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Fondi ESG: Europa in ripresa con 3,5 miliardi di afflussi, continua il calo negli USA nel primo trimestre 2026

L’universo globale dei fondi sostenibili inverte la rotta e ritrova il segno più. Nel primo trimestre del 2026, i prodotti aperti e gli ETF focalizzati su strategie ESG hanno registrato una raccolta netta stimata di 3,5 miliardi di dollari, archiviando la stagione negativa della seconda metà del 2025. Questo è quanto emerge dal Global Sustainable Fund Flows: Q1 2026 pubblicato da Morningstar, il rapporto trimestrale che analizza l’andamento dei flussi, dei patrimoni e dello sviluppo prodotto a livello internazionale.

Il risultato è stato sostenuto quasi interamente dall’Europa, che ha compensato i continui deflussi registrati negli Stati Uniti e la debolezza di altri mercati internazionali. Nonostante il ritorno dei flussi in positivo, il patrimonio complessivo dei fondi sostenibili globali è sceso del 10% rispetto al trimestre precedente, attestandosi a 3,51 trilioni di dollari, in un contesto di elevata volatilità dei mercati finanziari.

Nel primo trimestre del 2026 i fondi sostenibili europei hanno registrato flussi netti positivi per 9,1 miliardi di dollari, interrompendo una serie negativa iniziata nel secondo trimestre del 2024. L’elemento più rilevante emerso dal report riguarda però la netta divergenza tra gestione passiva e attiva. I fondi passivi e gli ETF sostenibili hanno raccolto circa 24 miliardi di dollari nel trimestre, mentre i fondi attivi hanno continuato a registrare deflussi per 14,8 miliardi.

Anche a livello di asset class si osserva un miglioramento rispetto ai trimestri precedenti. I fondi azionari sostenibili sono tornati in positivo con 2,8 miliardi di dollari di raccolta netta dopo i forti riscatti del trimestre precedente, mentre i fondi obbligazionari hanno registrato afflussi per 9,5 miliardi, confermando la preferenza degli investitori per strategie considerate più difensive e cautelative in una fase di incertezza macroeconomica e geopolitica. Tra i principali operatori del mercato europeo, BlackRock ha registrato i maggiori afflussi netti nel trimestre con 10,5 miliardi di dollari, mentre DWS ha segnato i maggiori deflussi con uscite pari a circa 3 miliardi.

Nel panorama oltreoceanico, il mercato dei fondi sostenibili resta in difficoltà. Nel primo trimestre del 2026 gli investitori hanno ritirato 4,3 miliardi di dollari dai prodotti ESG, segnando il 14° trimestre consecutivo di deflussi. Il tasso di crescita organica del comparto sostenibile statunitense si è attestato a -1,2%, in netto contrasto con il mercato dei fondi tradizionali USA, che nello stesso periodo ha raccolto circa 337 miliardi di dollari.

Secondo Morningstar, sul mercato americano continuano a pesare le pressioni politiche e regolamentari legate al dibattito anti-ESG, insieme a performance che in diversi casi non hanno sostenuto la raccolta. Come in Europa, anche negli Stati Uniti emerge una forte differenza tra strategie passive e attive. I prodotti passivi hanno registrato afflussi netti per circa 3 miliardi di dollari, mentre i fondi attivi hanno subito deflussi per 7,3 miliardi.

Sul fronte dei singoli prodotti, il Vanguard FTSE Social Index Fund è diventato il più grande fondo ESG del mercato statunitense con 23,4 miliardi di dollari di patrimonio, superando il Parnassus Core Equity Fund.

Il report evidenzia inoltre un forte rallentamento dello sviluppo di nuovi prodotti sostenibili. Nel primo trimestre del 2026 sono stati lanciati soltanto 17 nuovi fondi ESG a livello globale, il dato trimestrale più basso della serie storica monitorata da Morningstar. Dei nuovi prodotti, nove sono stati lanciati in Asia ex-Japan, tutti domiciliati in Cina, e otto in Europa. Non sono invece stati registrati nuovi lanci negli Stati Uniti, in Canada, in Giappone o in Australia/New Zealand.

Secondo Morningstar, il rallentamento riflette una fase di consolidamento dell’offerta da parte delle società di gestione, sempre più caute rispetto ai rischi reputazionali e regolamentari legati al greenwashing. In Europa l’attenzione del mercato resta concentrata sulla revisione della SFDR, destinata a ridefinire la classificazione dei prodotti sostenibili. Negli Stati Uniti, invece, la SEC ha rinviato al 2027-2028 l’entrata in vigore di alcune modifiche legate alla Names Rule, aumentando l’incertezza regolatoria per gli operatori.

Il quadro delineato da Morningstar suggerisce inoltre un cambiamento strutturale nel mercato ESG globale: la domanda per strategie sostenibili continua a esistere, ma tende a concentrarsi sempre più su prodotti passivi, indicizzati e a basso costo, mentre i fondi attivi continuano a perdere terreno nella maggior parte dei mercati sviluppati.

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