecciata a competitività industriale, sicurezza energetica e catene del valore globali.

Secondo diversi osservatori, la mossa rischia di isolare gli Stati Uniti dai principali processi di definizione delle regole su clima, energia e sostenibilità, lasciando maggiore spazio a Unione europea, Cina e Paesi emergenti nel plasmare standard, mercati e flussi di investimento futuri.

Il memorandum firmato da Trump prevede che le agenzie federali avviino “con effetto immediato” le procedure di ritiro e di cessazione dei finanziamenti, nei limiti consentiti dalla legge, mentre ulteriori decisioni restano possibili nell’ambito della revisione ancora in corso da parte del Dipartimento di Stato.