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Ceretti (ARCA): serve un approccio più pragmatico alla transizione sostenibile

La sostenibilità e i criteri ESG non sono solo concetti astratti, ma elementi strategici destinati a plasmare il futuro. In un contesto globale caratterizzato da sfide ambientali, economiche e politiche sempre più complesse, il suo ruolo diventa fondamentale. Nonostante i tentativi di ridimensionare l’importanza, essa rappresenta una grande opportunità per chi ha investito in innovazione, tecnologia e competenze.

Al di là delle oscillazioni politiche, il valore della sostenibilità sembra continua a crescere, soprattutto nel quadro europeo, dove la transizione energetica è ormai una priorità. Se da un lato però gli investimenti ESG continuano a consolidarsi, dall’altro è necessario un approccio più pragmatico, capace di bilanciare ambizione e realismo pratico.

Per comprendere le prospettive a lungo termine degli investimenti sostenibili e la necessità di concretezza, abbiamo dialogato con Riccardo Ceretti, Responsabile Investimenti ESG di ARCA Fondi SGR, società di gestione del risparmio attiva nel mercato italiano, che da anni integra i criteri di sostenibilità nei propri fondi, con una strategia solida e orientata al lungo termine. Attraverso la sua esperienza, esploreremo le opportunità e le sfide di un settore che deve evolvere senza perdere di vista concretezza e risultati.

Come avete adattato le vostre strategie di investimento ESG in risposta all’attuale contesto macroeconomico e geopolitico, segnato da incertezza e crescente attenzione alla sicurezza energetica?

Le nostre strategie di investimento ESG non sono cambiate in modo significativo, nonostante il contesto, non per pigrizia, ma perché sono state impostate con una visione lungimirante. Abbiamo puntato molto sui temi ambientali e sulla transizione energetica, considerandoli leve strategiche per il futuro. La transizione energetica potrebbe persino accelerare, anche in un quadro internazionale complesso. Spesso si associa il concetto di transizione solo a fotovoltaico e solare, ma nella tassonomia europea sono stati inclusi anche gas e nucleare, due fonti che, pur essendo diverse dalle energie rinnovabili, hanno un impatto inferiore in termini di emissioni di CO₂.

Queste soluzioni possono favorire una transizione più equilibrata, garantendo al contempo autonomia energetica, un elemento cruciale per l’Europa in un periodo di incertezza geopolitica. In questo scenario, la sostenibilità non è solo un obiettivo ambientale, ma anche una strategia per consolidare l’indipendenza energetica e la stabilità economica.

Quali pensa possano essere gli effetti di medio-lungo periodo delle politiche statunitensi sulla transizione ecologica e sugli investimenti in settori più attenti all’impatto ambientale?

Nonostante le pressioni istituzionali sulla sostenibilità ambientale stiano diminuendo, soprattutto negli Stati Uniti e in maniera più attenuata in Europa, il macro trend degli investimenti e della produzione sostenibile sembra destinato a consolidarsi nel tempo. Come ogni fenomeno globale, anche la sostenibilità attraversa fasi di maggiore e minore intensità, e oggi potrebbe essere un momento di relativa debolezza. Tuttavia, la crescente sensibilità dei consumatori, sviluppatasi negli anni, continuerà a mantenere alta l’attenzione su questi temi.

L’evoluzione del mercato porterà probabilmente verso un approccio più pragmatico e meno dogmatico alla transizione green. Quindi è giusto ed è doveroso dal nostro punto di vista, parlare di transizione green, di ecologia, di produzione sostenibile senza impatti sull’ambiente. Allo stesso tempo imporre una reportistica troppo stringente a qualsiasi impresa rischia di generare effetti negativi, spingendo le aziende a cercare soluzioni poco trasparenti per alleggerire il peso degli oneri. L’equilibrio tra regolamentazione e incentivo sarà essenziale per garantire un futuro sostenibile e competitivo.

Quali settori o tematiche ESG vedete oggi come più promettenti in termini di crescita e impatto a lungo termine?

Nel settore delle utilities europee, riteniamo che quelle più attente alla sostenibilità avranno un ruolo centrale. Il focus sarà duplice: da un lato, la transizione energetica, dall’altro, la crescente domanda internazionale di energia, influenzata anche dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Non crediamo che l’Europa si staccherà completamente dai suoi partner commerciali tradizionali, ma se verranno adottate misure per aumentarne l’indipendenza, sarà necessario accelerare lo sviluppo delle infrastrutture digitali. Questo comporterebbe non solo la creazione di data center, ma anche l’identificazione di fonti energetiche affidabili per alimentarli.

