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Climate change

Assicurazioni e stati europei potrebbero non riuscire a coprire i danni degli eventi climatici estremi

Assicurazioni e stati europei insieme potrebbero non bastare per coprire i danni derivanti dagli eventi climatici estremi. Parola di Petra Hielkema, Presidente dell’Autorità europea per le assicurazioni e le pensioni aziendali e professionali (EIOPA), che ha lanciato l’allarme dalle colonne del Financial Times. “La velocità con cui si verificano i danni, la frequenza e l’impatto stanno aumentando a tal punto da diventare una preoccupazione su come possiamo coprirli” ha affermato l’esperta di gestione del rischio bancario e assicurativo al quotidiano anglosassone.

Il crescente numero, frequenza e impatto dei disastri naturali legato al cambiamento climatico, come alluvioni, siccità e incendi, sta assumendo proporzioni che diventano ingestibili. In primis per le assicurazioni, che non si potranno permettere di assicurare molti immobili, privati e industriali. E nonostante questo saranno in prima linea con i rischi che avranno assunto.

Gli effetti, andranno poi direttamente a colpire i cittadini che si vedranno rifiutare la copertura di molti immobili. Già adesso i numeri parlano chiaro. Solo un quarto, ricorda Hielkema al FT, dei 900 miliardi di euro di perdite causate dalle catastrofi naturali nell’UE negli ultimi 42 anni erano assicurati. E, come da aspettarsi, il costo annuo delle catastrofi naturali è in crescita. La media, pari a 44,5 miliardi di euro nei tre anni fino al 2023, risulta più che raddoppiata rispetto alla media annuale di 17,8 miliardi di euro del decennio precedente. In questo contesto, il livello di copertura è in diminuzione.

A risentirne potrebbe essere anche in generale il settore immobiliare e delle costruzioni. Ma non solo, anche le banche (e le stesse compagnie di assicurazione) che hanno grandi patrimoni immobiliari in portafoglio e potrebbero essere costretti a fare svalutazioni.

“La scorsa settimana, EIOPA ha risposto aumentando del 10% il capitale che le assicurazioni dell’UE devono accantonare per coprire i rischi legati ai disastri naturali, con un conseguente incremento di quasi l’1% dei requisiti patrimoniali complessivi” scrive il FT.

Le soluzioni in questo complesso scenario? Una soluzione potrebbe essere la creazione di una partnership pubblico-privata finanziata dalla UE per fornire la riassicurazione dei rischi legati alle catastrofi naturali. Una seconda è il modello dell’impact underwriting, concetto introdotto dall’Eiopa oramai da qualche anno, che consiste nell’utilizzo delle pratiche di sottoscrizione per spingere il cliente ad adottare pratiche di mitigazione dei rischi climatici. In pratica si tratta di condizionare l’assicurabilità del soggetto ai suoi investimenti per diminuire il proprio rischio climatico. Un potente motore e incentivo per spingere aziende e famiglie a investire nella mitigazione e adattamento.

Infine, Hielkema si dichiara convinta che il nuovo approccio alla sostenibilità, promosso negli Stati Uniti dal presidente Donald Trump, non avrà effetti significativi sulle politiche delle compagnie di assicurazione americane. “Una cosa è la politica, un’altra è la gestione dei rischi. E i rischi legati al cambiamento climatico sono reali”, ha affermato la presidente dell’EIOPA al Financial Times.

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