Gli italiani considerano cruciale la sostenibilità economica e sociale per lo sviluppo economico del Paese e percepiscono importante il legame tra risparmio e crescita del Paese all’insegna di uno sviluppo sostenibile. Non una novità rispetto agli anni passati, ma che mostra segnali di crescita nella consapevolezza in particolare degli over 65 i quali palesano una maggiore sensibilità per i temi della sostenibilità economica e sociale (completamente o molto importanti per il 62%), ritenuti necessari per garantire un futuro per le prossime generazioni. Al contempo, gli italiani riconoscono la rilevanza della transizione energetica per lo sviluppo dello Stivale. Il legame tra crescita e benessere e transizione è in aumento rispetto al 2023 (48% vs 46%), ma meno evidente rispetto al 2022, anno in cui la crisi aveva portato ad individuare nella crescita economicamente e socialmente sostenibile la chiave di volta dello sviluppo economico del Paese (59% nel 2022). È quanto rileva l’indagine annuale pubblicata da Acri, l’Associazione che rappresenta le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio Spa in occasione della 100ª Giornata Mondiale del Risparmio che si è celebrata il 31 ottobre alla presenza del Presidente della Repubblica e a cui hanno partecipato il Presidente di Acri Giovanni Azzone, il Presidente di Abi Antonio Patuelli, il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.
Realizzata in collaborazione con Ipsos, la ricerca restituisce una fotografia relativa al modo in cui gli italiani gestiscono e vivono il risparmio, alla luce del contesto Paese e della condizione socio-economica personale. Il tema di quest’anno è 1924-2024: Cento anni di cultura del risparmio, con un focus sul valore del risparmio privato in un periodo prolungato di profondi cambiamenti, incertezze e criticità, con particolare attenzione all’evoluzione della cultura del risparmio nel tempo tra le generazioni che si sono succedute. Un’evoluzione che riflette di fatto i cambiamenti economici, sociali e culturali che si sono verificati nel corso di un secolo nel nostro Paese e che ne hanno cambiato il volto.
Per quanto riguarda gli aspetti di sostenibilità, dall’indagine emerge che la dimensione sociale rimane profondamente radicata nella realtà italiana, influenzandone anche aspetti della quotidianità. Il legame tra risparmio privato e benessere collettivo si manifesta anche attraverso le donazioni, l’iniziativa del 5X1.000 e il volontariato. In particolare, la percentuale di italiani che effettuano donazioni in denaro è in lieve calo 61%, rispetto al 64% nel 2023, ma è compensata da una maggiore regolarità nelle donazioni. Inoltre, un italiano su due partecipa almeno una volta all’anno ad attività di volontariato a favore di associazioni o organizzazioni senza scopo di lucro, e partecipa a eventi, incontri e attività organizzati da associazioni culturali e ambientaliste. La frequenza di partecipazione è leggermente aumentata rispetto al 2023. I 18-30enni si distinguono per un maggior impegno nel campo sociale: sono maggiormente coinvolti nelle donazioni, nel volontariato e nella partecipazione attiva in associazioni culturali, ambientaliste, adoperandosi in questi ambiti con maggior frequenza rispetto al resto della popolazione.
“Al netto di alcune brevi interruzioni, nel corso del secolo trascorso, il risparmio degli italiani ha continuato a crescere, arrivando oggi a superare 5mila miliardi, attestando l’Italia ai primi posti tra i paesi della Ue per propensione al risparmio, pur se con una distribuzione non omogenea sul territorio e tra classi di età. Si tratta di un dato importante, che però non deve portare a dimenticare alcuni punti meritevoli di attenzione” ha dichiarato Azzone, “Innanzitutto, dobbiamo continuare a lavorare sul fronte dell’educazione finanziaria delle giovani generazioni. Il dato sull’alfabetizzazione finanziaria degli italiani, seppur in crescita negli ultimi anni, ci pone ancora al di sotto della media dei Paesi Ocse. Un secondo aspetto importante è l’inclusione finanziaria delle donne e delle persone anziane. In Italia una donna su tre non ha un conto corrente intestato a proprio nome. Inoltre, le donne, scontando un grave divario salariale, accedono con più difficoltà a prestiti e forme di previdenza complementare. Ultimo, ma non meno importante, tema è quello della cosiddetta immobilità del risparmio. Nel nostro Paese è prevalentemente fermo sui conti correnti. Solo una minima percentuale viene investita in aziende che operano sul territorio nazionale e che possono generare occupazione e creare valore condiviso”.
