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Sustainable Fashion

La moda sostenibile sfila alla Scala, ma solo un’azienda su due è conforme agli standard ESG

Sabato 27 settembre, a Milano, si terranno i CNMI Sustainable Fashion Awards 2025 per premiare chi si distingue nella moda sostenibile. L’evento, il cui simbolo è il “Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto, celebra l’eccellenza in ambiti come artigianato, economia circolare e impatto sociale. Ma stando ai dati di Standard Ethics, la metà delle maggiori aziende europee del settore ha ancora un percorso da compiere per raggiungere una piena sostenibilità.

Sabato 27 settembre, in occasione della Milano Fashion Week®, il Teatro alla Scala ospita la cerimonia di consegna dei CNMI Sustainable Fashion Awards 2025, organizzati da Camera Nazionale della Moda Italiana in collaborazione con la UN Alliance for Sustainable Fashion e con il supporto del Comune di Milano.

I premi, dieci in totale, celebrano personalità e realtà del settore che si sono distinte per eccellenza e innovazione in ambiti come artigianato, economia circolare, azione per il clima, impatto sociale, biodiversità e sostegno alle nuove generazioni di creativi. La giuria indipendente internazionale, presieduta da Paola Deda, Chairperson, UN Alliance for Sustainable Fashion and Director, UNECE, riunisce figure di spicco del mondo della moda, dell’arte e della società civile, tra cui Kerry Kennedy, President, Robert F. Kennedy Human Rights, Federico Marchetti, Chairman of The Sustainable Markets Initiative’s Fashion Task, e l’artista Michelangelo Pistoletto.

Proprio di Pistoletto è il simbolo dell’evento, ovvero il Terzo Paradiso, opera che dal 2012 rappresenta l’impegno della CNMI in questo ambito, insieme alla stesura del Manifesto della sostenibilità per la moda italiana promosso da Anna Zegna e Carlo Capasa.

L’opera di Michelangelo Pistoletto, Il Terzo Paradiso, “rappresenta la fusione tra il Primo e il Secondo Paradiso. Il primo è quello in cui l’essere umano viveva in piena armonia con la natura. Il secondo è il paradiso artificiale creato dall’intelligenza umana, che oggi si esprime su scala globale attraverso scienza e tecnologia. Il Terzo Paradiso è la terza fase dell’umanità, realizzata attraverso una connessione equilibrata tra artificio e natura” spiega l’artista.

La collaborazione tra CNMI e la Fondazione Pistoletto – Cittadellarte riafferma un impegno condiviso nell’educazione alla moda sostenibile. Questo impegno è al centro di Fashion B.E.S.T. e dei programmi di laurea e master dell’Unidee Academy presso Cittadellarte. CNMI e la Camera Moda Fashion Trust hanno inoltre rinnovato il sostegno alla Fondazione offrendo borse di studio a giovani talenti interessati a intraprendere un percorso formativo nelle arti creative e nella moda etica.

Ma se da un lato, le istituzioni del settore, supportate anche dalle politiche europee, della settimana scorsa è infatti la notizia dell’approvazione da parte del Parlamento europeo della nuova direttiva per prevenire e ridurre i rifiuti tessili in tutta l’UE, appoggiano il cambiamento, le aziende invece a che punto sono?

A rispondere a questa domanda ci ha pensato l’agenzia di rating londinese Standard Ethics (SE) che ha oggi pubblicato l’aggiornamento degli score ESG, i Corporate Standard Ethics Rating (Corporate SER), delle 20 maggiori società europee quotate del settore moda e lusso. Dalle valutazioni emerge che, allo stato attuale, la metà delle imprese del campione ha un Sustainable Grade che testimonia una compliance agli standard di sostenibilità dell’ONU, dell’OCSE e dell’Unione Europea da adeguata a eccellente. Il restante 50% ha invece un Not Fully Sustainable Grade. La buona notizia è che, rispetto all’ultimo aggiornamento, nessuna delle aziende considerate è per nulla conforme ai temi ambientali, sociali e di governace: anche la valutazione di Inditex, multinazionale spagnola dedicata all’abbigliamento e alla moda a cui appartengono alcuni tra i brand più accusati di fast fashion e insostenibilità negli ultimi anni come Zara, Oysho, Bershka, Massimo Dutti, Pull&Bear e Stradivarius, p passata nel corso dell’anno da “E-” (non soddisfacente e non sostenibile) a “E” (che comunque indica una conformità molto bassa ai benchmark).

I gradi del Corporate SER di Standard Ethics

Stando a quanto comunicato dall’agenzia di rating londinese, in linea generale, il settore si conferma sensibile alla sfera ambientale (E) con crescente attenzione alla circolarità. Gli sforzi sulla sostenibilità sono tangibili, ma talvolta eccessivamente focalizzati su singoli prodotti e meno sull’attività e gli impatti lungo tutta la catena di fornitura. Proprio il mancato monitoraggio della supply chain, porta alla presenza ancora di criticità in relazione ai temi sociali (S) come diritti umani, sicurezza e condizioni di lavoro. E sebbene sia questa la prima grande sfida del settore manifatturiero europeo, per Standard Ethics anche la governance (G) è un fattore da attenzionare di più: per esempio permane la necessità di allinearsi, in molti casi, a I Principi di Corporate Governance dell’Ocse. “La tutela degli azionisti di minoranza e del mercato resta infatti fattore di garanzia per la sostenibilità di un’impresa” commentano gli analisti di SE che poi aggiungono: “Implementazioni appaiono possibili anche nella prevenzione dei rischi ESG“.

Per Standard Ethics, le migliori del comparto sono Adidas e Burberry. Nel “gruppo dei brand sostenibili” figurano anche le quotate sulla borsa italiana Moncler, Prada e Brunello Cucinelli per cui però gli analisti hanno fornito un outlook negativo.

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