Nelle prime battute dell’estate, il riscaldamento globale e le variazioni climatiche hanno già stretto l’Italia nella morsa di una siccità che provoca danni e preoccupa istituzioni e cittadini. Mentre molti Comuni razionano l’acqua, i governatori regionali intendono infatti tornare a chiedere lo stato di emergenza al Governo per avere il supporto a livello nazionale della Protezione Civile, mentre la ministra per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, ha annunciato che il governo sta lavorando a un “Piano acqua” e il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, si è detto preoccupato per le conseguenze sull’idroelettrico.
Intanto, secondo la Coldiretti è già salito a 3 miliardi di euro il conto dei danni causati dalla siccità che assedia città e campagne, con autobotti e razionamenti, fiumi in secca e campi arsi. Nel tracciare l’ultimo bilancio di un 2022 segnato fino ad ora da precipitazioni praticamente dimezzate e produzioni agricole devastate, Coldiretti sottolinea che la situazione vira verso un peggioramento, con l’ondata di calore che porta le temperature oltre i 40 gradi con le falde sempre più basse.
In questa situazione di profonda crisi idrica – continua l’organizzazione – oltre a prevedere uno stanziamento di risorse finanziarie adeguate per indennizzare le imprese agricole per i danni subiti dalla siccità, è necessario agire nel breve periodo per definire le priorità di uso dell’acqua disponibile, dando precedenza al settore agricolo per garantire la disponibilità di cibo, in un momento in cui a causa degli effetti della guerra in Ucraina l’Italia ha bisogno di tutto il suo potenziale produttivo nazionale.
“Accanto a misure immediate per garantire l’approvvigionamento alimentare della popolazione, appare evidente l’urgenza di avviare un grande piano nazionale per gli invasi che Coldiretti propone da tempo”, afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, che nella lettera inviata al presidente del Consiglio Mario Draghi chiede “che, a fronte di una crisi idrica la cui severità si appresta a superare quanto mai registrato dagli inizi del secolo scorso, venga dichiarato al più presto lo stato di emergenza nei territori interessati con l’intervento del sistema della Protezione civile per coordinare tutti i soggetti coinvolti, Regioni interessate, Autorità di bacino e Consorzi di bonifica, e cooperare per una gestione unitaria del bilancio idrico”. Una richiesta fatta propria dalle Regioni, con l’appello al Governo per lo stato di emergenza nel Nord Italia e per avere il supporto a livello nazionale della Protezione Civile.
A chiedere lo stato di calamità, insieme a una cabina di regia per monitorare i bacini idrografici, è stato anche il presidente dell’Associazione nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue (Anbi), Francesco Vincenzi.
A margine di un convegno, il ministro Cingolani ha espresso molta preoccupazione per la produzione energetica tramite fonti idroelettriche. Sull’acqua “abbiamo decisamente un problema”, ha detto Cingolani. “Il flusso d’acqua per l’idroelettrico è cruciale, anche per il raffreddamento delle centrali. Speriamo che sia una cosa contingente. Stiamo valutando tutte le azioni da fare. Non è solo un problema energetico, è anche agricolo”.
“Non è ancora cominciata l’estate e siamo in assenza di risorse idriche, è la tempesta perfetta”. Così si è inoltre espresso Meuccio Berselli, segretario generale dell’Autorità distrettuale del fiume Po-MiTE, in un video aggiornamento sulla situazione di grave siccità del bacino padano. È la tempesta perfetta, spiega, “perché negli ultimi 6-8 mesi la neve dell’inverno ha raggiunto un picco di meno 60-70%”, influendo negativamente sullo “stoccaggio dell’acqua necessaria al riempimento dei grandi laghi regolati. Secondo, non piove nel bacino padano da almeno 120 giorni. Terzo, le temperature sono più alte di 3-4 gradi rispetto alla media del periodo”.