Indice
- 1 Come è cambiata la cultura del risparmio
- 2 Cala la fiducia nell’Europa, ma non tra i giovani
- 3 Mercato del lavoro
- 4 Si conferma la cautela nell’investire degli italiani
- 5 La fotografia del risparmio 2024
- 6 La dichiarazione del presidente di Acri Giovanni Azzone: focus su educazione finanziaria, inclusione di donne e anziani, digitale e immobilità del risparmio
Come è cambiata la cultura del risparmio
Il modo in cui il risparmio è percepito e approcciato dagli italiani ha subito nel tempo una trasformazione significativa. Le generazioni precedenti consideravano il risparmio come un pilastro fondamentale della gestione finanziaria personale, associato a virtù come la prudenza e la saggezza, ed era visto come una garanzia per la sicurezza finanziaria della famiglia contro le incertezze della vita. Oggi, il risparmio è considerato principalmente come una necessità per garantire tranquillità e stabilità economica (per il 38% degli italiani), specie dai Boomers, tra i quali il dato raggiunge il 46%. In seconda battuta è un’opportunità per raggiungere specifici obiettivi. I giovani sono consapevoli di avere priorità e obiettivi di risparmio differenti da quelli dei loro genitori e seguono le loro priorità (lo dichiarano rispettivamente il 63% dei GenZ e il 64% dei Millennials vs il 56% del totale). Il 33% degli italiani percepisce, inoltre, di avere una capacità di risparmio minore rispetto alle generazioni precedenti a causa delle condizioni macroeconomiche attuali, in particolare l’aumento del costo della vita (70%) e le condizioni lavorative contemporanee (60%), e per i cambiamenti negli stili di vita (60%). In particolare, l’aumento del costo della vita è sentito dalla GenZ (76%) e dai Boomers (77%), mentre le differenti condizioni lavorative sono menzionate dalla GenX (65%). Trasversalmente alle generazioni rimane alta l’attenzione al risparmio, quando possibile.
Il clima economico in Italia mostra segni di un generale miglioramento, rispetto al 2023, anno che aveva già segnato il ritorno ad un cauto ottimismo, dopo un 2022 attraversato dall’avvio del conflitto in Ucraina, dal drammatico aumento del costo dell’energia e dalle ricadute pesanti sui prezzi, cui si era associato un periodo di incertezza politica.
Il contesto appare oggi meno problematico, complice probabilmente la discesa dell’inflazione, a cui si accompagna la speranza di un abbassamento dei prezzi a breve, e la discesa dei tassi di interesse che per alcune famiglie e imprese, può rappresentare una boccata d’ossigeno per le proprie finanze.
Infatti, come rilevato già da Istat, in Italia migliora la fiducia per il clima economico e la fiducia dei consumatori, legata agli aumenti salariali dell’ultimo anno e ad un mercato del lavoro che continua a ridurre la disoccupazione mese dopo mese dal 2016. Lo studio Acri-Ipsos evidenzia un miglioramento del tenore di vita delle famiglie, che si attesta su livelli superiori a quelli pre-pandemia (49% le famiglie che dichiarano un tenore di vita migliorato o più facile da mantenere vs 44% nel 2018).
Le aspettative degli italiani riguardo al futuro appaiono orientate a dare molta fiducia alle capacità personali di affrontare la situazione (34% dichiara che la propria situazione migliorerà vs 15% che pensa che peggiorerà), rasserenati dall’aver gestito bene gli ultimi anni, e forti di un certo ottimismo sulla propria capacità di risparmio e di ricomposizione della spesa.
