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Dati Morningstar

Fondi ESG, per la prima volta dal 2018 riscatti netti nel primo trimestre dell’anno

Nel primo trimestre del 2025, l’universo globale dei fondi ESG ha registrato deflussi netti per 8,6 miliardi di dollari, un record negativo che segna una brusca inversione di tendenza rispetto agli afflussi di 18,1 miliardi rilevati nel trimestre precedente. Questo calo, registrato da Morningstar Sustainalytics, è particolarmente rilevante in quanto per la prima volta dal 2018 i fondi sostenibili europei hanno subito un trimestre di riscatti netti.

I ritiri di capitali dal mercato europeo, pari a 1,2 miliardi di dollari, contrastano con i 20,4 miliardi di dollari di afflussi registrati nel quarto trimestre del 2024. A segnare una decrescita ancora più marcata sono stati gli Stati Uniti, dove i fondi sostenibili hanno registrato il decimo trimestre consecutivo di deflussi, raggiungendo un totale di 6,1 miliardi di dollari in soli tre mesi. Anche l’Asia ha perso slancio, con riscatti per 918 milioni di dollari, a fronte di afflussi di 2,8 miliardi nel trimestre precedente. Fa eccezione il Giappone che, pur continuando a registrare deflussi, ha visto un miglioramento rispetto al trimestre precedente, con riscatti scesi a meno di 900 milioni di dollari dai precedenti 1,1 miliardi del trimestre precedente.

In netto contrasto con queste dinamiche, mercati più piccoli come Canada e Australia/Nuova Zelanda hanno mostrato una tenuta sorprendente registrando afflussi netti di circa 300 milioni di dollari ciascuno.

Dall’indagine inoltre emerge che il tasso di crescita organica dell’universo dei fondi sostenibili nel primo trimestre 2025 è sceso a -0,27%, rispetto al +0,54% del trimestre precedente. La differenza appare ancora più marcata se confrontata con l’universo globale dei fondi, che ha mostrato una crescita positiva dello 0,90%, nonostante un rallentamento generale dei flussi, passati da 847 miliardi a 530 miliardi di dollari.

In questo contesto piuttosto turbolento, BlackRock continua a mantenere la leadership tra i gestori patrimoniali globali nel settore dei fondi sostenibili, con 403 miliardi di dollari in asset gestiti in fondi comuni ed ETF. Seguono UBS con 179 miliardi e Amundi con 178 miliardi.

Le cause dei deflussi dei fondi ESG

A influenzare pesantemente la fiducia degli investitori europei è stato un quadro geopolitico sempre più incerto, aggravato anche dal ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Il suo approccio apertamente ostile ai temi climatici e le misure anti-ESG, inclusi i noti ordini esecutivi contro le politiche DEI, hanno prodotto un effetto domino anche al di fuori dei confini statunitensi. Il conseguente aumento dei rischi legali ha spinto infatti molti gestori patrimoniali statunitensi ad adottare una linea più prudente nella promozione di strategie ESG, generando esitazione tra gli investitori europei e mettendo in discussione l’idea di un allineamento globale sugli obiettivi climatici.

A complicare ulteriormente lo scenario europeo è l’evoluzione normativa interna, che rende sempre più difficile per gli operatori mantenere una proposta ESG coerente. In ultimo le incertezze regolamentari si intrecciano con la performance deludente di alcuni settori chiave della transizione ecologica, come l’energia pulita, alimentando ulteriori dubbi sull’efficacia delle strategie sostenibili.

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