La temperatura media globale della superficie oceanica a maggio è stata di 20,79°C, appena 0,14°C in meno rispetto al record registrato nello stesso mese del 2024. Le temperature degli continuano a rimanere elevate, facendo segnare il secondo valore più alto mai osservato per questo periodo dell’anno. È quanto rileva il servizio di osservazione della Terra dell’UE, Copernicus, evidenziando come il dato confermi il proseguimento di un rapido riscaldamento in atto da due anni, sollevando serie preoccupazioni sulla capacità degli oceani di assorbire l’aumento dei livelli di anidride carbonica (CO₂) presenti nell’atmosfera.
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L’aumento della CO₂ e il ruolo degli oceani
L’allarme arriva anche dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti, che ha segnalato un nuovo picco stagionale nei livelli di CO₂ atmosferica. A marzo, la concentrazione globale ha raggiunto una media di 426 ppm, rispetto ai 423 ppm dell’anno precedente, superando i 430 ppm presso l’Osservatorio Mauna Loa alle Hawaii.
Gli scienziati stimano che gli oceani abbiano assorbito tra il 25% e il 30% della CO₂ rilasciata nell’atmosfera e circa il 90% del calore in eccesso, contribuendo a mantenere le temperature terrestri più basse. Tuttavia, il ricercatore Michael Meredith del British Antarctic Survey avverte che questa capacità potrebbe diminuire, riducendo la protezione contro gli estremi climatici.
Le ondate di calore marino e il ruolo di El Niño
Secondo Julien Nicolas, scienziato senior di Copernicus, il riscaldamento marino del 2023-24 è stato in parte influenzato dal fenomeno naturale El Niño, che provoca un aumento delle temperature nel Pacifico. Tuttavia, il fatto che le temperature oceaniche siano rimaste elevate anche dopo la fine di El Niño evidenzia un trend di riscaldamento a lungo termine.
In alcune aree, le temperature hanno superato i record precedenti. Nel Nord Atlantico, al largo del Regno Unito e dell’Irlanda, si è sviluppata un’ondata di calore marina che ha superato i livelli massimi precedenti. Anche gran parte del Mediterraneo ha registrato temperature superiori alla media per il mese di maggio.
Le implicazioni per il futuro
Uno studio pubblicato su Nature ha evidenziato che il forte riscaldamento dell’Atlantico settentrionale nell’estate del 2023 è stato causato principalmente dallo scambio di calore tra oceano e atmosfera, piuttosto che da trasferimenti di calore interni all’oceano. Gli scienziati avvertono che fenomeni simili potrebbero intensificarsi nei prossimi anni.
Secondo Matthew England, professore alla University of New South Wales, la temperatura della superficie marina è già 4°C sopra la media in alcune zone del Regno Unito e dell’Irlanda, dimostrando gli effetti del riscaldamento globale in tempo reale.
Azioni internazionali per la protezione degli oceani
Durante la Conferenza ONU sugli Oceani in Francia, 50 Paesi, tra cui l’Unione Europea, hanno ratificato il Trattato sulle Alte Maree, un accordo volto a proteggere le acque internazionali. Più di 30 nazioni avevano già concordato nel 2022 l’obiettivo di tutelare il 30% degli oceani mondiali entro il 2030, segnando un passo cruciale nella salvaguardia di questi ecosistemi.
Nel suo ultimo aggiornamento mensile, Copernicus ha confermato che le temperature superficiali degli oceani restano estremamente elevate, classificandosi come le seconde più calde mai registrate. Tuttavia, per la prima volta da luglio 2024, l’aumento medio della temperatura superficiale è stato leggermente inferiore alla soglia critica di 1,5°C sopra i livelli preindustriali, attestandosi a 1,4°C.
Parallelamente, il clima globale ha mostrato forti variazioni regionali: siccità ha colpito gran parte del Nord America, del Corno d’Africa, dell’Asia centrale, dell’Europa settentrionale e centrale, così come le regioni meridionali di Russia, Ucraina e Turchia. Al contrario, piogge abbondanti hanno interessato l’Europa meridionale, l’Est degli Stati Uniti, l’Africa sudorientale e l’Australia orientale e nordoccidentale.
Questi dati confermano l’intensificarsi delle anomalie climatiche e il crescente impatto del riscaldamento globale. La combinazione tra temperature oceaniche elevate e variazioni meteorologiche estreme sottolinea l’urgenza di adottare misure concrete per la protezione degli oceani e del clima, attraverso strategie mirate e cooperazione internazionale.