Le aspettative per l’economia mondiale appaiono migliori rispetto agli ultimi due anni, seppure non ottimistiche. Queste aspettative sono favorite da segnali di resilienza nei mercati globali e da una ripresa economica post-pandemia più robusta del previsto in diversi Paesi, a cominciare dagli Stati Uniti, e dalla convinzione che i conflitti, per quanto gravi e rischiosi, non possano generare ulteriori danni all’economia del Paese. Quando si considerano, invece, le prospettive economiche dell’Europa e soprattutto dell’Italia, queste rimangono stabilmente negative (il saldo tra chi pensa che migliorerà e chi pensa che peggiorerà è rispettivamente di -16 vs -13 punti percentuali il 2023 e di -36 vs -37 punti percentuali)
Nello scenario attuale, a valle del rinnovo del Parlamento Europeo, si indebolisce la fiducia nell’Unione Europea e nell’Euro, specialmente tra le fasce di età più mature. Al contrario, le nuove generazioni rimangono molto più positive (53% tra i 18-30enni vs 45% a totale popolazione).
Cala la fiducia nell’Europa, ma non tra i giovani
Nel complesso, è venuta meno la ripresa di fiducia del periodo post pandemico per l’Europa. A intaccarla hanno probabilmente contribuito diversi fattori tra cui: le tensioni politiche interne all’UE emerse con più forza all’indomani delle elezioni europee, comprese le questioni relative alla migrazione e alla gestione delle frontiere; i profondi cambiamenti nel panorama geopolitico e le tensioni per i conflitti in atto che hanno influenzato la percezione della capacità dell’UE di mantenere una posizione forte e unitaria sulla scena internazionale; un’Europa che appare ancora come il luogo della libertà di scambio e movimento (29%), ma ingessata da troppa burocrazia (33%), e da una mancanza di omogeneità delle regole nei diversi Paesi, non riuscendo a far sì che tutti gli stati membri operino in modo trasparente e democratico; minore soddisfazione verso l’Euro rispetto al picco del 2021 (40% vs 49% nel 2021), anche se la maggior parte degli italiani continua a ritenere che nel lungo periodo l’Euro offrirà un vantaggio (50%) e che l’uscita dall’UE sarebbe un grave errore (61%).
Mercato del lavoro
Il mercato del lavoro in Italia continua a mostrare segni di ripresa: il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 6,2%, il livello più basso dal 2009, con un aumento del numero di occupati rispetto all’anno precedente. La dinamica più recente mostra che la maggior parte dei nuovi lavoratori sono a tempo indeterminato, anche se nel contempo cresce molto il lavoro autonomo a scapito del tempo determinato. Si osserva tuttavia, un numero di famiglie in difficoltà lavorative in leggero aumento, che passano dal 15% nel 2023 al 17% nel 2024. Sono persone che in parte non trovano il lavoro auspicato, o che hanno avuto un peggioramento nelle proprie condizioni lavorative. E non va dimenticato che il numero di individui in povertà si assesta ormai da diversi anni a 5,7 milioni, (poco meno di 1 italiano su 10) e che la povertà sale tra chi lavora, un effetto forse legato all’inflazione che ha colpito maggiormente chi non aveva possibilità di rivedere il proprio paniere di acquisto e alle condizioni contrattuali.
Si conferma la cautela nell’investire degli italiani
A livello finanziario, le scelte degli italiani rimangono stabili nel segno di una certa cautela nell’approccio agli investimenti. Circa due terzi degli italiani sceglie di non investire, prediligendo la sicurezza percepita della liquidità e un terzo investe solo una piccola parte dei propri risparmi. Si ridimensiona la crescita della propensione verso strumenti finanziari più sicuri, con una lieve crescita dei più propensi al rischio (9% vs 7% nel 2023), spinta da tassi di interesse in discesa per gli strumenti più conservativi, e dalle incertezze sulla resa dell’immobilitare. Aumenta quindi la necessità di valutare bene la rischiosità dello specifico investimento, mentre la rischiosità del proponente sembra un tema oggi meno rilevante, coerentemente con la crescita della fiducia verso regole e controlli (39% vs 36% nel 2023).
