L’intelligenza artificiale (AI) sta trasformando il mondo, ma il suo impatto ambientale rimane poco trasparente. Ogni query, generazione di immagini o conversazione con un chatbot contribuisce al consumo energetico globale, con le emissioni dei data center che rappresentano già circa il 3% delle emissioni mondiali, una quota simile a quella dell’industria aeronautica.
Non tutti i modelli AI, però, secondo quanto evidenzia un approfondimento sul Financial Times, consumano la stessa quantità di energia. Modelli più leggeri, come TinyBERT di Intel e DistilBERT di Hugging Face, utilizzano solo 0,06 wattora per 1.000 query, l’equivalente di accendere una lampadina LED per 20 secondi. Al contrario, i grandi modelli linguistici (LLM), come GPT-4 di OpenAI, Claude di Anthropic e Llama di Meta, consumano migliaia di volte più energia per la stessa operazione, paragonabile all’accensione dei riflettori di uno stadio per cercare le chiavi.
La difficoltà nel misurare il consumo energetico di ogni modello AI è aggravata dalla mancanza di trasparenza delle aziende. Sistemi closed-source, come Gemini di Google e Claude di Anthropic, non rendono pubblici i loro dati, alimentando speculazioni sulle risorse necessarie per ogni query AI.
Per affrontare questa opacità, il progetto AI Energy Score, sviluppato da Salesforce, Hugging Face, Cohere e Carnegie Mellon University, mira a creare un sistema di valutazione standardizzato. Analizzando 10 attività comuni, come la generazione di testo o la trascrizione audio, il progetto assegna punteggi da una a cinque stelle in base all’efficienza energetica dei modelli. La differenza tra il modello più efficiente e quello meno efficiente è di 62.000 volte.
Nonostante la crescente consapevolezza, nessuna grande azienda tecnologica ha ancora adottato questa metodologia per testare i propri modelli. Intanto, il settore tech sta investendo in fonti di energia più pulite, con Microsoft che punta sulla centrale nucleare Three Mile Island e Alphabet che esplora reattori modulari.
Secondo il Financial Times, la mancanza di trasparenza sul consumo energetico dell’AI mette a rischio gli impegni climatici delle aziende tecnologiche. Se le aziende non inizieranno a divulgare questi dati, potrebbe essere necessario un intervento legislativo per rendere obbligatorie tali informazioni.
L’AI è una delle innovazioni più rivoluzionarie del nostro tempo, ma il suo impatto ambientale deve essere reso chiaro a utenti e decisori politici. In un’epoca di crisi climatica, garantire maggiore trasparenza sull’energia consumata dall’AI è essenziale, sottolinea l’opinionista del FT Sasha Luccioni.
