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Cambiamento climatico

Incendi in Europa, Francia e Spagna ancora in emergenza: cresce l’allerta anche per l’Italia

Da giorni Francia e Spagna combattono alcuni degli incendi boschivi più estesi degli ultimi anni. Migliaia di vigili del fuoco, mezzi aerei e squadre di emergenza sono impegnati nel tentativo di contenere roghi alimentati da settimane di siccità, alte temperature e venti favorevoli alla propagazione delle fiamme. Ma l’emergenza non riguarda soltanto i due Paesi: secondo le previsioni del sistema europeo Copernicus, nelle prossime settimane anche vaste aree dell’Italia centro-meridionale saranno esposte a un rischio elevato di incendi.

La situazione più critica resta quella della Francia sud-occidentale, dove il grande incendio nella Gironda ha già devastato oltre 40 mila ettari di territorio e costretto più di 220 mila persone a lasciare le proprie abitazioni. Dopo alcuni giorni di relativa stabilizzazione, le autorità temono che una nuova ondata di caldo, attesa a partire dal 28 luglio con temperature vicine ai 40 °C, possa favorire una nuova espansione del fronte del fuoco.

Anche la Spagna continua a fare i conti con una stagione eccezionalmente difficile. Secondo il governo, gli incendi hanno già interessato oltre 150 mila ettari dall’inizio dell’anno, una superficie circa sei volte superiore rispetto allo stesso periodo del 2025. Tra i roghi più gravi c’è quello nella provincia di Ávila, considerato uno dei più estesi registrati nella storia recente del Paese.

Il sostegno dell’Unione europea

Di fronte all’emergenza, l’Unione europea ha attivato il Meccanismo di protezione civile e la riserva rescEU, mettendo a disposizione mezzi aerei e personale specializzato. In Francia sono stati inviati sette aerei antincendio, quattro elicotteri e un ufficiale di collegamento della Commissione europea a supporto delle autorità nazionali. Per la Spagna sono stati mobilitati sei velivoli e tre squadre antincendio terrestri. Alle operazioni contribuiscono anche le mappe satellitari del programma Copernicus, utilizzate per monitorare in tempo reale l’evoluzione dei roghi.

Da Bruxelles, tuttavia, il messaggio resta prudente. La Commissione europea ha riconosciuto che gli incendi in Francia e Spagna restano estremamente complessi da gestire, soprattutto quando raggiungono aree urbanizzate e industriali, dove la priorità diventa la salvaguardia delle persone e delle infrastrutture.

Un rischio che si estende anche all’Italia

Le mappe del sistema europeo EFFIS (European Forest Fire Information System), basate sui dati di Copernicus, indicano un progressivo aumento del rischio di incendi anche in Italia. A partire dalla fine di luglio saranno particolarmente esposte diverse aree di Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sardegna e Sicilia, mentre nei primi giorni di agosto il livello di rischio potrebbe estendersi anche a Toscana, Lazio, Umbria, Marche, Abruzzo e Molise.

Più in generale, nei prossimi giorni le condizioni più critiche interesseranno gran parte della Penisola Iberica, la Grecia e alcune aree dell’Europa centrale, confermando come gli incendi non rappresentino più un fenomeno limitato ai tradizionali territori mediterranei.

Stagioni del fuoco sempre più lunghe e rischi per la salute

L’emergenza di queste settimane riporta al centro un fenomeno che gli operatori del settore osservano da tempo: la stagione degli incendi si sta progressivamente allungando. Secondo Avincis, uno dei principali operatori europei dei servizi aerei di emergenza, gli aeromobili antincendio sono ormai impiegati da marzo fino a ottobre, mentre in passato il periodo di massima attività era concentrato in tre o quattro mesi estivi.

L’allungamento delle stagioni del fuoco riduce inoltre la possibilità di spostare uomini e mezzi tra emisfero nord e sud, aggravando la carenza di velivoli, piloti specializzati e tecnici. Una pressione crescente che rischia di mettere in difficoltà il sistema europeo di risposta proprio mentre gli incendi diventano più frequenti, intensi e diffusi anche nelle regioni settentrionali del continente.

Secondo quanto dichiarato dal ceo di Avincis a Reuters, affrontare questo nuovo scenario richiederà non solo maggiori investimenti nei mezzi di spegnimento, ma anche strategie di prevenzione, gestione del territorio e adattamento ai cambiamenti climatici, affinché la risposta alle emergenze possa tenere il passo con una stagione degli incendi che, anno dopo anno, appare sempre meno eccezionale e sempre più strutturale.

Stando ai dati resi noti dall’OMS nei giorni scorsi, dal 2022 gli incendi sono cresciuti del 57% in EU e solo l’anno passato hanno preso fuoco circa 2,2 milioni di ettari. Al 22 luglio, sono 254.388 gli ettari già distrutti nel 2026, un dato che preoccupa l’OMS per la salute delle persone. L’esposizione al fumo prodotto dagli incendi (che contiene inquinanti nocivi, tra cui particolato fine (PM2.5), biossido di azoto (NO₂), ozono, idrocarburi aromatici e metalli pesanti come il piombo) può aggravare le patologie cardiovascolari e respiratorie e avere ripercussioni anche sulla salute mentale, con effetti particolarmente rilevanti per anziani, bambini, donne in gravidanza e persone affette da malattie croniche.

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