La fotografia del risparmio 2024
Quasi la metà delle famiglie italiane riesce a risparmiare, e lo fa con meno ansie e preoccupazioni che in passato. Aumentano le famiglie che grazie al proprio risparmio riuscirebbero a far fronte ad una spesa improvvisa importante, e più di 3 famiglie su 4, dato stabile, ritengono di essere in grado di far fronte ad una spesa improvvisa di media entità. La capacità di risparmio è anche facilitata dall’abilità di adattare i propri consumi alla situazione attuale: razionalizzazione delle vacanze, del fuori casa e degli acquisti di prodotti semi-durevoli, a vantaggio di consumi domestici, di cura della persona e per il benessere e la prevenzione e la salute.
Resta forte il legame percepito tra risparmio e sostegno al Paese: 3 su 4 lo ritengono importante, 1 su 5 ininfluente, con un consenso ancora maggiore tra i giovani (che mostrano un saldo di + 61 punti percentuali vs un saldo di +52 del totale popolazione). Il legame percepito tra responsabilità sociale e ambientale e lo sviluppo economico del Paese rimane rilevante, anche se non in crescita. Il ruolo delle associazioni di categoria, dei corpi intermedi e del Terzo settore è percepito sempre rilevante nel promuovere la coesione sociale e lo sviluppo economico (rispettivamente 31% e 38%), specie per i cittadini più giovani (rispettivamente 36% e 46%).
Il quadro delinea, quindi, una maggioranza del Paese che, avendo l’abitudine di risparmiare e di modulare le proprie spese a seconda del ciclo economico, riesce a stare meglio o comunque a contenere gli effetti negativi degli aumenti dei prezzi (49%), complice anche il calo di energia e tassi di interesse. A questa si affianca una minoranza (17% delle famiglie italiane) che non riesce a uscire da una situazione di sopravvivenza o povertà, anche quando lavora, e si sente sempre più a rischio, non avendo più risorse cui attingere, o spese da ridurre. Il risparmio rimane un elemento centrale nella vita degli italiani, anche per le persone più giovani, che lo vivono come uno strumento per realizzare i propri progetti, più che una abitudine familiare o come elemento di rassicurazione verso gli imprevisti del futuro. In ogni caso è dominante l’idea che il risparmio abbia un effetto positivo sulla propria vita e su quella del Paese, consentendo di realizzare una crescita che – auspicabilmente – la si vorrebbe economica, sociale, civile e nel rispetto dell’ambiente.
La dichiarazione del presidente di Acri Giovanni Azzone: focus su educazione finanziaria, inclusione di donne e anziani, digitale e immobilità del risparmio
“Al netto di alcune brevi interruzioni, nel corso del secolo trascorso, il risparmio degli italiani ha continuato a crescere, arrivando oggi a superare 5mila miliardi, attestando l’Italia ai primi posti tra i paesi della Ue per propensione al risparmio, pur se con una distribuzione non omogenea sul territorio e tra classi di età. Si tratta di un dato importante, che però non deve portare a dimenticare alcuni punti meritevoli di attenzione.
Innanzitutto, dobbiamo continuare a lavorare sul fronte dell’educazione finanziaria delle giovani generazioni. Il dato sull’alfabetizzazione finanziaria degli italiani, seppur in crescita negli ultimi anni, ci pone ancora al di sotto della media dei Paesi Ocse. La direzione però è corretta: penso a titolo di esempio al Mese dell’educazione finanziaria promosso da MEF, Banca d’Italia, Abi e Feduf (cui partecipa anche l’Acri) e alla recente introduzione dell’educazione finanziaria nei programmi della scuola a partire dalla primaria.
