BlackRock ha definito “priva di fondamento” e basata su “una teoria assurda” la causa intentata dal procuratore generale del Texas, Ken Paxton, insieme ad altri dieci stati repubblicani, contro i giganti dell’investimento BlackRock, Vanguard e State Street. La dichiarazione arriva in risposta alla recente posizione del Dipartimento di Giustizia (DoJ) e dalla Federal Trade Commission (FTC) a sostegno di tale causa che accusa le tre società di aver utilizzato strategie ESG per manipolare il mercato del carbone, inducendo una riduzione coordinata della produzione attraverso l’influenza esercitata sulle aziende in cui detengono partecipazioni significative.
Secondo l’accusa, ciò avrebbe violato il Clayton Act e provocato un aumento dei costi energetici per i consumatori statunitensi. Le società avrebbero agito in modo congiunto tramite adesioni a iniziative come la Net Zero Asset Managers Initiative (NZAM) e Climate Action 100+, che promuovono l’allineamento agli obiettivi climatici. Nonostante i tre gestori abbiano successivamente abbandonato o ridotto la loro partecipazione in tali iniziative, il Texas sostiene che la minaccia alla concorrenza resta. Le agenzie federali, in linea con la nuova linea politica dell’amministrazione Trump, affermano che l’ESG viene usato come pretesto per minare la competitività del mercato e danneggiare i consumatori.
Blackrock, Vanguard e State Street hanno risposto con fermezza alle accuse sostenendo che il caso compromette in realtà l’obiettivo dell’amministrazione Trump di raggiungere l’indipendenza energetica americana.
Cosa è successo
La causa, aperta a novembre 2024, accusa le società di asset manager BlackRock, Vanguard e State Street di aver utilizzato le loro partecipazioni in aziende del carbone per coordinare una riduzione della produzione, con l’obiettivo di promuovere agende ESG e aumentare i prezzi dell’energia.
Nello specifico, secondo l’accusa, i tre gestori patrimoniali avrebbero violato il Clayton Act, che proibisce acquisizioni che possano ridurre sostanzialmente la concorrenza. A confermarlo sarebbe stata la partecipazione a iniziative come la Net Zero Asset Managers Initiative (NZAM) e Climate Action 100+, vista come prova di un presunto coordinamento per indurre le aziende del carbone a ridurre la produzione. A seguito di tale accusa, i tre big della finanza si erano ritirati dalle organizzazione scatenando un esodo di altri gestori patrimoniali che ha portato, tra l’altro la NZAM poco dopo a sospendere le attività.
Il 22 maggio il Dipartimento di Giustizia (DOJ) e la Federal Trade Commission (FTC) degli Stati Uniti hanno depositato una “Dichiarazione di interessi” a sostegno della causa. Un passo importante dato che questa è la prima dichiarazione formale delle Agenzie presso un tribunale federale sulle implicazioni antitrust delle partecipazioni azionarie comuni. La FTC e il DOJ, nel loro sostegno alla causa, hanno dichiarato che “non esiteranno a opporsi a potenti società finanziarie che utilizzano i risparmi pensionistici degli americani per danneggiare la concorrenza sotto la copertura dell’ESG”.
La risposta di BlackRock
BlackRock ha respinto con decisione queste accuse, definendo il caso “privo di fondamento“. La società sostiene che l’azione legale “sta cercando di riscrivere la legge antitrust e si basa su un’assurda teoria secondo cui le compagnie carbonifere avrebbero cospirato con i loro azionisti per ridurre la produzione di carbone”.
Inoltre BlackRock ha affermato che “costringere i gestori patrimoniali a disinvestire dalle compagnie carbonifere danneggerà la loro capacità di accedere al capitale e di investire nelle loro aziende e nei loro dipendenti, portando probabilmente a un aumento dei prezzi dell’energia”.
Le risposte di State Street e Vanguard
Anche State Street e Vanguard hanno espresso scetticismo riguardo alla causa, definendola “infondata” e affermando nuovamente che le loro azioni sono sempre state guidate dagli interessi finanziari a lungo termine degli investitori.
Vanguard nello specifico ha sottolineato che la causa “distorce la legge in un modo che danneggerà gli investitori individuali”.
Questo caso evidenzia ancora una volta le crescenti tensioni tra le iniziative ESG e gli interessi energetici tradizionali: mentre i gestori patrimoniali sostengono che le loro azioni sono volte a promuovere il valore a lungo termine per gli investitori, le autorità antitrust e alcuni stati vedono in queste pratiche un potenziale rischio per la concorrenza e i consumatori. Insomma la decisione finale potrebbe avere implicazioni significative per il futuro degli investimenti sostenibili e la regolamentazione del settore finanziario.
