Sempre più aziende scelgono di sottoporre a verifica indipendente i propri dati ESG. Nell’ultimo anno il 65% delle imprese ha ottenuto un’assurance, sia con livello di sicurezza moderato (limited assurance), sia con un controllo più esteso e accurato (reasonable assurance), su almeno una parte delle proprie informazioni ESG, rispetto al 50% dell’anno precedente. Un dato che evidenzia una progressiva estensione del campo di applicazione dell’assurance, che include un numero crescente di tipologie di informazioni di sostenibilità. Le aziende non mirano soltanto a rispettare gli obblighi normativi già in vigore, ma anche a prepararsi a futuri requisiti e a valorizzare i dati raccolti per migliorare l’efficienza operativa, stimolare l’innovazione e rafforzare la cultura aziendale attorno agli obiettivi ESG. A dirlo sono i dati della terza edizione dello studio KPMG ESG Assurance Maturity Index 2025, che ha coinvolto dirigenti senior e membri dei consigli di amministrazione con conoscenze in materia di rendicontazione e assurance ESG di 1.320 aziende di diversi settori e regioni del mondo, con un fatturato medio di 16,8 miliardi di dollari.
Indice
Wave 1: com’è andato il primo anno di rendicontazione
Nonostante la situazione normativa ancora incerta il 74% delle aziende ha indicato che i propri piani di rendicontazione della sostenibilità ai sensi della CSRD sono rimasti invariati.
A rallentare le dichiarazioni di sostenibilità CSRD vi sono però ancora diverse sfide. Al primo posto si trova la complessità delle metriche previste dall’ESRS (25%), molte delle quali non erano state precedentemente monitorate dalle organizzazioni, aggiungendo così una notevole complessità al processo di reporting. Questa complessità è ulteriormente aggravata dalla Doppia Valutazione di Materialità (17%), che obbliga le aziende a valutare sia la materialità finanziaria che quella di impatto. Sebbene questo concetto non sia del tutto nuovo, la DMA ha sostituito i precedenti approcci discrezionali con una metodologia standardizzata e rigorosa e ha notevolmente aumentato la supervisione del consiglio di amministrazione e del comitato di revisione
Tra le altre sfide poi vi sono la difficoltà di reperire dati affidabili da fornitori e partner (20%); competenze ESG limitate (12%); linee guida (8%) e tecnologia (7%) ancora poco implementate.

Insomma, come ha sottolineato Patricia Reverter, ESG Assurance Leader KPMG in Spain, il primo anno è stato un po’ un banco di prova visti i pochi dati storici comparabili ma, la previsione, è che negli anni il reporting diventerà più facile, anche grazie alle semplificazioni introdotte dal pacchetto Omnibus.
ESG Assurance, a che punto sono le aziende e come si stanno muovendo
Così come molte imprese non hanno cambiato i propri piani per la rendicontazione ESG nonostante le modifiche normative in corso, la stessa cosa vale anche per l’ESG Assurance dove il 41% delle aziende ha mantenuto invariata la rotta per rispondere alle esigenze dei mercati, degli investitori e degli stakeholders, contro solo al 26% che ha rimandato a quando l’assurance sarà richiesta.
Per scattare una fotografia di come le aziende stanno evolvendo nel loro percorso di ESG Assurance Maturity, il report ha suddiviso le aziende in tre categorie: i Leader hanno un punteggio medio pari al 65,21, gli Advancer si fermano a 45,73 e i Beginner a 30,54. Il punteggio medio globale si attesta a 46,77. In termini geografici, le aziende nordamericane mantengono la prima posizione con un punteggio medio di maturità di 49,01. Tuttavia, le aziende europee hanno ridotto il divario rispetto allo scorso anno con un punteggio medio di 48,87, spinte anche dalla normativa CSRD. Le aziende in America Latina e Medio Oriente, invece, sono ancora nelle prime fasi di maturità.

Infine dal punto di vista settoriale le aziende del settore energetico e delle risorse naturali sono in testa (48,86), ma c’è ben poca differenza tra loro e altri settori: telecomunicazioni (48,51), tecnologia (48,17), servizi finanziari (48,24), manifatturiero (48,70), beni di consumo e commercio al dettaglio (47,70). Come nel 2024, scienze della vita e sanità (43,24) e infrastrutture (42,97) sono ancora indietro.

Nella realizzazione dell’ESG assurance l’88% delle aziende, ha scelto di coinvolgere i propri fornitori esterni; tutte hanno coinvolto i propri comitati di revisione, anche la maggior parte l’ha fatto solo in misura moderata; infine tutte le aziende hanno coinvolto i propri consigli di amministrazione durante il processo, il più delle volte su base trimestrale. In linea generale le aziende più grandi hanno interagito più di altre con il comitato di revisione, mentre le aziende più piccole (che potrebbero avere un comitato di revisione più piccolo o meno attivo) sono più propense a interagire mensilmente con i propri consigli di amministrazione.
Emerge, infine, che il 51% delle aziende intervistate ha incluso le informazioni ESG nel proprio bilancio annuale. Di queste, il 32% dedica una sezione separata alle disclosure ESG, mentre il 19% integra strategia e metriche ESG direttamente nel bilancio. Questa tendenza verso un reporting integrato rende sensato, sia dal punto di vista pratico sia strategico, affidarsi a un unico soggetto per audit finanziario e assurance di sostenibilità. Un unico provider può infatti comprendere in modo completo sistemi, controlli e governance che supportano sia le disclosure finanziarie sia quelle non finanziarie, spesso basate sulle stesse piattaforme ERP. Questo approccio garantisce coerenza interna tra le informazioni riportate, riduce duplicazioni e rischi di trascurare collegamenti critici e semplifica la comunicazione. Il risultato è un processo di assurance più efficiente, coerente e affidabile, in grado di rispondere alle crescenti aspettative di regolatori e investitori.
I benefici dell’ESG Assurance
Dall’analisi di KPMG emerge che le Wave 1 con un grado di maturità più elevato stanno riscontrando diversi benefici quali: una maggiore fiducia degli stakeholder, una migliore qualità dei dati e un più forte allineamento interno sugli obiettivi di sostenibilità.
In particolare, le aziende che rendicontano secondo gli standard ESRS prevedono ritorni superiori rispetto ai competitor. Queste organizzazioni si aspettano di guadagnare quote di mercato (60%), migliorare la redditività (54%), rafforzare la propria reputazione (52%), ridurre i costi (49%) e aumentare il valore per gli azionisti (49%).
Inoltre i dati indicano che più un’organizzazione progredisce nel suo percorso ESG, maggiori sono i benefici che si aspetta di ottenere. I leader prevedono in media otto benefici distinti, rispetto ai 6,5 dei beginner, e hanno quasi il doppio delle probabilità di identificare la riduzione del rischio aziendale come vantaggio chiave. Sono inoltre più ottimisti sui guadagni finanziari, inclusi aumento del valore per gli azionisti, miglior redditività e ottimizzazione degli investimenti.

Sulla base di questi dati lo studio di KPMG si conclude con cinque azioni chiave che le imprese dovrebbero apprendere da quelle leader: rafforzare la governance integrando la supervisione ESG nel Cda; sviluppare le competenze e le capacità necessarie; migliorare i sistemi di gestione dei dati; adottare tecnologie digitali; coinvolgere la catena del valore.
