Il torneo londinese ha installato un impianto di solare termico che alimenta acqua calda per docce, cucine e servizi. Un passo verso l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2030.
Dalla riduzione delle emissioni dei grandi eventi internazionali agli impianti che alimentano le strutture sportive, la sostenibilità è sempre più protagonista nel mondo dello sport. Dopo il dibattito sull’impatto climatico dei Mondiali 2026, anche il torneo di Wimbledon dimostra come la transizione energetica si giochi non solo sul campo, ma anche nelle infrastrutture che rendono possibile un grande evento. L’All England Lawn Tennis Club (AELTC), organizzatore dello Slam londinese, ha infatti installato un innovativo impianto solare termico sul tetto dell’Aorangi Pavilion, destinato ad alimentare il sistema di produzione di acqua calda per le docce degli atleti, le cucine e le altre utenze del complesso. Il progetto, sviluppato con la britannica Naked Energy, il supporto di Barclays e l’installazione curata da VitoEnergy, rappresenta uno degli interventi più significativi nel percorso che porterà Wimbledon a raggiungere la neutralità carbonica delle proprie operazioni entro il 2030.
A differenza dei tradizionali pannelli fotovoltaici, il sistema installato non produce elettricità ma calore. I 130 collettori solari termici a tubi sottovuoto della tecnologia VirtuHOT catturano l’energia del sole per riscaldare direttamente l’acqua, una soluzione particolarmente efficace per strutture sportive caratterizzate da elevati consumi di acqua calda. Durante il periodo dei Championships il sistema è in grado di coprire il 100% del fabbisogno di acqua calda del padiglione, generando oltre 30 mila MWh di energia termica all’anno, equivalenti a decine di docce quotidiane per giocatori e staff.
L’intervento va oltre il semplice impianto solare. Il sistema è infatti integrato con nuovi boiler elettrici che hanno sostituito le precedenti caldaie a gas, mentre un serbatoio di accumulo da 1.500 litri garantisce continuità del servizio anche nei momenti di maggiore richiesta. Si tratta di un modello ibrido che sfrutta il preriscaldamento dell’acqua tramite energia solare, riducendo il fabbisogno di elettricità e, soprattutto, eliminando progressivamente l’impiego di combustibili fossili per la produzione di calore.
I numeri dell’intervento raccontano bene l’impatto dell’iniziativa. L’impianto, che occupa quasi 98 metri quadrati di superficie sul tetto dell’Aorangi Pavilion, produce oltre 30 MWh di calore rinnovabile all’anno e consente di evitare l’emissione di oltre 6 tonnellate di CO₂ ogni anno. Valori che, pur non trasformando da soli il bilancio climatico dell’intero torneo, rappresentano un esempio di come anche i consumi termici, spesso trascurati rispetto all’elettricità, siano un fronte decisivo per la decarbonizzazione degli impianti sportivi.
Il progetto di Wimbledon mostra come la decarbonizzazione dello sport non passi soltanto dalla produzione di energia elettrica rinnovabile, ma anche dalla gestione del calore, uno dei principali consumi energetici delle grandi infrastrutture sportive. Un ambito meno visibile rispetto ai pannelli fotovoltaici, ma destinato ad assumere un ruolo sempre più centrale nelle strategie ESG degli eventi internazionali.
