Counseling psicologico, aiuti alla genitorialità, supporto ai caregiver insieme a lezioni di yoga e di educazione finanziaria sono alcuni esempi di come viene declinato oggi il concetto di welfare nelle aziende. Non più solo nella dimensione economica ma anche sociale, fisica ed emotiva. Il benessere fisico e psichico dei collaboratori è sempre più al centro dell’attenzione dei piani di welfare di molte imprese che iniziano a considerare con più attenzione anche le necessità delle persone fragili e dei loro caregiver. I vantaggi di questo trend? Aumenta il livello di fidelizzazione dei dipendenti, con conseguente trattenimento dei talenti e riduzione del turnover, diminuisce il costo della spesa sanitaria, porta un significativo miglioramento della salute delle persone con ricadute positive per la comunità.
Di tutto questo si è parlato al convegno “Innovare i programmi di welfare: verso il corporate wellbeing” che si è tenuto nella primadelle tre giornate (8-10 ottobre) della tredicesima edizione del Salone della Csr e dell’Innovazione sociale presso l’Università Bocconi di Milano. Ad affrontare il tema Cinzia Borasio Head of Industrial Relations, Welfare and Labour Cost A2A, Donatella De Vita Global Head of Welfare, Engagement and D&I HR programmes Pirelli, Alessandra Pierucci Human Resources & Internal Communication Director Nippon Gases Italia, Valentina Sacchi HR Manager GS1 Italy, Paolo Schipani Direttore Generale Welfare Come Te, Belinda Sepe Direttrice Amministrazione, Risorse, Sistemi e ICT Sogin, Salvatore Tombola People Care, Diversity and Inclusion Enel Italia, Chiara Zanetti Children’s Rights and Business Specialist UNICEF con la moderazione del giornalista Gianfranco Fabi.
Molti gli spunti di riflessione. Un video di Unicef ha messo in risalto i diritti degli under 18 sottolineando come il mancato equilibrio tra vita personale e lavorativa (work life balance) porti delle conseguenze negative sui bambini, gli adulti e i lavoratori di domani, e viene promosso quindi il sostegno ad una cultura aziendale family-friendly, in base alla quale il benessere dei figli dei dipendenti diventi una responsabilità condivisa tra impresa e lavoratore.
Per fare bene, insomma, bisogna stare bene è il messaggio che traspare dagli interventi delle imprese impegnate in questi programmi di welfare che, però, comportano investimenti significativi e non sono facilmente alla portata di piccole realtà.
Il piano di welfare aziendale di A2A, ad esempio, supporta i dipendenti con figli con aumento del congedo retribuito per genitori, sostegno economico per le spese legate ai figli e percorsi di sensibilizzazione sulla conciliazione vita-lavoro, e prevede un investimento di 120 milioni nei prossimi 10 anni. Inoltre è stato avviato piano di azionariato di azionariato diffuso che si propone di coinvolgere i circa 14mila dipendenti di A2A nel percorso di crescita della società e condividere i risultati di un lavoro costruito insieme. L’iniziativa è stata accompagnata da un programma interno di educazione finanziaria, per una maggiore consapevolezza sull’impiego delle proprie risorse economiche, che ha favorito l’adesione all’iniziativa arrivata all’86% dei dipendenti, ha affermato Borasio.
L’approccio più tradizionale al welfare è attraverso piattaforme digitali dove vengono centralizzati e personalizzati i vari benefit, come buoni pasto, assicurazioni sanitarie o contributi per attività sportive o culturali. Ma il welfare non riguarda solo iniziative di e-commerce, ha sottolineato Schipani, occorre allargare lo sguardo anche alle varie necessità della vita dei dipendenti, ad esempio quelle di caregiving che assumono un peso crescente nella vita di molte persone. Secondo l’Osservatorio Nazionale sui bisogni di welfare di lavoratrici e lavoratori con responsabilità di cura promosso da Welfare Come te, circa il 70% dei lavori che hanno partecipato all’indagine ha responsabilità di cura di qualcuno (bambino, malato, anziano) e in alcuni casi tali responsabilità si sommano su una stessa persona. La conciliazione tra queste responsabilità e il lavoro si basa prevalentemente sul “fai-da-te” degli stessi lavoratori che lamentano soprattutto la mancanza di servizi pubblici territoriali. Il fenomeno è destinato a crescere se è vera l’affermazione di Rosalynn Carter secondo cui “Ci sono solo quattro tipi di persone al mondo. Quelle che sono state caregiver. Quelle che lo sono attualmente. Quelle che lo saranno e quelle che avranno bisogno di un caregiver”.
La conclusione è che il welfare non può più continuare a essere considerato in termini prestazionali ma deve diventare un welfare equo e personalizzato che considera il dipendente e le sue relazioni e che integra sempre più privato e pubblico. Una maggiore presenza del settore pubblico è stata auspicata sia in termini economici e di fiscalità più favorevole ai fringe benefit e alle varie iniziative di welfare sia soprattutto con un approccio sistemico alle politiche family friendly e ad una stabilizzazione delle norme per rendere più agevole il percorso al corporate wellbeing oggetto di questo convegno. Infine è stato posto l’accento anche sulla necessità di una maggiore educazione per rendere più agevoli le iniziative di welfare anche alle imprese di più piccole dimensioni che spesso, oltre ai limiti economici, difettano anche di conoscenze in questo ambito.

