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Settimane SRI

Sempre più ESG nei portafogli delle Fondazioni bancarie

Prosegue il graduale avvicinamento delle Fondazioni di origine bancaria agli investimenti ESG. Nel 2024 sono 31 gli enti che hanno incluso nel proprio portafoglio investimenti sostenibili, un numero pressoché identico a quello del 2023 e 2022 (fermo a 29), ma più che raddoppiato rispetto alle 14 del 2020. Si tratta delle Fondazioni di maggiori dimensioni, più strutturate e che sentono maggiormente la motivazione del proprio dovere fiduciario. È quanto emerge dalla quinta edizione della ricerca del Forum per la Finanza Sostenibile, in collaborazione con Acri e MondoInstitutional presentata oggi nell’ambito delle Settimane SRI, la principale rassegna in Italia sulla finanza sostenibile organizzata dal Forum e che evidenzia anche che l’84% delle Fondazioni attive in ambito SRI ha in programma di incrementare tali investimenti. 

Focus su analisi dei rischi e degli impatti

Elemento di novità in questa edizione è il focus sul tema dei rischi e degli impatti ESG. Il 64% delle rispondenti attive in ambito SRI tiene conto dei rischi ESG negli investimenti sostenibili e il 19% prevede di farlo in futuro. Si conferma il ruolo fondamentale che le Fondazioni ricoprono per la tutela dell’ambiente: i rischi ESG più citati sono quelli legati al cambiamento climatico e all’inquinamento come evidenziato nel grafico riportato sotto.

Per quanto riguarda gli impatti delle attività investite sugli aspetti di sostenibilità, la metà (51%) delle Fondazioni attive in ambito SRI dichiara di prenderli in considerazione. Le rispondenti si concentrano sugli impatti legati alle emissioni per gli Scope 1 e 2 (6 enti) e per lo Scope 3 (5). Altri impatti presi in considerazione riguardano la perdita di biodiversità (5) e la violazione dei diritti umani nella catena del valore (5).

Varie invece le motivazioni che spingono verso gli investimenti sostenibili con un peso importante della coerenza con le finalità istituzionali insieme a congrui ritorni finanziari dell’impatto socio-ambientale, come evidenziato nel grafico sottostante. 

Per Giovanni Azzone, Presidente Acri “La coerenza degli investimenti sostenibili con le loro finalità istituzionali è la ragione principale che spinge le Fondazioni di origine bancaria a orientarsi in maniera crescente verso la finanza sostenibile, aumentando progressivamente negli anni la quota di patrimonio investita secondo criteri ESG. L’indagine annuale del Forum per la Finanza Sostenibile fotografa in maniera puntuale una tendenza in atto da alcuni anni, che non sembra arrestarsi. E restituisce l’immagine delle Fondazioni che, anche con le loro scelte di investimento, intendono affermare il loro ruolo di soggetti in grado di accompagnare la transizione ecologica, supportando lo sviluppo sostenibile del Paese”.

Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e impronta di carbonio 

Aumenta l’attenzione agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Passano da 8 a 12 gli enti che li includono nelle strategie di investimento. L’obiettivo prioritario è la lotta al cambiamento climatico (SDG 13), citato da 10 rispondenti. Inoltre, 3 Fondazioni misurano l’impronta di carbonio e 7 hanno in programma di farlo in futuro. 

Tasso di copertura degli investimenti sostenibili

Più della metà delle Fondazioni attive in ambito SRI (il 58% – 18 enti) limita gli investimenti sostenibili a una quota minoritaria del patrimonio in gestione. Il dato è in leggero aumento rispetto all’edizione 2023, in quanto le 3 rispondenti che adottano quest’anno per la prima volta investimenti sostenibili dichiarano un tasso di copertura non oltre il 24%. Per converso, passano da 2 a 3 gli enti che estendono la politica SRI alla quasi totalità del portafoglio, con un tasso di copertura compreso tra il 75% e il 99%. 

Approcci ESG e Mission Related Investment

Tra gli approcci ESG più utilizzati figurano le esclusioni e gli investimenti tematici (citati entrambi da 23 enti), seguiti dall’impact investing (16). Si rileva, inoltre, un aumento delle Fondazioni che adottano le convenzioni internazionali e il best in class (rispettivamente, da 10 a 11 e da 7 a 12). 

Più in dettaglio per quanto riguarda le esclusioni, nel grafico sottostante si evidenziano i principali settori nel mirino.

Infine, passano da 24 a 26, gli enti che effettuano investimenti correlati alla missione (l’84% delle Fondazioni attive in ambito SRI). I Mission Related Investment riguardano principalmente lo sviluppo locale (21 enti), la rigenerazione urbana e l’housing sociale (16), l’educazione, l’istruzione e la formazione (14).

“Le Fondazioni di origine bancaria sono importanti player della finanza sostenibile. Dalla nostra analisi emerge ancora una volta come nel comparto cresca la volontà di destinare quote crescenti dei propri fondi verso gli investimenti ESG e i Mission Related Investment, con l’84% di chi investe nella sostenibilità che desidera aumentare i propri sforzi per lo sviluppo sostenibile. Cresce anche l’inclusione dei criteri ESG nell’analisi dei rischi e l’attenzione agli SDGs testimonia come all’intenso lavoro sul territorio si affianchi anche un importante impegno a livello globale”, dichiara Francesco Bicciato, Direttore Generale del Forum per la Finanza Sostenibile.

“Ancora una volta le Fondazioni di origine bancaria confermano la vocazione a operare sul proprio territorio di riferimento, rivolgendo allo stesso tempo lo sguardo anche al contesto nazionale e globale. Una quota molto rilevante di Fondazioni, infatti, ha incluso la sostenibilità tra gli elementi distintivi dei propri investimenti. Un ruolo cruciale nel percorso degli Enti verso una maggiore consapevolezza sui temi ESG è svolto dall’advisor, che sempre più affianca nelle decisioni operative gli organi delle Fondazioni con una crescente attenzione al mondo della sostenibilità”, dichiara Massimo Giusti, Presidente del Forum per la Finanza Sostenibile.

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