Il fenomeno del caporalato è più diffuso di quanto non si potesse immaginare anche in Italia. E dopo i grandi nomi della moda, quali Armani, Dior e Alviero Martino, anche il brand Valentino è stato coinvolto in un caso di sfruttamento della manodopera. In particolare Valentino Bags Lab srl, controllata dalla Valentino spa, è stata posta in amministrazione giudiziaria dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano ed è stato nominato un amministratore per aiutare l’azienda a fare un controllo della catena di fornitura e sanare le situazioni irregolari. Valentino Bags Lab Srl, azienda che produce borse, pelletteria e accessori per il gruppo, non risulta indagata. L’accusa mossa è quella di non aver esercitato un adeguato controllo sulla propria catena di fornitura, in particolare di aver “chiuso un occhio” sui subfornitori dei propri fornitori. In dettaglio, si contesta a Valentino Bags Lab Srl di non aver implementato controlli organizzativi sufficienti e di non essere riuscita a monitorare efficacemente una filiera produttiva interamente localizzata in Italia. L’azienda, infatti, affidava la produzione a fornitori che, a loro volta, si rivolgevano a piccole manifatture. Queste ultime, durante i controlli effettuati dai carabinieri nel 2024, sono risultate operare in condizioni di lavoro disastrose, con gravi irregolarità rilevate su più fronti. In particolare, il Nucleo Ispettorato del Lavoro dei carabinieri di Milano ha scoperto sette opifici cinesi clandestini e irregolari coinvolti negli appalti del brand. I titolari di tali strutture sono stati tutti denunciati per caporalato.
I rilievi vanno dalla sicurezza del lavoro al non rispetto delle norme minime di igiene, al salario dei lavoratori che ricevevano “a cottimo 3,5 euro a pezzo per il taglio di pelle, e 7 euro a pezzo per la tintura”. Stiamo parlando di capi che, a vedere il prezzo di listino, possono arrivare a oltre 400 euro per una cintura e oltre 2/3.000 euro per una borsa.
Valentino Bags Lab srl, che ha un fatturato di circa 23 milioni e circa 100 dipendenti, fa parte del gruppo Valentino, fondato dal celebre stilista Valentino Garavani, che dal 2012 è controllata da Mayhoola for Investments della famiglia reale del Qatar e nel quale nel 2023 è entrato con una quota del 30% il gruppo del lusso francese Kering, a cui fanno capo marchi come Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga. Nonostante l’allure dei prodotti e il continuo rialzo dei prezzi nel settore del lussi di altissima gamma in cui si posiziona il brand, il 2024 è stato un anno considerato non facile da parte del gruppo che ha registrato un calo del 3% dei ricavi a 1,3 miliardi, mentre l’utile è sceso di circa il 20% a 246 milioni di euro causa di voci non ricorrenti.