Dal punto di vista ambientale, riteniamo che il settore delle utility sia tra i più rilevanti, ma ci sono anche dinamiche sociali da considerare. Stiamo vivendo un inverno demografico, e le aziende che sapranno rispondere alle esigenze della Grey Economy, ovvero la fascia di popolazione più anziana, potrebbero ottenere una spinta significativa. Questa evoluzione avrà un impatto concreto sulle strategie di mercato nei prossimi anni.

In che modo le nuove normative europee, come la CSRD e il Regolamento Tassonomia, stanno influenzando le vostre decisioni di investimento?

Come dicevo, abbiamo sempre puntato con decisione sul tema ambientale, e la tassonomia, seppur sviluppata unicamente in questa direzione, resta uno dei nostri riferimenti guida. I nostri otto fondi hanno raggiunto il massimo livello di “dark green“, secondo la normativa SFDR, e sono tutti focalizzati sulla riduzione delle emissioni di carbonio, rispondendo concretamente alle esigenze di mercato.

Abbiamo inoltre numerosi fondi Paris-Aligned, e siamo stati tra i primi ad adottare il benchmark Paris-Aligned, perché sin dall’inizio abbiamo ritenuto che fosse una direzione strategica per il futuro. Nonostante la volatilità attuale, rimaniamo convinti che questa scelta sia valida e sostenibile, anche dal punto di vista finanziario, garantendo solidità e visione a lungo termine.

Guardando ai prossimi 3-5 anni, pensate che l’ESG resterà una priorità per il mercato o sarà messo in secondo piano a favore di metriche più tradizionali di performance finanziaria?

I criteri ESG non sono mai stati per noi un’alternativa rispetto alle metriche finanziarie tradizionali, ma piuttosto un elemento complementare che portiamo avanti in parallelo. La nostra strategia integra questi principi in modo solido e coerente, senza compromessi. I fondi ESG che gestiamo dimostrano questa visione: i risultati sono evidenti, soprattutto per i nostri clienti che vi investono. Non si tratta di una scelta che penalizza la performance, anzi: i rendimenti sono buoni, ottimi, e spesso persino superiori rispetto a quelli di fondi non ESG. Non c’è un trade-off tra sostenibilità e valore finanziario, ma un modello di crescita che si rafforza nel tempo.

Come vede l’interesse degli investitori verso le tematiche di sostenibilità in questa fase?

Gli investitori più attenti, i early adopters, sono già profondamente coinvolti nel mondo ESG, ma una parte del mercato risulta ancora disorientata. L’acronimo ESG, che nel settore utilizziamo quotidianamente, può apparire complesso e poco intuitivo, rendendo difficile una comunicazione efficace.

Questa situazione porta a una riflessione più ampia su come viene trasmesso il messaggio della sostenibilità. La sensibilità su questi temi sta crescendo, e affinché la sostenibilità diventi realmente accessibile a tutti, è fondamentale trovare un linguaggio chiaro e coinvolgente.L’industria ha oggi la sfida di rendere questi concetti più comprensibili, evitando tecnicismi e favorendo un dialogo diretto con i consumatori. Solo attraverso una comunicazione efficace la sostenibilità potrà radicarsi come valore concreto e condiviso.

L’edizione 2025 di ESGmakers – Speciale Asset Management offre una fotografia sulla situazione attuale e traccia le prospettive degli investimenti sostenibili anche alla luce dei recenti eventi politici e normativi a livello internazionale.

Nella guida sono presenti studi di settore e gli interventi di Francesco Bicciato, Direttore Generale del Forum per la finanza sostenibile, Manuela Mazzoleni, Direttrice Sostenibilità e Capitale Umano di Assogestioni, Fabio Cappa, Senior Institutional Client Manager di Raffeisen Capital Management, Riccardo Realfonzo, Coordinatore del comitato tecnico di Assofondipensione e presidente del Fondo Perseo Sirio, Antonella Massari, Segretario Generale AIPB – Associazione Italiana Private Banking, Emanuele Maria Carluccio, Presidente Efpa Europe.

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