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Rapporto annuale Istat

Italia al secondo posto in UE per danni economici causati da eventi climatici

Negli ultimi decenni, l’Italia ha registrato un aumento dei danni economici per eventi climatici, posizionandosi tra i Paesi UE più colpiti. Tempeste, ondate di calore, siccità e alluvioni hanno compromesso infrastrutture, attività produttive e settori chiave come l’agricoltura e il turismo. Secondo il Rapporto annuale 2025 dell’Istat, l’Italia è il secondo Paese in Europa per perdite economiche dovute a eventi climatici estremi, con un totale di 134 miliardi di euro tra il 1980 e il 2023. Solo la Germania, con 180 miliardi, ha registrato danni maggiori, mentre la Francia segue con 130 miliardi.

Inoltre il documento evidenzia come il 2023 sia stato l’anno più caldo mai registrato a livello globale dal periodo pre-industriale, il secondo in Europa dopo il 2020 e in Italia dopo il 2022. Di fronte al cambiamento climatico il territorio italiano sta diventando sempre più fragile e vulnerabile, dimostrando la necessità di politiche più incisive per la mitigazione e l’adattamento. Mentre la produzione di energia rinnovabile è aumentata significativamente negli ultimi vent’anni, gli investimenti in infrastrutture resilienti e strumenti finanziari di protezione, come le polizze assicurative per i danni climatici, restano ancora insufficienti.

Energia rinnovabile e transizione ecologica

Dal rapporto emerge che dal 2005 al 2024, l’Italia ha triplicato la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, raggiungendo circa 130 TWh, un dato inferiore rispetto ai 380 TWh della Germania, ma superiore a quello di Spagna (160 TWh) e Francia (150 TWh).

Nel 2024, la quota di produzione netta di energia elettrica da fonti rinnovabili ha rappresentato il 49% del totale, rispetto al 16,1% del 1990 e al 40% del 2014. Tuttavia, la transizione ecologica italiana procede a un ritmo più lento rispetto ad altri Paesi europei, con investimenti ancora insufficienti per accelerare la decarbonizzazione2.

Aumentare la resilienza e le strategie di mitigazione

L’Istat sottolinea che il 35% dei comuni italiani è esposto ad almeno un rischio naturale significativo, e quasi il 18,2% del valore aggiunto nazionale proviene da territori vulnerabili agli eventi climatici.

Per ridurre l’impatto economico, il rapporto suggerisce di incentivare polizze assicurative per la copertura dei danni climatici, una pratica già diffusa in Francia e Germania, ma ancora poco adottata in Italia.

La crescente frequenza di eventi estremi impone una revisione delle politiche di adattamento climatico, con investimenti mirati in infrastrutture resilienti e una maggiore integrazione della sostenibilità nelle strategie economiche nazionali.

Crescita economica lenta in Italia, ma impatto ambientale in calo

Negli ultimi 15 anni, l’Italia ha visto una crescita economica modesta, con il PIL in aumento dell’1,4%, ma ha al contempo registrato una significativa riduzione delle pressioni ambientali. Il consumo di energia delle unità residenti è diminuito del 23,1%, le emissioni climalteranti si sono ridotte di oltre 32% e il consumo materiale interno è calato del 40%.

Questi dati mostrano una doppia realtà: da un lato, il progresso tecnologico e le politiche di sostenibilità hanno permesso un utilizzo più efficiente delle risorse e una minore impronta ecologica; dall’altro, la crescita economica contenuta riflette la fragilità di un sistema produttivo ancora in fase di transizione.

L’Italia si trova dunque a un bivio. Se da una parte i numeri evidenziano una minore pressione sull’ambiente, dall’altra emerge la necessità di un modello economico più resiliente, che unisca crescita e sostenibilità senza compromessi. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questi progressi ambientali in un’opportunità per rilanciare l’economia in chiave verde e competitiva, evitando che la riduzione dei consumi sia solo un effetto collaterale della stagnazione economica.