SBti net zero

Corporate Net-Zero Standard

SBTi semplifica lo standard net zero per le aziende, in consultazione la nuova bozza

La Science Based Targets initiative (SBTi) ha pubblicato la bozza aggiornata del Corporate Net-Zero Standard, il principale riferimento globale per la definizione e la validazione degli obiettivi di decarbonizzazione aziendale. Il nuovo documento introduce regole più semplici, flessibili e pragmatiche, pensate per rendere l’azione climatica più accessibile e attuabile. Tra le principali novità emergono percorsi differenziati per la riduzione delle emissioni dirette (Scope 1), criteri più chiari per l’energia acquistata (Scope 2), un approccio più realistico alle emissioni della catena del valore (Scope 3) e un sistema di riconoscimento delle azioni volontarie per la mitigazione delle emissioni residue.

La bozza, in consultazione pubblica fino all’8 dicembre, ridefinisce il concetto di net-zero come principio guida per la strategia aziendale, creando un legame diretto tra obiettivi di breve termine e visione di lungo periodo. Non bastano più dichiarazioni o target generici: le imprese dovranno presentare roadmap dettagliate e verificabili per dimostrare come intendono raggiungere la neutralità climatica, con piani di transizione chiari, trasparenti e coerenti con le evoluzioni normative e di mercato.

Sul fronte operativo, la SBTi introduce nuove traiettorie di decarbonizzazione per le emissioni dirette (Scope 1), riconoscendo che le aziende partono da punti di maturità diversi. Le opzioni spaziano da riduzioni lineari verso lo zero netto a piani di trasformazione graduale degli asset produttivi e di espansione delle attività a bassa intensità di carbonio.

Per le emissioni indirette da energia (Scope 2), il nuovo schema aggiunge flessibilità: restano obbligatori gli obiettivi a breve termine per tutte le aziende, mentre quelli di lungo periodo diventano facoltativi per le realtà più piccole. Sono inoltre introdotti criteri più precisi per l’uso dell’elettricità a basse emissioni, così da garantire un impatto reale nella riduzione delle emissioni complessive.

La vera svolta arriva però sullo Scope 3, da sempre il terreno più complesso per le aziende: la SBTi invita ora a concentrare gli sforzi sulle fonti di emissioni più rilevanti e controllabili, evitando di disperdere risorse su ambiti marginali. Le imprese potranno scegliere tra tre modalità di definizione dei target: per intensità emissiva, per allineamento alle traiettorie settoriali o per coinvolgimento dei partner della catena del valore. È un approccio più pragmatico e realistico, che riconosce la complessità delle filiere globali.

Tra le novità più significative, la bozza introduce anche un meccanismo di riconoscimento delle azioni volontarie per compensare o mitigare le emissioni residue. Pur mantenendo la priorità sulla decarbonizzazione diretta, la SBTi apre alla possibilità di valorizzare interventi aggiuntivi come parte di una strategia climatica completa.

Al centro di tutto resta la trasparenza: le imprese dovranno pubblicare e aggiornare periodicamente i propri piani di transizione, rendendo visibili i progressi e le eventuali deviazioni dal percorso stabilito. Una scelta che rafforza la credibilità interna ed esterna delle strategie climatiche, rispondendo alle crescenti aspettative di investitori, istituzioni e consumatori in materia di responsabilità e coerenza.

Il processo di consultazione, aperto a aziende, esperti, accademici e organizzazioni della società civile, riflette la volontà della SBTi di costruire uno standard realmente applicabile e inclusivo. Le versioni precedenti avevano infatti innescato discussioni sulla rigidità e sulla difficoltà di applicazione del modello; questa revisione mira a mantenere intatto il rigore scientifico, ma introducendo la flessibilità necessaria a evitare paralisi operative.

“Le aziende stanno guidando la decarbonizzazione globale e saranno fondamentali per raggiungere i nostri obiettivi climatici. Adottare misure basate sulla scienza riduce le emissioni e gestisce i rischi di transizione, mantenendo la competitività e offrendo opportunità di crescita in un mondo con vincoli di carbonio. Contribuendo alla nostra consultazione pubblica, gli stakeholder possono contribuire a plasmare il futuro dell’azione aziendale per il clima e garantire che lo Standard aiuti le aziende a trasformare l’ambizione in azione e l’azione in impatto”, ha dichiarato David Kennedy, CEO della SBTi. Un concetto ribadito anche da Alberto Carrillo Pineda, direttore tecnico della SBTi, secondo cui la revisione risponde alle esigenze emerse nella prima consultazione e intende facilitare l’azione concreta.

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