Si apre oggi a Baku in Azerbaijan la ventinovesima conferenza della parti sul clima (COP29). Un appuntamento che non nasce sotto la migliore delle stelle, viste le numerose defezioni annunciate da parte di Capi di Stato e l’ombra dell’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca che, secondo le indiscrezioni del Wall Street Journal, intenderebbe riportare gli Stati Uniti al di fuori dell’ Accordo di Parigi, come aveva fatto nel suo primo mandato, poi sottoscritto nuovamente da Joe Biden subito dopo aver vinto le elezioni. Quel famoso Accordo di Parigi del 2015 che prevede l’impegno da parte dei Paesi sottoscrittori di cercare di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi (e non oltre i 2°C) rispetto a quella pre-rivoluzione industriale e che rappresenta il principale risultato ottenuto negli anni dalle Cop, ma che ormai pare un obiettivo impossibile da raggiungere.
Di fatto a Baku per gli Stati Uniti ci saranno i rappresentanti dell’amministrazione uscente, ma il loro peso politico rischia di essere inficiato dal momento di transizione. Ma anche sul fronte europeo le principali cariche politiche non hanno annunciato la propria presenza: dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, al presidente francese Emmanuel Macron o quello tedesco Olaf Scholz. Al contempo sul fronte internazionale non si faranno vedere leader come il presidente russo Vladimir Putin né il presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva.
Defezioni che sono legate anche alla difficile situazione internazionale, con priorità sul fronte politico, con la nuova amministrazione Usa e la crisi di governo in Germania, e le emergenze legate ai conflitti, da Ucraina a Gaza. Non si prevedono quindi decisioni eclatanti dalla maratona 2024.
I temi trattati dalla COP29 sono tuttavia sempre più attuali e sentiti. Non solo i danni del climate change si fanno sentire in modo sempre più drammatico, sono ancora negli occhi di tutti le immagini del disastro in termini anche di perdita di vita umane di Valencia e del Sud della Spagna, ma sono temi anche sempre più condivisi dalle persone. Non a caso nelle prime due ore di apertura della Cop29 sono stati venduti 5.000 biglietti di accesso alla Zona Verde, quella aperta al pubblico.
In particolare, le tematiche calde della COP29 riguardano la conferma dell’impegno all’abbandono dei combustibili fossili, che ha rappresentato il principale risultato della Cop28, anche se con un’espressione che è frutto di un compromesso (transition away) meno stringente rispetto agli intenti da cui i negoziati erano partiti inizialmente (phase out). Altro argomento importante riguarda i fondi che i Paesi sviluppati metteranno a disposizione delle economie meno avanzate per aiutarle nella transizione, incrementando l’attuale target di 100 miliardi all’anno.
Nell’arco dei prossimi 11 giorni, inoltre, le nazioni dovranno annunciare i propri nuovi impegni climatici, dopo quelli stabiliti nel 2020, i Nationally Determined Contributions (NDCs), ossia dei piani climatici fatti da ogni Paese nel quale devono essere precisati come ogni nazione intende ridurre le emissioni di gas serra e produrre piani di adattamento al climate change.
E proprio l’adattamento, ossia la capacità di un Paese di anticipare gli effetti avversi dei cambiamenti climatici e adottare misure adeguate per prevenire o ridurre al minimo i danni che possono causare, è un obiettivo da tener ben presente, oltre a essere sempre più urgente. Anche in questo caso, cruciali sono le risorse finanziarie a budget: secondo gli esperti mancano circa 366 miliardi di dollari all’anno per potere finanziare una risposta adeguata al climate change.
Le Nazioni Unite fanno sentire la propria voce in apertura della COP29
In questo avvio a Baku, le Nazioni Unite fanno subito sentire la propria voce con due messaggi chiave.
Chi cerca di ritardare e negare la fine dei combustibili fossili perderà perché l’economia supporterà la transizione che è ormai conveniente, sostiene il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in occasione dell’evento di apertura della Cop29: “Coloro che cercano disperatamente di ritardare e negare l’inevitabile fine dell’era dei combustibili fossili cercano di trasformare l’energia pulita in una parolaccia. Perderanno. L’economia è contro di loro. Le soluzioni non sono mai state più economiche e accessibili”.
Rincara poi Simon Stiell, capo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) che nel suo discorso inaugurale ha evidenziato come aiutare i paesi che già stanno subendo in maniera grave gli impatti del cambiamento climatico è un interesse globale: il finanziamento degli aiuti climatici da parte dei paesi ricchi non è un “beneficenza” ed è “nell’interesse di tutti”. Per Stiell è dunque necessario abbandonare l’idea che la finanza per il clima sia beneficenza. “Un nuovo ambizioso obiettivo di finanza per il clima è nell’interesse di ogni nazione, comprese quelle più grandi e ricche”, ha affermato invitando i paesi a dimostrare che la cooperazione globale non è ferma.