Il secondo aspetto è quello dell’inclusione finanziaria delle donne e delle persone anziane. In Italia una donna su tre non ha un conto corrente intestato a proprio nome. Inoltre, le donne, scontando un grave divario salariale, accedono con più difficoltà a prestiti e forme di previdenza complementare. Allo stesso tempo, la transizione tecnologica e digitale rischia di escludere dall’accesso a servizi essenziali (a causa del digital divide) una fascia importante e crescente della popolazione, quella delle persone anziane. Su entrambi questi fronti l’Abi ha già avviato una seria riflessione, che sta iniziando a dare frutti, ma lo scenario non può non destare preoccupazione e soprattutto sollecitare un’azione decisa per individuare soluzioni.
La rivoluzione digitale ha, peraltro, generato molteplici opportunità legate al risparmio: l’emergere di nuovi intermediari finanziari, la diffusione di cripto valute e di monete elettroniche, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la gestione degli investimenti. Opportunità che sono però accompagnate da complessità e rischi crescenti e che rafforzano ulteriormente la rilevanza dell’educazione finanziaria.
Ultimo, ma non meno importante, tema è quello della cosiddetta immobilità del risparmio. Nel nostro Paese è prevalentemente fermo sui conti correnti. Solo una minima percentuale viene investita in aziende che operano sul territorio nazionale e che possono generare occupazione e creare valore condiviso. Il Governo ha allo studio alcune misure per incentivare e accompagnare una radicale inversione di tendenza in questo campo, che potrebbe rivelarsi un potente volano di crescita per il sistema economico nazionale.
Il risparmio, infatti, non è neutro. Può rimanere circoscritto, allargando di fatto le disuguaglianze esistenti, o può essere investito e creare valore per la comunità, trasformarsi in bene collettivo: finanziando infrastrutture energetiche, di telecomunicazione e di trasporto per rendere più attrattivo il nostro territorio, sostenendo la crescita delle imprese per creare nuovi posti di lavoro, supportando il Terzo settore per rafforzare la coesione sociale nel Paese. Questo lo sanno i tanti italiani che ogni anno donano al non profit più di 6 miliardi di euro, oltre al proprio tempo, impegnandosi nelle attività di volontariato.
Per questo, “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio”, come afferma la Costituzione all’articolo 47. Perché siamo tutti coinvolti, in maniera sussidiaria – Istituzioni, imprese, corpi intermedi, cittadini – in questo impegno collettivo, che andrà a vantaggio del bene comune.
In questo contesto operano in particolare le Fondazioni di origine bancaria, che hanno trasformato il risparmio privato delle originarie comunità di appartenenza in un valore condiviso per i territori e per tutto il Paese. Grazie al coinvolgimento del Terzo settore, questo risparmio si traduce in iniziative diffuse di contrasto delle disuguaglianze, che stanno diventando dei modelli anche per le politiche pubbliche. Chi opera nelle strutture di governo delle Fondazioni ha quindi la grande responsabilità di assicurare che il patrimonio generato in decenni venga conservato, tutelato e che i frutti di questo risparmio siano indirizzati alla crescita economica e alla coesione sociale delle nostre comunità.
Una responsabilità tanto maggiore nel tempo che viviamo, caratterizzato da una perdurante incertezza geopolitica globale e da una fragilità sociale interna, che per alcuni aspetti sembra richiamare quello di cent’anni fa, e che, proprio come allora, necessita di quella volontà di coesione e di capacità di visione del futuro da cui ebbe origine la Giornata che, da allora, continuiamo a celebrare. Una celebrazione non formale e che oggi più che mai pone al centro della nostra azione, ancora una volta, e la presenza del Presidente della Repubblica ne sottolinea la centralità, l’articolo 3 della nostra Costituzione. Quell’articolo 3 che sollecita l’impegno di ognuno di noi a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Un principio universale, che potrebbe, che dovrebbe essere considerato fondante per ogni sistema democratico. Le Fondazioni e le Casse di Risparmio non si sono mai sottratte e non si sottrarranno a questa responsabilità”.
