La BCE ha espresso parere negativo alla richiesta dell’autorizzazione da parte di Banco BPM, del Danish Compromise in relazione all’operazione di integrazione con Anima.
Il Danish Compromise è una norma contabile che risale al 2012 e incentivo alle acquisizioni delle banche tramite le controllate assicurative. In seguito alla comunicazione dell’opinione negativa sull’utilizzo del beneficio patrimoniale da parte della vigilanza di Francoforte, in merito le azioni di piazza Meda hanno registrato un calo del 4,5%.
“Con riferimento alle notizie di stampa apparse in data odierna, Banco BPM precisa di aver ricevuto una comunicazione, da parte di BCE, con la quale l’Organo di Supervisione ha portato all’attenzione della Banca la propria visione conservativa sul trattamento prudenziale dell’acquisizione di Anima, alla quale non si applicherebbe, a proprio avviso, il c.d. Danish Compromise. Tale posizione, che non costituisce una “Decision”, lascia impregiudicate le valutazioni dell’EBA, coinvolta dalla stessa BCE, quale Autorità competente al fine di esprimersi definitivamente sulla questione. A tal proposito la Banca rammenta di aver presentato apposito quesito all’EBA volto a confermare l’applicabilità, alla fattispecie specifica dell’acquisto di Anima, della posizione favorevole precedentemente espressa dalla medesima Autorità in risposta a una precedente richiesta di parere, formulata con riferimento ad altra operazione. In attesa del pronunciamento ufficiale da parte dell’EBA, proseguono le interlocuzioni con la BCE al riguardo” è il commento ufficiale di Banco Bpm.
Con riferimento ai potenziali effetti della mancata applicazione del Danish Compromise che conseguirebbe da un eventuale pronunciamento non favorevole da parte dell’EBA, Banco BPM sottolinea che il piano strategico 2024-27, comunicato al mercato in data 12 febbraio u.s., ha preso in esame tale possibilità, che è stata riflessa in uno scenario di worst case in cui il CET1 ratio rimane al di sopra del 13% (a fronte del 14,4% dello scenario base di applicazione del Danish Compromise) e la distribuzione complessiva agli azionisti traguarda l’ammontare di 6 miliardi di euro – superiore del 50% rispetto ai target del piano precedente – equivalenti su base annua a 1 Euro per azione, cui si aggiungerebbe 1 ulteriore miliardo di euro nello scenario base di applicazione del Danish Compromise.
